47: Diana e Atteone

Titolo dell'opera: Atteone trasformato in cervo

Autore: Francesco Albani

Datazione: 1617 ca.

Collocazione: Parigi, Louvre

Committenza:

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su rame, 52x61 cm

Soggetto principale: Atteone scopre Diana e le sue ninfe al bagno

Soggetto secondario:

Personaggi: Diana, Atteone, ninfe

Attributi: mezzaluna, arco, frecce (Diana); corna da cervo, corno da caccia (Atteone)

Contesto: anfratto roccioso con una fonte

Precedenti:

Derivazioni: anonimo, Diana e Atteone, copia da Francesco Albani, New York, Kress Foundation (http://www.lib.uchicago.edu/cgi-bin/efts/smart/display.image.pl?accession=1973.43)

Immagini: http://www.insecula.com/oeuvre/photo_ME0000057772.html

Bibliografia: L’ideale classico del Seicento in Italia e la pittura di paesaggio, catalogo della mostra biennale d'arte antica, a cura di Arcangeli F., Ed. Alfa, Bologna 1962, p. 136, tav. 38; Ècole italienne, XVII siecle, 1, Bologne, a cura di Loire S., Edition de la Réunion des musées nationaux, Paris,1996, pp. 67-73

Annotazioni redazionali: quest’olio su rame è il più piccolo dei due dipinti dell’Albani con questo soggetto conservati al Louvre (Cfr. scheda opera 52); molto probabilmente si tratta  della prima versione dell’opera dell’artista, eseguita poco dopo il suo ritorno a Bologna nel 1617: infatti è il prototipo delle numerose repliche e varianti eseguite dall’Albani nel corso della sua vita. Non si conosce la provenienza dell’opera prima del 1697, quando Le Nôtre la donò a Luigi XIV. Pugliesi (1983) sottolinea che nell’inventario della collezione di Ferdinando Gonzaga del 1627 si parla di un “Diana e Atteone” dipinto su rame: poiché ad oggi questa è l’unica opera con questo soggetto realizzata su tale supporto, si può ipotizzare che essa sia dovuta a una committenza gonzaghesca. Sulla destra troviamo Atteone che, come racconta Ovidio, per caso scopre Diana e le sue ninfe al bagno; le sette compagne di Diana (in Ovidio sono dieci, di cui sette chiamate per nome) appaiono molto agitate e turbate e le due all’estrema destra cercano di coprire la nudità di Diana con un grande velo. La dèa al centro dell’opera appare rilassata (questo atteggiamento è in contrasto con la fonte ovidiana); punta il dito contro Atteone in segno di vendetta, e sulla testa dello sfortunato cacciatore appaiono i primi segni della metamorfosi, le corna da cervo. Questo particolare differisce dalla fonte ovidiana, in cui Diana dà l’avvio alla trasformazione gettando dell’acqua in faccia ad Atteone. Sono state notate delle affinità con l’affresco di Domenichino nella stanza di Diana a Bassano di Sutri, per quanto riguarda le ninfe sulla destra che si coprono col velo (Cfr. scheda opera 43), e con l’incisione di Antonio Tempesta per l’edizione illustrata delle Metamorfosi del 1606 per la posa di Diana e la ninfa di spalle (Cfr. scheda opera 40). Vi si ispirerà Maratta (Chatsworth, collezione del Duca di Devonshire). Esistono numerose copie di questo dipinto, conservate in vari musei.

Nella Gemaldegalerie di Dresda è conservata una tela in cui l’Albani introduce una variante che avrà molta fortuna e che viene indicata come l’anello mancante tra questa prima versione del Louvre e quella successiva (Cfr. scheda opera 52): Atteone è rappresentato in fuga, mentre la metamorfosi è già iniziata. L’autore incrementa il numero delle ninfe (da 7 a 9) e allarga l’inquadratura fino a rendere visibile la grotta, facendo sembrare la scena più lontana. Il particolare della grotta è presente nel testo ovidiano (Met., III, 157). Questa replica fu acquistata dal duca di Modena Francesco I d’Este nel 1693.

Francesco Albani, Diana e Atteone, Dresda, Gemaldegalerie

(http://gallery.euroweb.hu/html/a/albani/dianaact.html)

                                                      Chiara Mataloni