46: Giove e Europa

Titolo dell'opera: Ratto di Europa

Autore: Giulio Pippi, detto Giulio Romano (1499-1546)

Datazione: 1527-1528

Collocazione: Mantova, Palazzo Tè, Sala delle Aquile

Committenza: Federico Gonzaga

Tipologia: Rilievo a stucco

Tecnica:

Soggetto principale: Europa rapita da Giove sotto forma di toro

Soggetto secondario:

Personaggi: Europa; Giove (sotto forma di toro); figure femminili

Attributi: toro (Europa)

Contesto:

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Carpeggiani P., Giulio Romano a Mantova, Sintesi, Mantova 1987, p. 86; Il mito di Europa. Da fanciulla rapita a continente, catalogo della mostra, Firenze Galleria degli Uffizi, 11 giugno 2002-06 gennaio 2003, Giunti, Firenze 2002, pp. 77-79; Belluzzi A. - Forster K.W., Palazzo Tè, in Giulio Romano, Electa, Milano 2007, pp. 350-354

Annotazioni redazionali: La Camera delle Aquile è la più piccola del Palazzo Tè a Mantova. Giulio Romano, su commissione di Federico II Gonzaga, realizza per quest'ambiente privato una decorazione ricca e varia comprendente stucchi e affreschi. Il rilievo in questione, compiuto tra il 1527 e il 1528, fa parte di un insieme di scene dedicate a rapimenti di fanciulle da parte di dei innamorati secondo temi tratti dalle metamorfosi di Ovidio. Nel ratto di Europa la fanciulla è vista di schiena sul dorso dell'animale in fuga con un braccio aggrappato alle corna del toro e con la mano sinistra intenta a reggere il velo. Europa appare turbata e spaventata da quanto le sta accadendo e volge il volto disperato all'indietro verso le compagne rimaste a riva che “davano l'impressione di voler correre, si verso il toro, ma di temere ad inoltrarsi in mare” come narrato in Achille Tazio (Eurfc14), infatti sempre da questa fonte si può risalire alla postura di Europa sul toro. Dalla produzione figurativa del mondo antico, inoltre, deriva il motivo delle ancelle sul lido, che ha un precedente iconografico attendibile nel mosaico del I secolo d.C. proveniente da Preneste. Al tempo di Giulio Romano l'antica opera era presente nella collezione Barberini a Roma, ora  invece è collocata nel museo Oldenburg (Cfr. scheda opera 18).  

Antonio Giuseppe Gana