37: Giove, Semele e la nascita di Bacco

Titolo dell'opera: Giove e Semele

Autore: anonimo

Datazione: 1494.

Collocazione: Londra, British Library, manoscritto di una traduzione francese delle Metamorfosi di Ovidio, IC.41148, XXVIII

Committenza:

Tipologia: illustrazione

Tecnica: miniatura

Soggetto principale: Giove bacia Semele

Soggetto secondario:

Personaggi: Semele, Giove

Attributi: corona (Giove)

Contesto: ambiente interno

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://www.imagesonline.bl.uk/results.asp?lstorients=All+Orientations&lstformats=&wwwflag=&changewwwflag=1&changetncaptions=1&tncaptions=&addposition=&disablepopup=yes&txtkeys1=semele&collections=&pixperpage=24&searchprev=&goBtn.x=6&goBtn.y=9

Bibliografia: Van Moé E.A., Les manuscrits a peintures a la Bibliothèque Nazionale, in “Archives et Bibliothèques”, 3, 1937-1938, pp. 161-169 ; Cieri Via C., L’antico fra mito e allegoria. Il tema dell’amore nella cultura delle immagini fra ‘400 e ‘500, il Bagatto, Roma 1986.

Annotazioni redazionali: la rappresentazione di questa scena non trova né troverà alcun precedente. La scelta di raffigurare l’incontro amoroso trai due amanti, forse quello del concepimento di Bacco di cui si parla nella fonte ma a cui non si fa riferimento nelle immagini, è assolutamente insolita, ma forse spiegabile con quel gusto cortese delle immagini amoroso, preferite a quelle di morte o di guerra. Non conoscendo la committenza del manoscritto, né dunque la destinazione, possiamo limitarci a notare la classica riduzione dei personaggi mitologici a uomini e donne vestiti già alla maniera quattrocentesca francese, in ambiente di corte, in questo caso la reggia di Cadmo e in particolare la camera di Semele. Come sappiamo il castello da espugnare, il castello d’amore è un topos emblematico per lo spirito cavalleresco del Quattrocento Francese, e, nella miniatura, le finestre chiuse da reti sembrano alludere significativamente a una “prigione” più che alla stanza della principessa. Niente fuorché la corona può identificare il sovrano dell’Olimpo, né la fanciulla, che d’altra parte non ha quasi mai attributi, ma che in questa sede sembra piuttosto recalcitrante alle effusioni del divino Giove. Che tale atteggiamento sottintenda paura di fronte a una potenza eccessiva, nascosta dalla metafora sessuale, non possiamo dirlo, ma considerando che l’incontro amoroso trai due non è mai rappresentato, è una possibilità. L’abilità della rappresentazione degli interni scorciati, inserisce decisamente questo manoscritto in area umanistica, dunque in un momento di recupero filologico della tradizione ovidiana, presto sfociante nella rinnovata versione latina e nelle opere di Ludovico Dolce e Niccolò degli Agostini.  Un’altra possibilità è che si tratti del momento in cui Semele fa la richiesta di vedere Giove proprio come lo vede Giunone, un attimo prima che egli sia costratto a volare via per prendere le armi divine. Ovidio ai versi 295-297 del III libro delle Metamorfosi dice che: “il dio vorrebbe tapparle la bocca mentre ancora parla; ma le parole sono già uscite frettolose come l’aria..”. Questo, per una concezione medieval-cortese dell’amore, che è inteso soltanto come esperienza di elevazione spirituale, non può mai compiersi; qualora si concretizzi in un contatto fisico, può significare solo morire. Jaufrè Rudel, principe di Blaye, trovatore, morì tra le braccia della donna amata dopo averla trovata e averle dato l’ultimo bacio (Cieri Via, 1986). È possibile che, in relazione al tragico contatto amoroso, la morte sia stata condensata tutta in questo bacio.

Francesca Pagliaro