05: Diana e Atteone

Titolo dell'opera: Diana e Atteone

Autore: attribuito al Pittore di Likaon (Beazley)

Datazione: 440 a.C.

Collocazione: Boston, Museum of Fine Arts, proveniente da Vico Equense

Committenza:

Tipologia: vaso attico

Tecnica: cratere a campana a figure rosse

Soggetto principale: Atteone cerca di difendersi da tre cani che, incitati da Lyssa, lo attaccano

Soggetto secondario: Zeus (sin) e Artemide (dx) assistono alla scena

Personaggi: Atteone, Artemide, Lyssa, Zeus

Attributi: corna e orecchie da cervo, lancia, cani, mantello (Atteone); arco, frecce (Diana); scettro, saetta (Zeus);

Contesto: scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://www.perseus.tufts.edu/cgi-bin/image?lookup=Perseus:image:1992.11.0262

Bibliografia: Caskey L.D. –Beazley J.D., Attic vase paintings in the Museum of Fine Arts, Oxford University press, Boston 1931, vol. II, pp. 83-86 n. 110; Beazley J.D., Attic red-figure vase-painters, Clarendon Press, Oxford 1963, vol. 2 p. 1045 n. 7; Trendall A.D. –Webster T.B.L., Illustrations of Greek Drama, Phaidon Press, Londra 1971, III, I, 28; Schlam C.C., Diana and Actaeon: Metamorphoses of a Myth, in “Classical Antiquity”, III, 1984, n. 1, pp. 91-92; Magione E., La punizione di Atteone: immagini di un mito tra VI e IV sec. a.C., in “Dialoghi di Archeologia”, 1988, 6, pp. 111-132; Guimond L., ad vocem Aktaion, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Verlag, Zurigo-Monaco 1986, I, 1, p. 462, n. 81

Annotazioni redazionali: tutti i personaggi sono identificabili attraverso delle iscrizioni. Al centro Atteone, caduto in ginocchio, viene assalito da tre cani; egli cerca di difendersi con una lancia. I cani vengono incitati da un personaggio femminile, Lyssa; sulla sinistra Zeus, riconoscibile dallo scettro e dalla saetta che tiene in mano, assiste alla scena; a destra Artemide in piedi tiene in mano una torcia e un arco, sulla spalla una faretra. In questo vaso la metamorfosi di Atteone è ad uno stato avanzato: egli non ha solo corna e orecchie da cervo, ma tutto il suo volto è ricoperto di pelo animale (reso attraverso pennellate marroni, poco visibili in foto, ma testimoniate da Trendall). Il ruolo che nelle raffigurazioni più antiche era proprio di Artemide (quello di aizzare i cani contro Atteone), spetta qui a Lyssa (ΛΥΣΑ), personaggio di sicura origine tragica, personificazione della Pazzia e della Rabbia. Indossa un abito con delle maniche lunghe (di solito usate nei costumi teatrali), un chitone corto e degli stivaletti; ha la bocca aperta, come se stesse urlando. Sulla sua testa c’è il muso di un cane con le orecchie diritte, come se fosse in guardia. La critica ha cercato di spiegare questo particolare iconografico in vari modi. Jacobsthal sostiene che un secolo prima Lyssa sarebbe stata raffigurata come una donna con la testa di cane e che questa evoluzione sia spiegabile con la tendenza dell’età classica ad evitare, o quanto meno a mitigare, il “mostruoso” e il soprannaturale. Altri ritengono che questo dettaglio sia la parte rimanente della figura intera di un animale, in origine seduto sulle spalle di Lyssa. Entrambe queste ipotesi sono state scartate dagli studi più recenti. Trendall ci ricorda che nelle Xantriai di Eschilo il personaggio di Lyssa è inserito per fare impazzire le menadi. Pertanto, in questo vaso il muso posto sopra la testa di Lyssa potrebbe indicare il suo ruolo nel far impazzire i cani che si rivoltano contro il loro stesso padrone, Atteone; o più semplicemente, Lyssa è la personificazione della Pazzia che prende i cani per volere di Artemide. La presenza di Zeus (ΔΙΟΣ) è stata letta da alcuni (Schwartz, 1882) come un riferimento a una versione più antica del mito, in cui la colpa di Atteone è quella di essersi innamorato di Semele, prediletta del Dio dell’Olimpo, il quale incarica Artemide di vendicarlo (Attfc01; Attfc05). Trendall e Webster non sono d’accordo con questa interpretazione: ritengono che la fonte testuale a cui l’artista ha fatto riferimento sia la tragedia di Eschilo, Toxodites (Attfc02), di cui però rimane ben poco. Confrontando i frammenti superstiti del dramma eschiliano con le altre fonti, e in particolare con Igino (Attfc14), i due studiosi sono giunti alla conclusione che la versione riportata dal tragediografo fosse quella del bagno di Artemide, che verrà poi usata da Ovidio. La presenza di Zeus è comunque giustificabile, poiché, oltre ad essere il padre di Artemide, nelle tragedie di Eschilo egli è il responsabile ultimo di quello che accade. Sopra la figura di Atteone c’è l’iscrizione ‘Euaion’; questi era il figlio di Eschilo, chiamato tragikos nel Suda lexicon, interpretabile sia come attore sia come poeta. Questo particolare avvalora l’ipotesi che i dipinti di questo vaso riflettano una versione drammatica della vicenda. Euaion potrebbe aver recitato nella rappresentazione originaria o in un revival della tragedia del padre. La Magione (1988) sottolinea che nello schema iconografico di questo vaso vengono uniti il richiamo alla hybris cinegetica, legata alla versione del mito tramandataci da Euripide (Attfc03) e l’identificazione tra cacciatore e preda, data dalla parziale metamorfosi di Atteone in cervo. Guimond (1990) ritiene che Atteone venga rappresentato con un tipo d’arma diversa a seconda della sua posizione: ha la spada quando è rivolto verso sinistra (Cfr. scheda opera 02) ha una lancia quando, come in questo caso, è rivolto verso destra.

                                               Chiara Mataloni