40: Giove e Europa

Titolo: Toro (mese di aprile)

Autore: Giovanni Maria Falconetto (1468-1535)

Datazione: 1520 ca.

Collocazione: Mantova, palazzo D’Arco, Sala dello Zodiaco, parete orientale

Committenza: Giulio dei Gonzaga di Feltrino (Capodieci-Ilari)

Tipologia: Pittura parietale

Tecnica: Affresco

Soggetto principale: attività connesse al mese di aprile: la pastorizia

Soggetto secondario: sullo sfondo a destra Ratto di Europa, a sinistra Giove che pone tra le stelle il toro

Personaggi: Pan(?), capra Amaltea, Giove, Nettuno, Europa, figura maschile, figure femminili

Attributi: Siringa (Pan); fulmine (Giove); tridente (Nettuno); toro (Europa)

Contesto: scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://www.wga.hu/frames-e.html?/html/f/falcon/zodiac.html 

Bibliografia: Schweikhart G., Un artista veronese di fronte all’antico:gli affreschi zodiacali del Falconetto a Mantova, in Roma e l’antico nell’arte e nella cultura del ‘500 a cura di Fagiolo M, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1985, pp. 461-488; Capodieci L., Ilari C., I segreti del tempo:prime considerazioni sullo zodiaco di palazzo D’Arco a Mantova, in “Storia dell’arte”, 87, 1996, pp. 141-167; Capodieci L., Ilari C., La sala dello zodiaco affrescata dal Falconetto a Mantova, in “Venezia Cinquecento”, 11, 1996, pp. 23-37; Capodieci L. Gli affreschi del Falconetto in palazzo D’Arco a Mantova: quel che celano gli astri, in “Art e dossier”,124, 1997, pp. 27-30; Signorini R., La dimora dei conti D’Arco a Mantova, Editoriale Sonetti, Mantova 2000, pp. 214-227; Acidini Luchinat C. (a cura di), Il mito di Europa da fanciulla rapita a continente, catalogo della mostra (Firenze 2002), Giunti, Firenze 2002, pp. 72-73; Cieri Via C., L’arte delle Metamorfosi. Decorazioni mitologiche nel Cinquecento,Lithos Roma 2003, pp. 222-223

Annotazioni redazionali: Nel riquadro dedicato al segno del toro il ratto di Europa si inserisce solo sullo sfondo di una scena di difficile interpretazione, nella quale Giove appare per quattro volte. In primo piano un personaggio canuto, con la barba che tiene sulle spalle un piccolo ariete viene identificato come Pan, perché è intento a suonare la siringa e ha delle piccole corna sulla testa, accanto ad esso la capra Amaltea con il piccolo Giove. Gli studiosi sono concordi nell’interpretare complessivamente la scena in riferimento alla fecondità e abbondanza della terra, ma anche alla fertilità procreativa soprattutto in base a ciò che Ovidio sostiene nei Fasti riguardo il mese di aprile dedicato a Venere Verticordia. La teoria sarebbe avallata dalla presenza di vari elementi come: la capra che sta partorendo, l’ariete che si sta abbeverando ad una fonte con l’erma di Priapo, la coppia di cervi quale simbolo di lussuria e lo stesso toro nel suo significato generativo, spesso associato all’idea di ardore sessuale. Sulla sinistra Giove su di un arco, identificato con quello di Augusto a Fano, sta ponendo fra le stelle il toro in segno di riconoscenza per avergli permesso di conquistare Europa, esattamente come è descritto sia da Ovidio (Eurfc08) che da Igino (Eurfc11). Per quanto riguarda quest’ultimo esistono buone probabilità che Falconetto conoscesse l’edizione veneziana del Poeticon Astronomicon del 1482, viste le forti somiglianze fra le illustrazioni contenute nel volume e l’iconografia impiegata per i segni zodiacali del ciclo mantovano. Al di sotto dell’arco si scorgono due figure che dagli attributi, il fulmine e il tridente appaiono rispettivamente come Giove e Nettuno; la presenza del dio del mare in relazione all’episodio del ratto può essere spiegata nella misura in cui, secondo alcuni autori classici, egli agevola il passaggio attraverso il mare o addirittura precede con il suo seguito il toro (Eurfc04, vv. 146-148; Eurfc13). Sullo sfondo sono stati individuati altri edifici antichi, quali il tempio di Esculapio (a sinistra dietro l’arco) e  la basilica di Costantino a destra, accanto alla quale quattro figure femminili, forse le compagne di Europa non sembrano interessate o preoccupate del rapimento della compagna, a dispetto di quanto specificato da più fonti, al contrario dai movimenti sembra che stiano danzando e riecheggiando atteggiamenti propri delle Grazie. Mosco (Eurfc04, vv. 36-41) per esempio fa riferimento alla danza, quale attività delle fanciulle sulla riva ma prima dell’arrivo del toro, mentre in questo caso il rapimento è già in atto ed esse sembrano ignorarlo. Europa dal canto suo nuda e semidistesa richiama la scena nel fregio del riquadro con l'Ariete (Cfr. scheda opera 41), con l’unica variante costituita dalla posizione delle braccia. Nel pluteo in grisaille posto alla base della composizione gli studiosi (Capodieci 1996; Signorini 2000) ravvisano sulla sinistra di un corteo marino, Europa seduta di spalle sul toro, senza però dare importanza al fatto che la ragazza tiene in mano una sorta di pisside e che questo particolare sembra non avere ulteriori riscontri iconografici in altre rappresentazioni del mito.

Silvia Molinari