38: Diana e Atteone

Titolo dell'opera: Diana e Atteone

Autore: Joseph Heintz il Vecchio (1564-1609)

Datazione: 1590-1600

Collocazione: Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gemaldegalerie

Committenza: Rodolfo II di Praga

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su rame (40 x 59 cm)

Soggetto principale: Atteone scopre Diana e le sue ninfe al bagno

Soggetto secondario:

Personaggi: Diana, Atteone, ninfe

Attributi: mezzaluna, faretra, frecce (Diana), cani, lancia (Atteone)

Contesto: anfratto roccioso con una fonte

Precedenti:

Derivazioni: Aegidius Sadeler, incisione, 1596-97, Venezia, Accademia; anonimo, Diana e Atteone, olio su rame, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica; Nicolas Poussin, Diana e Atteone, olio su tela, 1614, Paris, Louvre (Cfr. scheda opera 46)

Immagini: http://enebro.cnice.mecd.es/~pmug0001/vanessa_rodriguez/pictures/diana_ac.jpg

Bibliografia: Zimmer J., Joseph Heintz der Altere als Maler, A. H. Konrad, Weibenhorn 1971, pp. 94-96; Cieri Via C. (a cura di), Immagini degli dei. Mitologia e Collezionismo fra ‘500 e ‘600, catalogo della mostra, Leonardo Arte, Milano 1996, pp. 158-159; Parmigianino e il manierismo europeo, a cura di Fornari Scianchi L., Ferino-Pagden S., Silvana Editoriale, Parma 2003, p. 394

Annotazioni redazionali: l’opera proviene dalla collezione dell’imperatore Rodolfo II di Praga, di cui Heintz fu nominato dal 1591 Kammermaler (pittore da camera). Egli dipinse Diana e Atteone negli anni Novanta del XVI secolo, poco prima dell’incisione di Aegidius Sadeler tratta dallo stesso dipinto, realizzata intorno al 1596-97. Neumann (1979) invece sostiene che il dipinto sia stato iniziato durante il secondo viaggio in Italia dell’artista (1592-96). Sullo sfondo al centro Atteone è rappresentato nel momento in cui scopre il bagno di Diana e delle sue ninfe. La dea è accucciata e sta per tirare dell’acqua sul volto di Atteone come punizione per aver violato la sua castità. Jurgen Zimmer collega questo dipinto alla complessa spiegazione emblematico-allegorica del mito di Diana e Atteone fornita da Giuseppe Horologgi (Attfr10), e giustifica questa lettura con l’interesse per l’alchimia e per gli enigmi emblematici di Rodolfo II, per il quale non doveva essere secondaria nemmeno la componente erotica nella resa del mito di Diana e Atteone. La composizione godette di grande successo e diffusione attraverso numerose incisioni (Aegidus Sadeler, J. Th. De Bry e Crispijn de Passe), copie e varianti. Esiste una copia del dipinto attribuita a Poussin (Cfr. scheda opera 46).

                                        Chiara Mataloni