28: Giove, Semele e la nascita di Bacco

Titolo dell’opera:

Autore:

Datazione: II-III sec. d.C.

Collocazione: Zagabria, Museo Archeologico da Minturno

Committenza:

Tipologia: sarcofago(?)

Tecnica: rilievo di marmo (29x69 cm.)

Soggetto principale: Nascita di Dioniso da Zeus, trasporto di Dioniso, Morte di Semele

Soggetto secondario:

Personaggi: Zeus, Ilizia/Iride, Mercurio, Dioniso infante, Lamos, Semele

Attributi: fulmine, trono, scettro (Zeus); ali (Ilizia/Iride); elmo alato, petaso (Mercurio)

Contesto: ambiente domestico

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Cumont F., Lux perpetua, Garland, New York- London 1987, p. 329; Crema L., Marmi di Minturno nel Museo Archeologico di Zagabria, in “Bollettino Ass. Intern. Stati Mediterranei” 1933, IV, pp. 25, nn. 1-2; Kossatz - Deissmann A. ad vocem “Semele”, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Verlag, Zurigo-Monaco 1991, VII, 11, p. 721; Catani E., Un "tondo" figurato dal Museo Piersanti di Matelica e l'iconografia del mito greco della nascita di Dioniso dalla coscia di Zeus, in “Annali della Facolta di Lettere e Filosofia dell'Universita di Macerata” XVIII, 1985, pp. 242-243; Matz F., Die dionysischen sarkophage, Gebr. Mann, Berlin 1968, nota 24, Turcan R., Les sarcophages à representations dionysiaques. Essai de cronologie et d’histoire religiouse, Paris 1966, pp. 90, 429, 436;

Annotazioni redazionali: il rilievo in esame proviene da Minturno, passato per la collezione Nugent , è ora conservato al Museo di Zagabria. Assieme al coperchio del sarcofago di Baltimora (scheda opera 26), racconta tutto lo svolgimento del mito, ma è l’unica rappresentazione su rilievo del momento della folgorazione di Semele. Rilievi architettonici separano le scene e nonostante la forma inconsueta è comunque un coperchio di sarcofago (Turcan, 1966). Da sinistra verso destra (si è scelto d’iniziare la descrizione del Sarcofago dalla nascita da Zeus per esigenze narrative in relazione alla storia) vediamo la nascita di Dioniso da Zeus secondo lo schema tradizionale, come nel tondo figurato di Matelica e nel sarcofago di Baltimora (scheda opera 26 e29) . Ilizia che poggia le mani sulla gamba per aiutare Zeus, è alata, ma non è insolito trovarla così in area etrusca (Cfr scheda opera 14) oppure potrebbe trattarsi di Iride, per via della sintesi degli episodi ricorrente nei rilievi a causa dello spazio (Cfr. scheda opera 25 dove, ad esempio, manca la nascita di Dioniso da Zeus). Iride infatti è spesso annunciatrice dell’evento per conto di Era e talvolta figura nelle scene di nascita, come nel vaso di Berkeley (scheda opera 12). Al centro della composizione Ermes con in braccio Dioniso che corre verso Zeus portando il bambino in salvo dalle fiamme che colpiscono Semele (nella stessa posizione Eilithyia o Iride nel rilievo di Ostia, scheda opera 24, come raccontato da Filostrato, Semfc37). Sotto i suoi piedi è riconoscibile la personificazione del fiume Lamos come nel sarcofago del museo Chiaramonti. E, infine, Semele: la donna è tradizionalmente distesa sul kliné come l’abbiamo già vista a Berkeley, Madrid, e Baltimora (schede opera 12, 27 e 26) e Zeus è alle sue spalle che si appresta a lanciarle il fulmine. La principessa ruota la testa indietro come per proteggersi e sebbene questo non sia narrato in alcuna fonte, non è difficile da immaginare. Diversamente Nonno dice che ella pose orgogliosamente il volto verso il dio, consapevole e decisa riguardo il suo destino (Semfc41). Zeus, ha un solo fulmine e si sporge dietro di lei pronto a sferzare il colpo. Sotto la klinè si vede l’alveus o catino (Cfr. scheda opera 31) segno che è avvenuto un parto naturale prima che Zeus fulminasse Semele e Mercurio portasse via il bambino come racconta Euripide (Semfc12). In realtà, la presenza del catino è un motivo da inserirsi nelle scene di parto, sebbene Semele non sia da considerarsi puerpera. E se pure il parto avesse avuto il tempo di avvenire, qui non ha potuto essere rappresentato per gli stessi motivi per cui non è rappresentata la nascita da Zeus nel sarcofago Chiaramonti (scheda opera 25). L’episodio si presta a una lettura in chiave stoica in cui la nascita dal fulmine alluderebbe alla natura ignea dell’anima (Cornuto), mentre per gli orfici e secondo la testimonianza di Oppiano (Oppiano, Cyneg. IV 304) l’anima sarebbe “scintilla del fuoco divino”.  Secondo Cumont (Cumont, 1987) tutti gli “umani” o gli eroi che sono stati colpiti da un fulmine, hanno in seguito avuto il più grande tra i riconoscimenti: l’immortalizzazione. Semele, come Ercole, subisce per mano di Zeus una punizione esemplare, ed esemplare sarà la ricompensa. Attraverso il fuoco si ascende al cielo, attraverso il fuoco si ottiene l’immortalità astrale professata dai pitagorici. La natura di Dioniso, doppiamente nato, si riunificherà dopo l’ultima nascita, proprio come il vino sarà pronto dopo che l’uva avrà preso il calore dei raggi estivi e sarà stata spremuta (Turcan, 1966). Questo rilievo, come quello di Ostia, racconta tutta la storia, restituisce visivamente tutte le difficoltà subite da Dioniso prima di nascere. Egli è sopravvissuto al fuoco divino perché immortale, e si è rigenerato in Zeus. Ritornerà a vivere sempre e sarà simbolo della dottrina dell’eterno ritorno degli stoici. È per questo che Dioniso sarà anche divinità della generazione vegetale, garante della perennità e della vitalità rinnovata delle cose. Egli sarà simbolo del mito della rinascenza e si legherà a immagini di fertilità come il phallos. Dioniso è Dios nous, mente del mondo, principio generativo che tutto muove, principe delle stagioni. Sul rilievo di Zagabria vediamo tutta la storia, compresa la rinascita dal padre, che a conclusione di un ciclo di rinascite sceglierà d’intronizzare il figlio come “dio di tutti gli dei” secondo la dottrina orfica.

Francesca Pagliaro