36: Marte, Venere e Vulcano

Titolo dell’opera: Venere e Marte sorpresi da Vulcano

Autore: Francesco Mazzola, detto Parmigianino

Datazione: 1535 ca.

Collocazione: Parma, Galleria Nazionale

Committenza:

Tipologia: disegno

Tecnica: penna e inchiostro marrone scuro (20 x 19,2 cm)

Soggetto principale: Marte e Venere intrappolati nella rete di Vulcano

Soggetto secondario:

Personaggi: Marte, Venere, Vulcano

Attributi: rete (Vulcano)

Contesto: scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Fagiolo Dell’Arco M., Il Parmigianino. Un saggio sull’ermetismo del Cinquecento, Bulzoni, Roma 1970; Popham A.E., Catalogue of the drawings of Parmigianino, The Piermont Morgan Library, Yale University, New Haven – London 1971; Arasse D., Le sujet dans le tableau: l’essais d’iconographie analytique, Flammarion, Paris 1997

Annotazioni redazionali: Il disegno, che rappresenta il momento in cui Venere e Marte sono sorpresi da Vulcano, costituisce un’interpretazione molto personale, attuata dal Parmigianino su questo argomento. Fin dalla prima osservazione il soggetto sembra pienamente identificabile con il mito di Marte, Venere e Vulcano. Sulla destra, infatti, i corpi nudi di un uomo e di una donna, che si alzano bruscamente dal letto, rimandano all’episodio, di tradizione omerica, in cui Venere e Marte, sono imprigionati da Vulcano, che li aveva sorpresi nudi e abbracciati, come precisato da Ovidio (Vulfc14, v. 580), Luciano (Vulfc25) e Nonno di Panopoli (Vulfc32, V, 579-585). Essi si muovono con movimenti improvvisi e contorti, come se fossero turbati da qualche evenienza imprevista e inattesa, impediti e trattenuti nei loro movimenti da un telo che li avviluppa (Omero, Vulfc01, vv. 296-297, Vulfc14, v. 185; Marziale, Vulfc23; Luciano, Vulfc25; Quinto di Smirne, Vulfc30; Boccaccio, Vulfm16, XII, cap. LXX).

Sulla sinistra un uomo, anch’egli nudo, li guarda, con tono di meditazione. I personaggi sono privi dei consueti attributi iconografici che, di solito, rendono facilmente interpretabile la raffigurazione, come per esempio, le armi di Marte, gli attrezzi della fucina di Vulcano, i gioielli o la colomba per Venere. Anche il tessuto che trattiene i due amanti non appare come una rete, e dal disegno mancano gli dei dell’Olimpo, che per lo più constatano divertiti l’adulterio, come narrato nelle fonti letterarie a partire da Omero. Si può anzi osservare che la figura di Vulcano ha un aspetto del tutto particolare e non riscontrabile in altre immagini, soprattutto nei capelli lunghi, mossi da quello stesso vento, che sembra avvolgere anche i due amanti. Inoltre, con la mano sinistra ferma la barba, come per esprimere un gesto di sorpresa, davanti a ciò che sta succedendo. Molti critici hanno cercato, quindi, di intendere questo episodio, analizzandone le caratteristiche peculiari. Da parte di Fagiolo dell’Arco (1970, pp. 57-58) si è voluta dare un’interpretazione alchemica, vedendo, nei due amanti, la coniuctio del re e della regina, mentre Vulcano, simbolo del fuoco, rappresenterebbe la figura dell’alchimista, il cui gesto sulla barba sarebbe da interpretare come quello di chi è sorpreso davanti al buon esito di questa coniuctio. Secondo Arasse (1997, pp. 186-187), però, tale interpretazione non si basa su solidi elementi. Senza alcun dubbio, l’iconografia presentata dal Parmigianino si discosta molto da quella del XVI secolo, dimostrando il desiderio e la capacità del pittore di variare nel presentare i soggetti proposti. Attraverso due incisioni relative alla scuola di Fontainebleau, si possono fare osservazioni interessanti relative alle trasformazioni e alle influenze reciproche degli artisti di questo periodo. Nell’affresco di Primaticcio, realizzato nel 1545, nella camera di Alessandro, di cui rimane un’incisione di Maitre L.D., si raffigurava Apelle, che dipingeva Alessandro e Campaspe, sua amante. In questo caso i due amanti si alzano bruscamente dal letto, perché un pittore li sta ritraendo, mentre nel caso del disegno di Parmigianino, a guardare i due amanti è Vulcano, marito di lei. Secondo Arasse, la raffigurazione potrebbe suggerire interpretazioni diverse, soprattutto indicherebbe la possibilità che Parmigianino abbia voluto focalizzare, non il momento in cui Vulcano coglie nella rete la coppia, ma quello in cui egli ha la prima ideazione della trappola ed intravede l’effetto desiderato, con quel gusto dell’introspezione e dell’introversione sempre presente in lui. La mano che trattiene la barba è un gesto iconografico che esprime sorpresa. Nel contesto della teoria manierista dell’ispirazione, potrebbe esprimere il momento in cui l’artista ha la prima concezione del progetto, che nasce nella sua mente: quello che guarda è, in realtà, colui che si guarda dentro, per poi realizzare l’opera.

Giulia Masone