16: Narciso

Titolo dell'opera: Narciso.

Autore: Giovanni Antonio Boltraffio (Milano, 1467-1516).

Datazione: primi anni del XVI sec.

Collocazione: Londra, National Gallery, inv. 2673.

Committenza:

Tipologia: dipinto.

Tecnica: olio su tavola, cm 23X26,6; il supporto è costituito da un’unica tavola, probabilmente di pioppo, percorsa da tre fenditure verticali, cui erano stati aggiunti su tutti i lati dei listelli di legno. Il dipinto è stato sottoposto a un intervento di restauro nel 1982 nel corso del quale sono stati rimossi i listelli aggiunti e una tavola di rinforzo in precedenza applicata sul retro.

Soggetto principale: Narciso.

Soggetto secondario:

Personaggi: Narciso.

Attributi: corona di fiori, si specchia (Narciso).

Contesto:

Precedenti: Giovanni Antonio Boltraffio, Narciso, Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890: n. 2184.

Derivazioni:

Immagini: Fiorio M. T., Giovanni Antonio Boltraffio, un pittore milanese nel lume di Leonardo, Jandi Sapi Editori, Roma 2000, pag. 166, C4.

Bibliografia: Fiorio M. T., Giovanni Antonio Boltraffio, un pittore milanese nel lume di Leonardo, Jandi Sapi Editori, Roma 2000, pag. 166, C4.

Annotazioni redazionali: Numerose sono le notizie, soprattutto a partire dai primi anni del ‘800, riguardanti la storia del dipinto. Una delle prime apparizioni fu nel 1804 in una vendita londinese, indicato come Storia di Narciso attribuita a Raffaello e proveniente dalla Galleria Borghese. Il 14 Aprile 1810 è segnalato alla vendita Walsh Porter, riconosciuto come Bellini proveniente dalla Collezione Aldobrandini. Nel 1870 era già di proprietà di Lady Tauton (che ne autorizzò l’esposizione presso la Royal Academy di Londra) per poi passare verso il 1895 al genero della nobildonna, Sir Arthur Ellis, che lo fece esporre alla mostra del 1898 al Burlington Fine Arts Club. E’ solo nel 1910 che il quadro giunse alla National Gallery, dopo essere stato di proprietà di George Saltino. Come nel caso del esemplare fiorentino (vedi scheda opera prec.), anche per quello londinese, controverse sono state le ipotesi attributive. Nel 1898, alla mostra del Burlington figurava come autografo del Boltraffio, opinione questa condivisa non solo dai curatori della mostra, ma anche da gran parte di coloro che ebbero modo di recensirla è cioè Frizioni, Venturi, Von Seidliz. Di parere contrario fu invece il Suida, seguito da Moller, de Hevesy (1936, pag 329), Davies, Brachert, Cogliati Arano, che si pronunciarono a favore di un’ attribuzione allo Pseudo Boltraffio, ad eccezione di Cogliati Arano (1969, pag. 361) che invece lo riteneva un’ opera di bottega. L’attribuzione a Boltraffio per la tavola londinese, trovò conferme anche nello studio del Ballarin (1979, pag 242) che propose un accostamento stilistico con il Giovane con la mano riflessa nell’armatura di Giorgione conservato ad Edimburgo. Il recente studio della Fiorio (2000, pag 166), avvalendosi in maniera puntuale di tutta la storiografia precedente, ribadisce l’attribuzione a Boltraffio sulla scorta anche di un’accurata indagine stilistica " […] in effetti la piccola tavola di Londra rientra perfettamente nello spirito delle invenzioni del Boltraffio: non solo per l’aristocratica ricercatezza dl tema e per il taglio compositivo prediletto della "mezza figura", ma anche per l’eleganza della soluzione che suggerisce il mito attraverso il dettaglio appena accennato dello specchio d’acqua in cui Narciso si riflette. Qualche perplessità nasce piuttosto dalla qualità della pittura, che tuttavia trova rispondenza nella materia smaltata di opere come la Santa Barbara di Berlino, dove la figura campeggia in primo piano, offerta a una luce diretta che ne schiarisce i volumi. […]. Il soggetto, che vede protagonista un giovane di effeminata bellezza, suggerisce il ricorso a una tipologia ben nota in ambiente vinciano, più volte replicata in disegni autografi e di scuola; e anche l’ambientazione con il fondale roccioso oltre il quale si apre la luminosità del corso d’acqua, trova nell’ esperienza leonardesca gli spunti più consoni alla rappresentazione del mito".

Anna Gentili