58: Giove, Semele e la nascita di Bacco

Titolo dell'opera: Giove e Semele

Autore: Ottavio Semino (Genova, 1530 circa - Milano, 1604)

Datazione: 1550 ca.

Collocazione: Parigi, Museo del Louvre

Committenza:

Tipologia: disegno

Tecnica: inchiostro marrone, matita brun, tracce di gessetto nero, su carta beige. (20 X 15 cm.)

Soggetto principale: Giove bacia Semele

Soggetto secondario:

Personaggi: Giove, Semele, Amorino

Attributi: aquila, fuoco e nubi (Giove)

Contesto: ambiente interno (?)

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:http://arts-graphiques.louvre.fr/fo/visite?srv=mfc&paramAction=actionGetOeuvre&idFicheOeuvre=100991

Bibliografia: Soprani.R.-Ratti C.G., Vite de pittori, scultori ed architetti genovesi, Tomo I, Genova 1768, pp. 66-67; Parma E., Alcuni temi della decorazione ad affresco: Storia–Mitologia–Genealogia, in La pittura in Liguria. Il Cinquecento, a cura di Parma E., Genova 1999; Bora G., 1998, pp. 37-56; Bora G., Nota su Ottavio Semino e la sua produzione disegnatiai a Milano, in Grassi P.L., Disegno e Disegni, Galleria Editrice, Rimini 1998, pp. 169- 179; Costamagna P.- Harb F. - Prosperi.S.- Rodino V., Disegno, giudizio e bella maniera: studi sul disegno italiano in onore di Catherine Monbeig Goguel, Silvana, Cinisello Balsamo 2005.

Annotazioni redazionali: Figlio di Antonio Semino si formò a Genova studiando sui primi esempi del manierismo locale in particolare quello di Perin del Vaga a Palazzo Doria. Negli anni sessanta del Cinquecento si recò a Milano per affrescare il salone di Palazzo Marino con il Concilio degli Dei, distrutto nella II guerra mondiale e in quella città si legò a Giovan Paolo Lomazzo ed aderì all’Accademia dei Facchini della Val di Blenio. Nel 1567 decorò il refettorio e la controfacciata della Certosa di Pavia e dopo un lungo soggiorno a Genova (dove lavorò a vari cicli di affreschi, tra cui a Palazzo Spinola e Palazzo Lomellino) nel 1571 rientrò a Milano per affrescare una cappella della chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, la cappella Brasca a Sant'Angelo, una cappella a Santa Maria delle Grazie e una a San Marco. L’attribuzione originaria del disegno lo voleva ascrivibile alla scuola di Giulio Romano ma la forte vicinanza dell’opera con l’incisione di Caraglio con Giove e Semele (Cfr. scheda opera 44) lo vuole maggiormente nella sfera genovese sempre di matrice romana visto che alla serie contribuì proprio Perin del Vaga con i suoi disegni. Appartenne a Everhard Jabach ed entrò nel Cabinet du Roi nel 1671 come tutti gli altri disegni a lui appartenuti (Cfr. scheda opera 56). Fu riassegnato a Semino da Monbeig Goguel. La composizione, come già accennato, è molto simile a quella di Caraglio per le gambe intrecciate degli amanti, la luce e le nuvole tutte intorno, la presenza dell’amorino nella stessa posizione delle mani che, come spesso nel momento dell’incenerimento, è voltato per non vedere la scena. L’unica altra volta in cui i due amanti si scambiano un bacio è nella miniatura conservata in un manoscritto di una traduzione francese delle Metamorfosi di Ovidio della British Library di Londra (Cfr. scheda opera 37). In ogni caso questo velo di erotismo è imputabile al debito che il disegno ha verso le recenti incisioni dei Modi di Marcantonio Raimondi e dei citati Amori di Giove di Caraglio (Cfr. scheda opera 44).

Francesca Pagliaro