73: Giove, Semele e la nascita di Bacco

Titolo dell’opera: Giove e Semele

Autore: Godfried Schalcken (1643-1706)

Datazione:  post. 1660

Collocazione: Pommersfelden, Gemäldegalerie

Committenza:

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tela (147x112 cm)

Soggetto principale: Giove fulmina Semele

Soggetto secondario: Giunone spia la scena nascosta dietro una tenda; venti personificati soffiano.

Personaggi: Giove, Semele, Giunone

Attributi: saetta, venti (Giove); corona (Giunone)

Contesto: ambiente interno

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Blankert A., Ferdinand Bol,Rembrandt’s pupil, Davaco, Doornspijc 1982, p. 100 n. 78.

Annotazioni redazionali: figlio di un ministro, Godfried Schalcken fece I primi studi con due allievi di Rembrandt van Rijn' e l’influenza di questa formazione è visibile nei primi lavori su piccola scala caratterizzati da particolari effetti luministici. In seguito studio presso Gerrit Dou of Leiden, e dopo tre anni in questa città ritornò nella sua città d’origine Dordrecht (1665). Cominciò a dipingere quadri di argomento storico più che ritratti e divenne in breve tempo uno dei pittori più popolari della sua città. Tra il 1680 and 1690, Schalcken guadagnò un’incredibile fama per la sua grande capacità di dipingere luci artificiali e nel 1691 fu ammesso alla società dei pittori dell’Aia. Dal 1692 al 1697 lavorò a Londra come pittore di ritratti e tornato in Olanda si stabilì definitivamente all’Aja dove morì. Il dipinto in esame presenta, oltre che una notevole capacità di rendere gli effetti luministici, anche un’evidente attenzione alle fonti rinascimentali del mito di Giove e Semele. Nell’Ovidio Metamorphoseos vulgare di Giovanni de’ Bonsignori (Semfm13) si legge che Giove, sceso da Semele per mantenere la promessa, prese anche i venti e i tuoni e infatti in alto a sinistra, subito alle spalle di Giove, si intravede una testa che gonfiate le guancia, soffia, così un’altra alle spalle di Giunone, nel lato destro del dipinto, mentre nell’angolo all’estrema destra se ne vede una che fa una smorfia di terrore. Oltre ai venti che lo seguono, Giove s’introduce nella stanza di Semele fino al letto dell’amante tenendo in mano un’unica saetta sfavillante (il fulmine più leggero ovidiano?), scostate le tende si appresta a colpirla mentre la fanciulla terrorizzata fa per respingerlo. La posizione delle mani è la stessa della Semele di Ferdinand Bol nel dipinto omonimo (Cfr. scheda opera 72) e non lascia nessun dubbio riguardo l’identificazione della principessa tebana. Dietro le tende, scostata, a fare il gesto del silenzio, compare Giunone. Non c’è alcun precedente per questa rappresentazione evocativa della letale complicità della sovrana dell’Olimpo con Semele. Essa ha già ripreso il suo aspetto di dea (sulla tesa spunta, infatti, una corona) dopo aver ingannato la fanciulla facendole credere di essere la sua nutrice, Beroe di Epidauro, ma da dietro la tenda Semele non può vederla e il gesto potrebbe significare l’inganno avvenuto. Bonsignori (Semfm13) dice che Giunone nelle sembianza di Beroe, convinse Semele a far prima giurare l’amante divino, e dopo, a rivelare la promessa. Tale suggerimento ingannevole obbligherà il dio a rivelarsi a lei in tutta la sua potenza, potenza insostenibile per qualsiasi essere umano. Tutte queste accortezze del pittore dimostrano non solo la conoscenza di qualche precedente pittorico, ma persino una profonda capacità di elaborazione delle fonti in relazione al significativo gesto di Giunone e la presenza dei venti. Tali venti sono presenti in un disegno di Giulio Romano (Cfr. scheda opera 43) e, casualmente (?) in un dipinto dello stesso autore al Getty Museum in Florida, è conservata l’unica altra raffigurazione, oltre a questa, di Giunone nel momento in cui il fulmine si abbatte su Semele. Anche in quel caso la dea è in cielo, tra le nubi mosse da Giove, e si scambia uno sguardo col marito. Esiste solo un unico accenno alla figura di Giunone dopo l’inganno di Semele ed è quella di Niccolò degli Agostini che racconta che Giove avesse affidato a lei il piccolo Bacco dopo la nascita (Semfr03). Se questa spiegazione è plausibile per il dipinto di Giulio Romano, non lo è per quello di Schanckel visto che il bambino non compare e che Giunone è spettatrice nascosta dell’evento, in dialogo con lo spettatore, come a chiederne la complicità nel momento del successo del suo piano. Il dipinto è realizzato in pendant con Pan e Siringa, entrambi conservati a Pommersfelden. 

Francesca Pagliaro