35: Giove, Semele e la nascita di Bacco

Titolo dell'opera:

Autore: Giovanni di Paolo

Datazione: 1445

Collocazione: Londra, British Library, manoscritto della Divina Commedia di Dante Alighieri, Yates Thompson 36, f. 165 

Committenza: destinato alla biblioteca Aragonese di Napoli

Tipologia: illustrazione

Tecnica: miniatura

Soggetto principale: Dante e Beatrice volano verso il cielo di Saturno

Soggetto secondario: Semele precipita verso il basso col corpo in fiamme; angeli sorreggono la scala

Personaggi: Dante, Beatrice, Semele, Saturno, angeli

Attributi: fiamme (Semele); falce, aspetto anziano (Saturno)

Contesto: VII cielo (cielo di Saturno)

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://courses.umass.edu/chappell/Images/Dante/DanPar21GdP.html

Bibliografia: Brieger P.- Meiss M.- Singleton C.S., Illuminated manuscripts of the Divine Comedy, Princeton University Press, New York 1969; Brawnlee K, Ovid’s Semele and Dante’s Metamorphosis: Paradiso XXI-XXIII, in Modern Language Notes, 1986, Vol. 101, pp. 147 – 156; Sowell G., Dante’s nose and P.O. Naso A gloss on Inferno 25-45, in “Quaderni d’italianistica” 10, 1989, pp. 157-171; Pope-Hennessy J., Paradiso: illuminations to Dante's Divine Comedy by Giovanni di Paolo, Thames and Hudson, London 1993, p. 50 e 136; Brugnoli G. Forme Ovidiane in Dante, in “Aetates Ovidianae: lettori di Ovidio dall'antichità al Rinascimento”, a cura di Italo Gallo e Luciano Nicastri, Edizioni scientifiche italiane, Napoli  1995, pp. 129 e sgg.

Annotazioni redazionali: È noto che la principale fonte mitologica da cui Dante trae le ispirazione sono le Metamorfosi di Ovidio (Sowell, 1989), prediligendo soprattutto fabulae didascaliche culminanti in metamorfosi da prendere come esempi in negativo (Brugnoli, 1995). Semele era già stata menzionata da Dante al VIII cerchio, nella decima bolgia, in apertura solenne, quasi epica, al canto XXX, dedicato ai falsari di persone, di moneta e di parola (Semfm07). Ma è senz’altro più significativo il riferimento a Semele nel XXI canto del Paradiso (Semfm08): Dante, Beatrice e Pier Damiani si trovano nel settimo cielo, il cielo di Saturno, dove hanno sede gli spiriti contemplativi; tali spiriti salgono e scendono da una scala di cui non si scorge mai la fine. Entrando in questo cielo la bellezza di Beatrice è sempre più luminosa man mano che ascendono e la donna deve convincere Dante a non rivolgere il viso verso di lei, poiché essi si trovano in un punto troppo alto del paradisio, e l’uomo, da uomo qual è, potrebbe non sopportarne la visione. Così ella gli dicie “S'io ridessi (..)tu ti faresti quale fu Semelè quando di cener fessi”. Kevin Brownlee (1986) evidenzia alcune similitudini e alcune differenze tra il mito e i personaggi del poema: ad esempio Dante, diversamente da Semele non chiede a Beatrice di poter guardare la sua natura sovraumana e dunque non pecca di superbia, e Beatrice, diversamente da Giove, riesce a temperare la sua divinità con efficacia, senza danneggiare Dante. Secondo Brawnlee Dante è troppo umano per sopportare tali eventi del paradiso, ma - ed è questo il più grande contrasto con Ovidio - egli non è vinto. Il codice Yates-Thomson conservato alla British Library e risalente al 1445 costa di 61 miniature del Paradiso di mano del senese Giovanni di Paolo. Giovanni di Paolo nasce a Siena un po’ prima del 1400 e già suo padre era un pittore, questo non fu l’unico manoscritto che illustrò ma, come spiega Pope Hennessy (1993) ce ne restano solamente due di sua mano. Attraverso le sue miniature è possibile ricostruire il punto di vista “visivo” degli antichi nei confronti del poema dantesco. Le illustrazioni seguono fedelmente il testo, che fa riferimento alla versione dell’Ottimo Commento, uno dei più famosi commenti della Commedia risalente al 1333-34 ma di autore anonimo e non colgono soltanto le vicende dei protagonisti ma anche quelle dei personaggi che incontrano, così è anche per Semele. Saturno è rappresentato secondo l’iconografia medievale di uomo vecchio e con la falce e sta di fronte alla sfera. La scala degli spiriti contemplativi è retta da quattro angeli dietro le sfere e altri quattro, forse gli spiriti stessi, salgono e verso la sfera. Dante e Beatrice volano verso Saturno e la donna indica a Dante di guardare avanti a sé e non verso di lei. Il sommo poeta è con le mani giunte in segno di remissione, ed esegue il suggerimento, riuscendo così a non precipitare come Semele. Infatti in basso a sinistra si vede il corpo di Semele in fiamme, ormai quasi interamente consumato. Essa è in caduta libera e volge significativamente le spalle a Saturno tenendo gli occhi chiusi, come se avesse già guardato e fosse stata respinta via. Si tratta di un’immagine dalla fattura davvero impressionante e di gran forza, soprattutto considerando che è la rappresentazione di una figura che in realtà Dante e Beatrice non incontrano, una figura solo menzionata dalla donna, ma inserita dall’illustratore in contrasto con l’avanzata dei due verso le alte sfere paradisiache. Solo chi ha una buona guida, e non una guida ingannevole come Gunone, può arrivare in alto fino alla divina visione. Nel commento della versione fiorentina di ser Andrea di Ser Lancia conservato alla Biblioteca Laurenziana si legge a proposito del passo con Semele: “Non vuol dir altro, se non la tua potenza, insufficiente a tanta luce, vorrebbe tutta meno, si come Semele, percossa da folgore di Giove, arse, e cenere divenne” .  

Francesca Pagliaro