01: Ino

Titolo dell'opera: Ino/matrigna

Autore: anonimo.

Datazione: V sec. a.C.

Collocazione: Napoli, Museo Archeologico Nazionale (proveniente da Nola)

Committenza:

Tipologia: vaso

Tecnica: anfora a figure rosse

Soggetto principale: Ino, nei panni della matrigna cattiva, insegue il figliastro con l’intento di ucciderlo, ma Frisso viene portato via dall’ariete dal vello d’oro

Soggetto secondario:

Personaggi: Ino, Frisso

Attributi: chitone, doppia ascia (Ino); ariete dal vello d’oro (Frisso)

Contesto: esterno

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Pearson A.C., The Fragments of Sophocles, Cambridge University Press, Cambridge 1917, vol. 1, pp. 322-325; Nercessian A., ad vocem Ino, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Artemis Verlag, Zurigo Monaco 1990, tomo V, 1, pp. 657-661, tomo V, 2, fig. 13, p. 441

Annotazioni redazionali: nella suddetta versione iconografica il pittore sembra essersi ispirato ad una delle due tragedie sofoclee dal titolo Athamas,oggi andate perdute, ma delle quali si conservano alcuni frammenti. In esse si narravano le insidie tramate dalla seconda moglie di Atamante Ino, contro Elle e Frisso, figli della prima moglie Nefele. Ino gelosa dei figliastri, dopo aver causato una carestia nel paese (brucia i semi di grano destinati alla semina, compromettendo il raccolto dell’anno successivo), corrompe il messaggero inviato ad ascoltare l’oracolo di Delfi da Atamante, persuadendolo a dire che solo il sacrificio di Frisso avrebbe fatto cessare il maleficio imbattutosi sul regno. Nefele però, salva i suoi due figli mandando loro un ariete d’oro che li porta via (Sofocle, Athamas, Inofc06; Apollodoro, Biblioteca, I, 9, 1, Inofc14). Questa inoltre, è la sola immagine in cui Ino, da implacabile matrigna cattiva, è ritratta nell’intento di inseguire Frisso con l’ascia bipenne, un’ arma nota ad altri eroi della tragedia. L’ascia infatti non era un’arma femminile, ma l’utensile domestico per eccellenza adoperato anche come prima arma di fortuna, impugnata da alcuni personaggi furiosi o in preda all’ebbrezza (ricorda per questo personaggi tragici come la Clitennestra di Sofocle (El. v. 195 e sgg). Dal punto di vista pittorico, la concitazione dei gesti e il tentativo, per altro poco riuscito, di dare profondità alla composizione (per la figura di Frisso posto di tre quarti), non sopperiscono nella scena, alla totale  inespressione nei volti. 

Claudia Terribili