41: Giove e Europa

Titolo: Ratto di Europa

Autore: Giovanni Maria Falconetto (1468-1535)

Datazione: 1520 ca.

Collocazione: Mantova, palazzo D’Arco, Sala dello Zodiaco, parete settentrionale, fregio al di sopra del riquadro dell’Ariete

Committenza: Giulio dei Gonzaga di Feltrino (Capodieci-Ilari)

Tipologia: pittura parietale

Tecnica: affresco

Soggetto principale: Ratto di Europa

Soggetto secondario:

Personaggi: Giove (sotto forma di toro); Europa; Nike; ancelle

Attributi: toro (Giove); toro (Europa)

Contesto:

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Capodieci L., Ilari C., I segreti del tempo: prime considerazioni sullo zodiaco di palazzo D’Arco a Mantova, in “Storia dell’arte”, 87,1996, pp.141-167; Capodieci L., Ilari C., La sala dello zodiaco affrescata dal Falconetto a Mantova, in “Venezia Cinquecento”, 11, 1996, pp. 23-37; Capodieci L. Gli affreschi del Falconetto in palazzo D’Arco a Mantova: quel che celano gli astri, in “Art e dossier”, 124, 1997, pp. 27-30; Signorini R., La dimora dei conti D’Arco a Mantova, Editoriale Sonetti, Mantova 2000, pp. 214-227; Acidini Luchinat C. (a cura di), Il mito di Europa da fanciulla rapita a continente, catalogo della mostra (Firenze 2002), Giunti, Firenze 2002, pp. 72-73; Cieri Via C., L’arte delle Metamorfosi. Decorazioni mitologiche nel Cinquecento,Lithos Roma 2003, pp. 222-223

Annotazioni redazionali: La sala dello zodiaco si trova al primo piano di un edificio mutilo in seguito alla demolizione nel 1872 del palazzo rinascimentale che lo conteneva. Attualmente dunque si tratta di una costruzione isolata all’interno del giardino di Palazzo D’Arco. Nella sala di forma rettangolare dal soffitto a travatura originariamente dipinto, si dispiega il ciclo di affreschi del Falconetto in dodici riquadri, cinque per ogni lato lungo e uno per ogni lato breve, riprendendo nell’impianto decorativo quello impiegato da Pinturicchio nel palazzo di Domenico Della Rovere. In ogni riquadro all’interno di un’apertura ad arco in alto compare il segno zodiacale, al centro le attività ad esso collegate, mentre in basso dei plutei in grisaille simulano dei bassorilievi. Ai lati dell’arco due medaglioni con teste di imperatori romani, oltre alle paraste decorate a grottesche e sollevate su podi anch’essi in grisaille. Lungo tutto il perimetro corre un fregio che illustra un episodio mitologico per ciascun riquadro. In particolare sulla parete settentrionale in corrispondenza del segno dell’ariete si trova il ratto di Europa in un piccolo spazio tra due centauri. Sono ancora da chiarire le motivazioni che hanno determinato la scelta dei miti presenti nel fregio. Nel caso del ratto esso sembra anticipare ciò che avviene sullo sfondo del riquadro con il segno del toro in cui è riconoscibile lo stesso episodio (Cfr. scheda opera 40). Nella piccola scena del fregio Europa appare nuda semisdraiata sul toro con il corpo rivolto verso destra, un braccio sulla testa rivolta a sinistra e l’altro a cingere il collo dell’animale. La fanciulla non sembra essere spaventata, tanto che non si volge nemmeno indietro a guardare le sue compagne che al contrario sembrano esserlo. Una di esse è colta nell’atto di avvicinarsi con prudenza tenendo le mani davanti il petto; un’altra solleva il braccio, protendendo una mano in direzione di Europa quasi ad offrirle il suo aiuto; l’ultima più indietro sembra indicare l’evento. In alto sulla sinistra scende in volo porgendo due corone una Nike, presente anche nell’ hydria ceretana di Villa Giulia (Cfr. scheda opera 04). Non si può trascurare inoltre la particolare predilezione di Falconetto nel rielaborare continuamente il patrimonio classico che aveva visto e disegnato durante il suo lungo viaggio a Roma. In relazione a questo la Capodieci individua in un sarcofago dionisiaco conservato al museo nazionale romano, la fonte alla quale il pittore si sarebbe ispirato per le tre figure femminili; allo stesso modo la posa di Europa nella sua posa rievocherebbe secondo la studiosa una delle tante Nereidi trasportate da tritoni e centauri nell’ambito dei cortei marini.

Silvia Molinari