47: Giove, Semele e la nascita di Bacco

Titolo dell'opera: La nascita di Bacco

Autore: Giulio Pippi detto il Romano

Datazione: 1530 ca.

Collocazione: Malibu, J.P.Getty Museum

Committenza: Federico Gonzaga

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tela (126,5 x 86,5 cm)

Soggetto principale: nascita di Bacco da Semele

Soggetto secondario: le nutrici prendono Bacco, Giove torna all’Olimpo, Giunone osserva la scena

Personaggi: Semele, Bacco bambino, Giove, Giunone, ninfe, Ino?

Attributi: fiamma (Semele); fulmini (Giove); vaso con l’acqua (ninfa in basso a destra)

Contesto: scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://www.getty.edu/art/gettyguide/artObjectDetails?artobj=556

Bibliografia: Hartt F., Giulio Romano, Yale University, New Haven – London 1958, vol. I, pp. 168, 178, 305; Fredericksen Catalogue of paintings in the J.P. Getty Museum, Malibu 1972, n. 32; Shearman K., The early italian pictures in the collections of her majesty the queen Cambridge, London 1983, pp. 126-131; Massari S., Giulio Romano. Pinxit et delineavit, Palombi, Roma 1993, p. 322; Davidson Reid J., The Oxford guide to classical mythology in the arts, 1300-1990s, Oxford-New York 1993, p. 988; Talvacchia B. Narrations through gesture in Giulio Romano’s sala di Troia, in “Renaissance and Reformation”, I , 1986, pp. 48-85; Emiliani A.-Morselli R., Gonzaga: La celeste galleria. Il museo dei duchi di Mantova, Skira, Milano 2002, p. 30

Annotazioni redazionali: nella raccolta di saggi dedicata a Giulio Romano del 1989 si legge che il quadro in esame era registrato nell’inventario Gonzaga del 1627 come favola di Semele e forse faceva parte di un insieme legato agli Amori di Giove come affermato da Fredericksen (1972). Evidentemente è stata fatta confusione tra il dipinto di cui è rimasto solamente il disegno (Cfr. scheda opera 43) e questo in cui Shearman (1983) dice di vedere la mano di uno dei suoi più valenti collaboratori per l’esecuzione basata su un disegno di Giulo: Rinaldo Mantovano. Shearman inoltre allarga il numero dei dipinti eseguiti per il duca, e forse anche questo potrebbe rientrare nella serie o corrispondere addirittura con la voce dell’inventario. Il titolo "La Nascita di Bacco" è spiegabile con l’episodio nella parte inferiore della tavola che vede il bambino sollevato da due delle ninfe del monte Nisa, incaricate da Mercurio o da Giove (Ovidio) di allevare l'infante. Così Anguillara: “Giove da se spiccolla, e ne diè cura/Ad Ino, una sua Zia, che cura n'hebbe,/La qual, se ben di Giuno havea paura,/Non mancò al nipotin di quel, che debbe/a le Ninfe Niseide il diè di notte/ Ch'ascoso il nutrir poi ne le lor grotte (..)” (Semfr07) Ė molto strano che subito dopo la morte di Semele vengano raffigurate le ninfe di Nysa, identificabili probabilmente con quelle a destra, poiché non è contemplato il momento del transito del bambino dal ventre di Semele al ventre (se si segue Agostini o, ancora prima, Boccaccio) di Giove, come se l’artista avesse voluto sintetizzare il racconto omettendo il momento del passaggio, tra i meno credibili e più terrificanti della storia. La tendenza sintetica sembra confermata anche dalla presenza di altre due donne vestite di tutto punto, una che tiene Semele alle spalle e un’altra che passa il bambino alle ninfe. Questa potrebbe essere Ino: sarebbe così leggibile il passaggio di Bacco da Ino alle Ninfe raccontato da Anguillara. Semele è distesa, una piccola fiamma all’altezza del ventre la sta iniziando a consumare, la posizione richiama quella della coppa della casa di Menandro (Cfr. scheda opera 19). Giunone tra la coltre di nubi si volta verso Giove, e anch’egli la guarda, come a coglierne la responsabilità. Dice Aguillara: “(..) e così Giove contentò Giunone / Che colei non potè l'aspetto vero / Soffrir di lui quando in tal forma apparse (..)” e ancora avanti, dopo che la morte della fanciulla è avvenuta e Giove ha già partorito e dato in affidamento il bambino: Stassi Giove turbato per la morte,/ Ch'ogni sua gioia, ogni suo ben gli ha tolto, e 'l punge, e rode quel pensier di sorte,/ Che qual sia dentro il cor fuor mostra il volto,/ Di questo s'affligea la sua consorte (Giunone)/ Che scorgea il suo desio lascivo, e stolto,/ E questo tal travaglio, e duol l'apporta,/ C' ha gelosia di lei, se bene è morta. Ne può tenersi d' ira, e rabbia accesa” (Semfr07). Sembra proprio che Giulio Romano abbia voluto cogliere questa tensione tra Giunone e Giove, che, nonostante Semele sia morta, non si placa. Luciano nei Dialoghi degli dei fa parlare il dio con Era e gli fa dire: “Ma tu, Era, mi sembra che abbia in mente Semele e che soffra ancora di gelosia, se disprezzi i più bei meriti di Dioniso(Semfc32) e ancora nelle Baccanti Giove inventa un idolo da dare alla moglie al posto di Dioniso per evitare che lei lo precipiti dall’Olimpo (Cfr. scheda opera 04). Nel dipinto del Pippi il dio guarda la moglie, che è ancora crucciata e le nuvole che si affollano sulla scena, per altro causate dall’uno e dall’altro, sta risalendo con l’unica folgore tra le mani, dopo aver colpito l’amante. Un’altra possibilità è indicata dal confronto con Niccolò degli Agostini che dice che Giove “Partorito il figliuol che Bacco detto / Per nome fu, lo diede a dea Giunone / Chel no drigo fin che fu fanciulletto / Da poi diede a le nimphae il bel garzone /C’habitar soglion lacque a lor diletto / quello alevor con molta afettione /E fatto questo quasi in un infante / Nel cielo ritorno tonante” (Semfr03). Nonostante questa tradizione non trovi alcun precedente storico, l’inserimento della figura di Giunone potrebbe dipendere da questo suo ruolo di allevatrice.

Francesca Pagliaro