39: Giove e Europa

Titolo dell’opera: Ratto di Europa

Autore: Girolamo Da Santacroce (1480-1485 ca. – 1556)

Datazione: prima metà del XVI secolo ca.

Collocazione: Roma, Museo di Palazzo Venezia (proveniente dalla Collezione del Cavalier Giulio Stermini)

Committenza:

Tipologia: dipinto

Tecnica: tempera su tavola (22 x 54,5 cm)

Soggetto principale: Giove fugge dopo aver rapito Europa

Soggetto secondario: le due fanciulle assistono al rapimento

Personaggi: Giove, Europa, due fanciulle

Attributi: toro (Giove); toro (Europa)

Contesto: scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Venturi A., La Galleria Sterbini in Roma, casa editrice De L’Arte, Roma1906, pp. 165-170; Santangelo A., Museo di Palazzo Venezia, Catalogo, Colombo editore, Roma 1948, pp. 41-42; Della Chiesa B., Baccheschi E., I pittori da Santacroce, in I pittori bergamaschi dal XIII al XIX secolo. Il Cinquecento, Bergamo 1976, vol. II, pp. 32-33; Il mito di Europa: da fanciulla rapita a continente, a cura di Cristina Acidini Luchinat, Giunti, Firenze 2002, p. 220

Annotazioni redazionali: il Ratto di Europa attribuito a Girolamo da Santacroce in origine formava una delle fronti di un cassone nuziale. La scena del Ratto, dunque, potrebbe anche essere letta non tanto in chiave drammatica, quanto in stretto rapporto all’oggetto su cui è stata rappresentata. Il cassone per tradizione doveva essere donato in occasione della celebrazione di un matrimonio, quindi per celebrare l’amore coniugale; Girolamo da Santacroce si sarebbe allineato alla funzione che l’oggetto d’arredo, e con esso anche la scena del Ratto di Europa, avrebbero dovuto avere, evitando ogni riferimento al tema drammatico del rapimento. Si sa che anche in altre occasioni lo stesso soggetto è stato utilizzato per decorare un cassone nuziale (Cfr. scheda opera 27), sempre in riferimento al trionfo dell’amore e del matrimonio. La tavoletta, oggi conservata nel museo di Palazzo Venezia, faceva parte della ricca collezione di opere appartenuta al colto Cavalier Giulio Sterbini, il quale avrebbe acquisito dipinti di diverse epoche, prediligendo, nel caso di opere attribuite al XVI secolo, uno stile legato alla tradizione e divergente dalla rivoluzionaria pittura dei Grandi Maestri. Il dipinto di Girolamo da Santacroce rientra in questo tipo di selezione effettuata dal Cavaliere Sterbini. Sappiamo infatti che l’artista lavorò fin dal 1503 a Venezia nella bottega di Gentile Bellini (1429-1507), la quale allora rappresentava gli ideali religiosi più vicini ai veneziani. Del maestro veneziano Girolamo conservò le forme dolci e raffinate, divergenti dallo stile cinquecentesco che si andava affermando in quegli anni; dunque l’artista non poté che eseguire la scena del Ratto di Europa interpretandola secondo un gusto idilliaco e raffinato, tralasciando la tradizionale interpretazione del Ratto come evento tragico, in virtù della funzione che il cassone su cui stava dipingendo avrebbe dovuto avere. Europa, voltandosi alle spalle per chiedere aiuto alle fanciulle, appare spaventata, ma in realtà il generale clima che si intuisce dalla scena è tutt’altro che drammatico, confermando così un Girolamo vicino ad una maniera quasi elegiaca di rappresentare il soggetto. Da un punto di vista iconografico, infine, la scena, che si svolge in un aperto paesaggio, propone i personaggi disposti secondo una divisione netta in due gruppi: da una parte Giove  fugge con Europa e dall’altra le due fanciulle si mostrano spaventate dall’avvenimento. Da notare che la scena principale, quella del gruppo del Toro ed Europa, è orientata non verso lo spettatore come di consueto, ma verso l’orizzonte indefinito delle acque cavalcate da Giove.

Raffaella Recchia