83: Giove e Europa

Titolo dell’opera: Ratto d’Europa

Autore: Rembrandt Van Rijn (1606-1669) 

Datazione: 1632

Collocazione: Malibu, Paul Getty Museum

Committenza:

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tavola (62,2 x 77 cm) 

Soggetto principale: Europa rapita dal toro

Soggetto secondario: le fanciulle di Tiro sulla riva ed altre figure guardano disperati Europa

Personaggi: Europa, Giove (sotto forma di toro), fanciulle di Tiro

Attributi: toro (Giove); toro (Europa)

Contesto: paesaggio marino

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://www.getty.edu/art/gettyguide/artObjectDetails?artobj=1069&handle=li

Bibliografia: L’opera pittorica completa di Rembrandt, presentazione di Giovanni Arpino, apparati critici e filologici di Paolo Lecaldano, Classici dell’arte, Rizzoli editore, Milano 1969, p. 97; A corpus of Rembrandt paintings, II, 1631-1634, Stichting Foundation Rembrandt Research Project, Martinus Nijnoff Publischers, Dordrecht, Boston, Lancaster MCMLXXXVI, pp. 145-150; Tumpel C., Rembrandt, Rizzoli, edizione italiana a cura di Lioni M., Milano 1991, p. 178; Golahny A., Rembrandt’s Europa in and out of pictorial and textual tradition, in Wege zum mythos, a cura di Freedman L., Huber-Rebenich G., Mann, Berlino 2001, pp. 39-55

Annotazioni redazionali: Il dipinto firmato (RHL VAN RIJN) e datato 1632 è stato verosimilmente dipinto ad Amsterdam, in quanto è noto che l’artista l’anno precedente vi si trasferì da Leida, sua città natale. La tavola fu per la prima volta documentata nel 1653 nell’inventario del mercante di Amsterdam Jacques Specx, ipoteticamente identificato come il committente (Golahny, 2001). Il soggetto rappresentato è il momento principale del rapimento di Europa da parte di Giove sotto le mentite spoglie del toro. Tale iconografia è ripresa essenzialmente dalle Metamorfosi di Ovidio (Eufc07), secondo cui è visibile la paura e l’atteggiamento terrorizzato di Europa che si volta verso la riva ormai lontana, tenendosi con la destra ad un corno e con la sinistra alla groppa; pare infatti che Rembrandt si basò sulla traduzione in tedesco di Ovidio di Karel Van Mander, libro edito ad Haarlem nel 1604 (Golahny, 2001). Sempre Ovidio nei Fasti (Eufc08) descrive i capelli biondi sciolti agitati dal vento, esattamente come dipinti dall’artista. La posizione canonica di Europa descritta in Ovidio viene poi tramandata nei secoli da altre opere che proprio dello scrittore latino hanno fatto il loro punto di riferimento. Europa però è seduta sul toro come un’amazzone, su di un lato, come descritto in Achille Tazio (Eurfc14). A riva, invece le ancelle, compreso il pericolo, si agitano spaventate guardando in direzione di Europa che si allontana. Una di loro, disperata, si abbassa a terra, solleva le braccia lasciando cadere di fatto la ghirlanda che stava intrecciando, e manda un urlo; l’altra accanto, in piedi e di profilo, si torce impaurita le mani. Lo spavento delle fanciulle e il loro gesticolare è descritto nelle fonti come in quella di Achille Tazio (Eurfc14), e specialmente in Niccolò degli Agostini (Eurfr03) e Giovan Battista Marino (Eurfr09). L’accaduto distrae i presenti che assistono alla scena, come la fanciulla vicino alla carrozza che si volta verso il mare, e il cocchiere che emerge dall’ombra. La carrozza, non presente nelle fonti, è sicuramente un elemento contemporaneo all’artista, il quale probabilmente l’ha inserito per indicare il corteggio di una fanciulla di sangue reale, come Europa. Sul fondo si scorge la città di Tiro, patria di Europa, che viene abbandonata dalla fanciulla perché portata dal toro verso l’isola di Creta; quest’ultima non risulta dipinta come spesso accade nelle rappresentazioni di questo mito.

Daisy Triolo