12: Diana e Atteone

Titolo dell'opera: Diana e Atteone

Autore: Anonimo mosaicista della fine del IV sec. d.C.

Datazione: fine IV sec. d.C.

Collocazione: Timgad, Museo Archeologico “Wilaya des Aurés”

Committenza:

Tipologia: mosaico

Tecnica:

Soggetto principale: Artemide con due ninfe si bagna in un laghetto

Soggetto secondario: Atteone spia la scena da un’altura

Personaggi: Atteone, Artemide, ninfe

Attributi: corna da cervo, mantello (Atteone)

Contesto: anfratto roccioso con corso d’acqua

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Cagnat R.L.V., Diane et Acteon sur un mosaique africaine, in Centenaire 1804-1904: recueil de memoires publies par les membres de la Societé Nationale des Antiquaires de France, Parigi 1904, pp. 73-80, fig.1; Germaine S., Les mosaiques de Timgad. Etude descriptive et analytique, Parigi 1969, pp. 19-23 ; Schlam C.C., Diana and Actaeon: Metamorphoses of a Myth, in “Classical Antiquity”, III, 1984, n.1, pp. 102-104; Guimond L., ad vocem Aktaion, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Verlag, Zurigo-Monaco 1986, I, 1, p. 465, n. 117c ; Cieri Via C., Il mito di Diana nell’interpretazione di Tiziano, in Mito e Allegoria. Produzione artistica e tradizione di immagini nel Cinquecento, Bagatto, Roma 1994-95 (dispense universitarie), p. 292

Annotazioni redazionali: nei mosaici realizzati tra III e V sec. d.C. per la scena del bagno viene mantenuto lo schema iconografico sviluppato negli affreschi pompeiani (Cfr. scheda opera 10) e nel sarcofago del Louvre (Cfr. scheda opera 11). Il mosaico, scoperto nel 1902 tra le rovine di una casa, traduce fedelmente l’ambientazione del passo ovidiano, una sorgente con la bocca circondata da un margine erboso (Met., III, 161-162). Le linee tracciate dai getti dell’acqua riprendono lo schema della grotta ad arco. Artemide è raffigurata nuda, china in un bacino d’acqua; in testa ha una corona stellata a cinque punte e un nimbo, indossa una serie di braccialetti d’oro. Con la mano destra raccoglie l’acqua che una delle sue ninfe sta versando, con la sinistra si copre. Le due ninfe sono in piedi; quella a sinistra (la cui immagine è solo parzialmente leggibile) porta sui fianchi un velo trasparente; quella sulla destra ha il capo reclinato, una pettinatura ondulata e indossa numerosi gioielli. Tiene un contenitore a forma di conchiglia in cui raccoglie l’acqua che sgorga dalla fonte nell’anfratto roccioso. In alto, dietro le rocce il dorso di una figura maschile, di cui restano solo pochi frammenti: il collo, l’orecchio sinistro, parte dei capelli e parte del mantello mosso dal vento. La sua immagine si riflette nell’acqua, proprio in corrispondenza della dea. M. Ballu ha proposto di identificare questa figura con Atteone: d’altra parte sulla testa sono visibili delle piccole corna da cervo. Egli è raffigurato come se stesse spiando il bagno della dea; questa tradizione risale alle Metamorfosi di Apuleio (Attfc17) e verrà  ripresa nelle Dionisiache di Nonno di Panopolis (Attfc20). In alto è leggibile un’iscrizione, “SELIU S † PG”: “Selius” era probabilmente il nome dell’artista che compose la scena; “PG” sta per ‘pingebat’; Germain legge “PC” per “pictor”.

                                  Chiara Mataloni