36: Giove e Europa

Titolo dell’opera: Europa e il toro

Artista: Baldassarre Peruzzi (1481-1536)

Datazione: 1508 ca.

Collocazione: Roma, Villa Farnesina alla Lungara, Sala del fregio, parete est

Committenza: Agostino Chigi (1465 ca.-1520)

Tipologia: pittura parietale

Tecnica: affresco (h. 30 cm)

Soggetto principale: Europa viene rapita da Giove, rappresentato sotto forma di toro

Soggetto secondario: Mercurio conduce la mandria verso la spiaggia, due ancelle disperate accorrono verso la riva del mare

Personaggi: Europa, Giove, Mercurio, due ancelle

Attributi: toro (Europa), calzari, petaso, caduceo (Mercurio), toro (Giove)

Contesto: paesaggio marino

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Saxl F., La villa Farnesina, in La storia delle immagini, La Terza, Bari 1965, pp. 105-118; Mercalli M. Pagliai D., Baldassarre Peruzzi. La sala del fregio, in I luoghi di Raffaello a Roma, catalogo della mostra, a cura di Cassanelli L. Rossi S., Edizioni De Luca, Roma 1983, pp. 25-38; Gerlini E., Villa Farnesina alla Lungara, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1988, pp. 50-54; Cieri Via C., Villa Farnesina alla Lungara, in L’arte delle metamorfosi. Decorazioni mitologiche del Cinquecento, Lithos, Roma 2003, pp. 298-301; Frommel C.L., La villa Farnesina, Franco Cosimo Panini, Modena 2003, vol. I, pp. 70-75, 175-177; vol. II, pp. 100-111

Annotazioni redazionali: La villa Farnesina fu commissionata dal banchiere Agostino Chigi nel 1508 all’architetto Baldassarre Peruzzi. La decorazione fu affidata a Raffaello e ai suoi allievi, Sebastiano del Piombo, il Sodoma e allo stesso Peruzzi. La Sala del Fregio collocata al pianterreno, tra la loggia e la stanza dove risiedeva il banchiere, era adoperata come anticamera, sala d’attesa o sala da pranzo privata di Agostino Chigi. La stanza, decorata sulle quattro pareti da un fregio, rievoca il mito antico con allusioni alla personalità del committente e alla sua attività lavorativa. Le pareti sono decorate nella parte superiore da una narrazione mitologica continua, intervallata da piccoli arbusti spogli a dividere le scene che corrono su uno sfondo blu continuo, con al centro di ogni parete una scena di morte e violenza. Secondo Frommel (2003)  la ricorrenza del tema della morte e della violenza sono un monito della tragica scomparsa della moglie del banchiere Margherita Sancini avvenuta nel 1508. La parete raffigurante l’episodio del Ratto di Europa si inserisce nella serie degli dei olimpici, assieme alla pioggia d’oro di Danae, la storia di Semele, Diana e Atteone, re Mida e Nettuno e Anfitrite. La parete dove è rappresentato l’episodio del Ratto di Europa è quella in cui è contenuto il più alto numero di divinità (dieci in totale) che regolano tutte le attività dell’uomo e il loro destino. Le chiavi di lettura del fregio potrebbero essere due: la prima vede nel ciclo il contrasto tra ragione e passione, mentre la seconda riguarda la progressiva emancipazione dell’uomo dall’arbitrio degli dei (Cieri Via, 2003).

L’episodio di Europa collocato sulla parete est, in corrispondenza della loggia di Amore e Psiche, apre la serie dei tre amori di Giove preceduta da una finta cariatide in pietra che divide le parete nord con le fatiche di Ercole e stabilisce il punto di inizio della decorazione (Cieri Via, 2003; Frommel, 2003). La scena si apre con Mercurio, riconoscibile dai suoi classici attributi (calzari, petaso e caduceo), nel ruolo di pastore mentre spinge la mandria di buoi verso il mare, tra i quali Giove si nasconde assumendo la forma di toro bianco. Peruzzi raffigura Mercurio secondo il prototipo classico conosciuto forse da un disegno di Ciriaco d’Ancona conservato a Oxford alla Bodleian Library (Pagliai, 1983). Frommel (2003) ipotizza un particolare significato della presenza di Mercurio in questo episodio: il dio è il protettore dei mercanti, del commercio e delle miniere, e questa sua caratteristica potrebbe alludere alle attività del committente, il banchiere senese Agostino Chigi, che effettivamente possedeva delle miniere di allume, materiale che commerciava per via marittima e con il quale accrebbe la sua ricchezza. Nonostante il fascino della lettura di Frommel, non bisogna dimenticare che la presenza del dio Mercurio è accertata nelle fonti letterarie classiche, soprattutto in Ovidio (Eurfc07) dal quale il ciclo trae diretta ispirazione (Saxl 1965- Cieri Via 2003).  Il resto della composizione è dedicato alla seconda parte del mito, quello del ratto vero e proprio. Le ancelle della principessa di Tiro, posizionate davanti alla mandria di buoi, corrono verso la riva del mare. In segno di disperazione una apre le braccia per andare incontro ad Europa, l’altra si strappa i capelli conferendo maggiore drammaticità alla scena. Europa è seduta sul toro bianco con la gamba destra distesa e la sinistra poggiata sul dorso dell’animale, vestita da un mantello che le avvolge la vita e il braccio sinistro lasciando scoperto il seno. Il braccio sinistro è poggiato sul capo del toro coronato da una ghirlanda di fiori. La fanciulla ritratta dall’aspetto pacato e tranquillo si volge verso le compagne e con il braccio destro disteso cerca di tranquillizzarle, come a fermarle dalla precipitosa corsa per salvarla dal rapimento di Giove. Il volto di Europa non nasconde tensione o paura; nella scena la fanciulla sembra non imporre la sua individualità di donna contro il volere della divinità (Pagliai, 1983). Questa scelta formale si discosta dalle raffigurazioni coeve del mito nelle quali Europa è spesso ritratta con il volto spaventato; si vedano ad esempio l’incisione contenuta nell’Hypnerotomachia Polyphili (Cfr. scheda opera 33) o il celebre disegno di Dűrer conservato all’Albertina (Cfr. scheda opera 29). Laddove nell’incisione del 1499 la fanciulla si rivolge verso le ancelle con il volto corrucciato e alzando il braccio in segno di disperazione, l’Europa della Farnesina ha un’espressione rassegnata, come se la fanciulla, consapevole del proprio destino, acconsentisse tacitamente al rapimento del dio. Sappiamo che Peruzzi compì uno studio minuzioso della figura del toro che nuota nell’acqua con le zampe ben distese e i muscoli in torsione per il movimento che sta compiendo: esistono infatti alcuni disegni preparatori conservati a Bayonne, in cui l’artista ha realizzato una copia di un rilievo antico romano custodito al museo del Louvre.

Gabriella Antonacci