33: Giove, Semele e la nascita di Bacco

Titolo dell'opera: Giunone/Beroe e Semele

Autore: anonimo

Datazione: XV sec.

Collocazione: Parigi, Bibliothèque Nationale, manoscritto di una traduzione francese delle Metamorfosi di Ovidio, Ms. français 137, f. 32

Committenza:

Tipologia: illustrazione

Tecnica: miniatura

Soggetto principale: Giunone nelle sembianze di Beroe parla con Semele

Soggetto secondario: Giove osserva la scena da sopra le nubi

Personaggi: Giunone/Beroe, Semele, Giove

Attributi: aspetto da vecchia (Giunone/Beroe); ali (Giove)

Contesto: scena all’aperto con roccia

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://collecties.meermanno.nl/handschriften/showillu?id=100466

Bibliografia: Van Moé E.A., Les manuscrits a peintures a la Bibliothèque Nazionale, in “Archives et Bibliothèques”, 3, 1937-1938, pp. 161-169.

Annotazioni redazionali: questa miniatura è conservata in un manoscritto contenente una traduzione in francese delle Metamorfosi di Ovidio e, come per la miniatura del manoscritto 2780 del codice Vaticano Latino (Cfr. scheda opera 32), fa parte di una tradizione di trasmissione delle Metamorfosi di Ovidio nella quale l'interesse letterario per il testo poetico ha predominato sulle letture allegoriche e interpretative. Tali manoscritti riportano il testo latino dell'opera senza aggiungere commenti o farne manipolazioni, e saranno quelli che faranno da legame con le traduzioni in volgare filologicamente corrette di epoca pre-umanistica. Come anche per la miniatura sopra menzionata la raffigurazione in esame non può essere classificata come appartenente a un’iconografia autonoma, eppure le tangenze tra gli episodi che raffigurano tale momento del mito permettono di stabilirne i tratti tipici. Giunone con le sembianze di Beroe (ha il copricapo tipico delle nutrici) sta di fronte a Semele la quale sembra ascoltarla con attenzione, compiendo alle volte anche un gesto che la fa partecipare dinamicamente alla scena, come nella miniatura del manoscritto Vaticano Latino 2780 (Cfr. scheda opera 32). In realtà, la miniatura in esame sembra assomigliare in tutte e per tutto al quella dell’Epitre d’Othea (Cfr. scheda opera 36) con l’eccezione della presenza di Giove in cielo, tra le nubi, ad osservare la scena. Siamo certi che si tratti di lui perché è del tutto identico a quello nella scena della folgorazione di Semele nello stesso manoscritto. In effetti è difficile spiegare perché il dio osservi la scena, visto che il fatto che egli è ignaro del tipo di promessa che dovrà mantenere con Semele, e il fatto che egli ne sia ignaro è la chiave in tutte le fonti perché la morte avvenga con certezza. Una volta giurato sul fiume Stige, egli non potrà più tirarsi indietro dall’esaudire il desiderio di Semele (Semfc22). L’unica spiegazione può risiedere nel fatto che in Ovidio, il passaggio tra una scena e l’altra non è affatto così netto, tanto da lasciar intendere che il re dell’Olimpo sopraggiunse un istante dopo la dipartita della moglie, poiché infatti non c’è separazione temporale tra le scene (Semfc22).

Francesca Pagliaro