03: Giove, Semele e la nascita di Bacco

Titolo dell’opera:

Autore: Pittore Nikoxenos

Datazione: 510 a.C.

Collocazione: Metaponto, Museo Archeologico

Committenza:

Tipologia: hydria a figure nere

Tecnica:

Soggetto principale: Dioniso di fronte a Semele

Soggetto secondario:

Personaggi: Dioniso, Semele.

Attributi: barba, corona d’edera; pantera, tralcio di vite (Dioniso); corona d’edera (Semele)

Contesto:

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Kerenyi K., Dioniso: archetipo della vita indistruttibile,  Adelphi, Milano 1993 (II ed.), p. 161, nota 88; Kossatz - Deissmann A. ad vocem “Semele”, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Verlag, Zurigo-Monaco 1991, VII, 27 p. 723; Ridgeway D, in Archaeological Reports, London 1988-1989, p. 142; Carpenter T.H., Dionysian imagery in fifth-century Athens, Clarendon press, Oxford 1997, p. 65.

Annotazioni redazionali: nonostante questa rappresentazione di Dioniso e Semele sia meno famosa di quella di Napoli per via dell’assenza di un’iscrizione che attesti l’identità di Semele, non ci sono ragionevoli dubbi per credere che anche questo vaso vada inserito nella storia di Semele e del dio (Cfr. scheda opera 01). Infatti entrambi gli oggetti sono state ritrovati in una tomba di area italiana, ma sono di chiara importazione greca. Nello specifico, questa coppa è stata ritrovata in una tomba di una donna attorno ai 30–40 anni di età, in un area vicino il santuario di Pantanello, in Basilicata. Pensando agli specchi etruschi, oppure al tipo di culto che le sarà dedicato a Roma (Cfr. scheda opera 21), la presenza di Semele sembra sempre connessa con la sfera femminile. Il fatto che fosse sentita come “Mater” - forse sin dalla radice del nome – e che fosse legata al mito della rigenerazione per il suo morire e poi risorgere, non impedisce di dipingerla accanto a Dioniso con l’aspetto di una ninfa. Ecco il secondo punto di tangenza. Non è né dipinta nel momento della morte, come sarà nel vaso del museo di Tampa o nel rilievo di Madrid (Cfr. schede opera 15 e 27), né mentre ascende (Cfr. scheda opera 02). Dovunque siano Semele e Dioniso in questo momento, sono già arrivati. Osservando più nel dettaglio il cratere si notano alcune caratteristiche che ne confermano l’identificazione. Sebbene, come già nella coppa di Kallis (scheda opera 01), sia molto difficile riconoscere il dio attraverso una sua iconografia personale, moltissimi attributi caratterizzano non solo lui, ma anche tutto il suo tiaso. In questo caso, oltre alla pantera, egli ha in mano il tralcio di vite separato in due, come nella coppa del Cabinet des Medailles (Cfr. scheda opera 04), e il tradizionale vaso in cui simbolicamente confluiscono alcuni tralci di vite pendenti dall’alto. Il gesto con la mano compiuto da Semele, può spiegarsi con le stesse motivazioni fornite per la coppa di Kallis e dunque connesse con l’ambito dei misteri bacchici (Cfr. scheda opera 01). Se la donna è Semele, ella sembra prendere un consegna un segreto. Nonostante il gesto sia meno leggibile, specie se abbinato a quello dell’altra mano che invece sta distesa, il complesso dell’immagine è tale da non escludere l’esistenza o di una festività nella quale Dioniso e Semele s’incontravano (e si sa che in Grecia ce n’erano), oppure di una commedia in cui veniva drammatizzata questa scena. Sappiamo che esisteva un intero ciclo dedicato da Eschilo a Dioniso che cominciava proprio con la storia di Semele, sfortunatamente ne sono sopravvissuti che pochi frammenti (Semfc11) Inoltre, il contesto di misteri degni di questo nome, vorrebbe che ogni cerimonia fosse segreta o riservata a un piccolo gruppo di iniziati.  È chiaro che Semele è già stata salvata e le è stato dato un posto nella cerchia dionisiaca e inoltre dallo scolio alle Rane di Aristofane sappiamo che per riavere la madre, il dio diede in cambio il mirto (Semfm02), E’ ovvio che il Dioniso orfico, quello ctonio, quello nato da Persefone e non da Semele, frequenti assiduamente l’Ade nei contesti orfici. Eppure anche sua madre, seduta su una sedia, è rappresentata di fronte a lui nel vaso di Metaponto. Anche a lei il dio fa visita perché prima donna capace di depositare il segreto dell’andare e venire all’aldilà.

Francesca Pagliaro