26: Marte, Venere e Vulcano

Titolo dell’opera: Marte, Venere e Amore

Autore: Marcantonio Raimondi

Datazione: 1508

Collocazione: Middletown, Wesleyan University, Davis Art Center

Committenza:

Tipologia: incisione

Tecnica: bulino (30 x 21,3 cm)

Soggetto principale: amori di Marte e Venere

Soggetto secondario:

Personaggi: Marte, Venere, Amore

Attributi: faretra, corazza, ascia, scudo (Marte); torcia (Amore)

Contesto: scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://instruct1.cit.cornell.edu/courses/arth110-fall98/Venus.gif

Bibliografia: Passavant J. D., Le peintre-graveur, contenant l'histoire de la gravure sur bois, sur métal et au burin jusque vers la fin du XVI, Weigel, Leipzig 1864, vol. VI; Petrucci A., “Disegni e stampe di Marcantonio” in “Bollettino d’arte”, XXX, 1937, p. 392-406; Zerner H. A propos de faux Marcantoine. Notes sur les Amateurs d’estampes à la Renaissance, in “Bibliothèque d’humanisme et de la renaissance”, XXII, 1961, pp. 477-481; Dunand L. – Lemarchand P., Les compositions de Jules Romain intitulées Les amours des dieux, gravées par Marc-Anotoine Raimondi, Lemarchand, Lausanne 1977, vol. I; Shoemaker Innis H. – Broun E., The engravings of Marcantonio Raimondi, Allen, Kansas 1981

Annotazioni redazionali: Per questa xilografia, datata 16 dicembre 1508, i critici si sono interrogati sulla provenienza del disegno, raggiungendo per lo più pareri non sempre concordi. Tradizionalmente si pensava che si basasse su un disegno di Andrea Mantegna. Kristeller, invece, vedeva questa incisione come una composizione originata da varie fonti. In particolare la figura di Marte, secondo la sua opinione, sarebbe basata su un disegno perso di Michelangelo, o uno studio per il marmo di David o per la battaglia di Cascina. Più recentemente tuttavia Sheard (1978, n. 56) ha proposto che Marte si poteva ricollegare ad un disegno che lo stesso Marcantonio fece direttamente dal Torso Belvedere, ipotesi molto probabile e verosimile. Per quanto riguarda la realizzazione dell’opera, Delabord registra tre stati dell’incisione, con variazioni però così leggere, fra il secondo e il terzo, che potrebbero essere stati solo due. L’immagine rappresenta al centro Venere, che sembra allontanarsi da Marte, con un volto piuttosto malinconico e un po’ turbato, come se si sentisse colpevole, con un’iconografia non molto consueta, già presente, però, in parte, in epoca romana in un affresco di Pompei (Cfr. scheda opera 12). La dea è nuda, con il busto lievemente girato verso destra, e i capelli acconciati in una treccia che le scende sulle spalle. A sinistra Marte sembra trattenerla, premendo la mano sulla sua spalla, quasi a volerla richiamare. Il dio è anch’egli nudo, seduto sulla base di un albero, con il busto ritorto e girato verso l’amante. L’altro braccio è piegato sul ginocchio e ha la mano alzata, con tre dita aperte e tese nel consueto atteggiamento di chi sta parlando (Cfr. scheda opera 13, scheda opera 14 e scheda opera 15). Ai suoi piedi giacciono, poste a terra, le armi di cui il dio si è disfatto nel suo incontro con l’amante: la faretra, la corazza, l’ascia e lo scudo con l’effige della Medusa, raffinate opere di Vulcano.Le armi sono belle e lavorate, lo scudo intarsiato e, come detto da Boccaccio, che riferisce le parole di Stazio, ciò significa che “sono destinate a portare e compiere battaglia” (Vulfm16, IX, cap. III), ma qui sono deposte e inutilizzate.Dall’altro lato Venere è respinta indietro, verso il centro della scena, da Amore, che cerca di fermarla, ponendole fra le mani latorcia fiammeggiante dell’imeneo. Il volto del piccolo dio è teso, serio e volitivo. il suo impegno nel trattenere la madre è ancora più evidente dalla posizione slanciata in avanti, con la gamba posteriore alzata, le ali aperte e la clamide svolazzante. La scena è inserita in un ambiente aperto,secondo un’iconografia frequente nel Rinascimento, che deriva dall’opera di Reposiano, che non inserisce questo amore adultero nel letto coniugale, ma in un bosco caro a Marte (Vulfc29). Sullo sfondo si vedono alcune colline, digradanti verso la pianura, nella quale, sulla destra, è posta una città con mura, caseggiati e torri. Sull’armatura di Marte c’è una piccola scritta FZ che non è stata mai soddisfacentemente spiegata. Passavant (1864) riteneva che questa fosse un marchio e che quindi Marcantonio stesso riconoscesse l’origine del disegno per l’ornamentazione in un orefice.

Giulia Masone