10: Diana e Atteone

Titolo dell'opera: Diana e Atteone

Autore: Anonimo pittore pompeiano dei I sec. d.C.

Datazione: I sec. d.C.

Collocazione: Pompei, Casa di Sallustio, IV stile

Committenza:

Tipologia: pittura murale

Tecnica: affresco

Soggetto principale: Atteone viene attaccato da due cani

Soggetto secondario: in una grotta Artemide si bagna in un ruscello; in alto Atteone spia la dèa

Personaggi: Atteone (rappresentato due volte), Artemide

Attributi: corna da cervo, bastone, mantello, cani (Atteone); armi (Diana)

Contesto: paesaggio con grotta

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Dawson C.M, Romano-Campanian Mythological Landscape Painting, in “Yale Classical Studies”, Yale University Press, Londra 1944, vol. 9, pp. 96 n. 35, 116-119, pl. 13 n. 35; Leach E.W., Metamorphoses of the Acteon myth in Campanian Painting, in “Bollettino dell’Istituto Archeologico”, 1981, 88, pp. 307-327, pl. 137, 1; Schlam C.C., Diana and Actaeon: Metamorphoses of a Myth, in “Classical Antiquity”, III, 1984, n. 1, pp. 99-101; Guimond L., ad vocem Aktaion, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Verlag, Zurigo-Monaco 1986, I, 1, p. 463, n. 94a

Annotazioni redazionali: negli affreschi pompeiani il mito di Atteone viene raffigurato nei suoi due momenti principali: il bagno di Artemide scoperto da Atteone (di solito nascosto su un’altura) e la punizione del cacciatore, trasformato in cervo e ucciso dai suoi cani. Se in un primo momento questi due momenti erano trattati singolarmente, si cercò poi di combinarli in vario modo all’interno di uno stesso riquadro, solitamente duplicando la figura di Atteone. Quello nella Casa di Sallustio è uno dei primi tentativi di unire i due momenti del mito alla ricerca di una continuità narrativa. Sulla sinistra Artemide è rannicchiata in una grotta rocciosa, la mano sinistra è alzata in segno di allerta. Il ruscello in cui si sta bagnando la dèa scorre in primo piano; sulla riva sinistra sono visibili le sue armi e le vesti, su quella destra un’urna. Sulla collina appare Atteone con un mantello e un bastone; la mano sinistra è alzata ad indicare la sorpresa e la casualità dell’evento; tale gesto è legato alla tradizione presente nelle Metamorfosi di Ovidio, che risale a Callimaco (Attfc04). Schlam (1984) segnala che questo gesto può essere letto anche come un modo per proteggersi gli occhi dal sole per vedere meglio: se così fosse, il cacciatore sarebbe colpevole di una colpa intenzionale, come scrive Apuleio (Attfc17). In primo piano nella parte destra dell’affresco è nuovamente raffigurato Atteone, questa volta mentre viene attaccato da due cani; sulla testa sono visibili le corna da cervo, a simboleggiare l’inizio della metamorfosi. Negli affreschi in IV stile pompeiano a definire il paesaggio troviamo di solito solo poche rocce ed alberi sullo sfondo, mentre si diffonde la soluzione spaziale della grotta, in cui ambientare il primo momento del mito, il bagno di Diana. In questo caso, l’artista sembra aver tradotto abbastanza fedelmente il passo ovidiano “simulaverat artem ingenio natura suo” (Met., III, 158-159), poiché la grotta, formata da dei grandi blocchi di pietra, sembra costruita dall’uomo.

                     Chiara Mataloni