33: Giove e Europa

Titolo: Ratto di Europa

Autore:

Datazione: 1499

Collocazione: Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, manoscritto dell’Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna, Aldo Manuzio, Venezia 1499, f. 81 r

Committenza:

Tipologia: incisione

Tecnica: xilografia (308 x 218 mm)

Soggetto principale: Giove rapisce Europa

Soggetto secondario: le ancelle sulla spiaggia tentano di correre in aiuto di Europa

Personaggi: Europa, Giove (sotto forma di toro), ancelle 

Attributi: toro (Europa, Giove)

Contesto: paesaggio marino

Precedenti:

Derivazioni:

Immagine:

Bibliografia: Zucchetti C. (a cura di), Hypnerotomachia Poliphili, Milano ristampe anastatiche 1963; Seznec J., La sopravvivenza degli antichi dei: saggio sul ruolo della tradizione mitologica nella cultura e nell'arte rinascimentali, Boringhieri, Torino 1980; Cinti D. ad vocem “Europa”, in Dizionario mitologico, Sonzogno, Milano 1994, pp. 120-121; Guthmuller B., Mito, poesia, arte. Saggi sulla tradizione ovidiana nel Rinascimento, Bulzoni, Roma 1997; Passerini L., Il mito d’Europa, Giunti, Firenze 2002; AA.VV. Il mito di Europa. Da fanciulla rapita a continente, Giunti, Firenze 2002, p. 216; Hall J., ad vocem “Ratto di Europa”, in Dizionario dei soggetti e dei simboli nell’arte, Longanesi, Milano 2007, p. 348

Annotazioni redazionali: L’incisione correda un passo della celeberrima opera di Francesco Colonna, pubblicata a Venezia alla fine del XV secolo come uno dei maggiori successi editoriali del momento. Europa è protagonista del primo dei trionfi narrati a partire dal seguente incipit al foglio 80: “Poliphilo in questo prescripto loco vide le quatro triumphante seiuge tutte di varie petre et di pretiosissimi gioelli. Dalla multitudine promiscua di beati gioveni in laude del summo Iove molto venerabondi”. Viene fatto intendere che la vera e propria scena raffigurante il momento del ratto si trovi su uno dei pannelli a figure d’oro su fondo di diamante del ricco carro trionfale di Europa, ornato di ruote di smeraldo e sul quale la fanciulla è trainata stando sul dorso del toro. “Nella dextera tabella mirai espresso una nobile et regia nympha cum multe coetanee in uno prato, incoronante gli victoriosi tauri di multiplici strophiii di fiori; et uno adhaerente a essa multo peculiaremete domesticatose. Quella nympha confise la sinistra tabula conteneva, che ascenso avea sopra il mansueto et candido tauro, et quello quella per el tumido mare timida transfretava”. La prima osservazione che salta all’occhio dello spettatore riguarda il paesaggio: sia la scena marina a sinistra, che quella terrestre a destra e sul fondo, popolata dalle ancelle di Europa e da alberi e cespugli, sono raffigurate di grandezza decisamente sproporzionata rispetto all’imponenza dei personaggi nonostante le fonti medievali diano loro grande importanza (Eurfm03); è quindi evidente che l’intento dell’illustrazione sia quello di dare risalto all’aspetto umano e quindi al valore mistico-simbolico della figurazione. Il gruppo di Europa e del toro, immerso quasi del tutto nell’acqua, si avvia verso il mare aperto mentre la fanciulla a cavalcioni (Cfr. scheda opera 32) si volta verso le ancelle con il braccio alzato quasi in segno di saluto: benché con la mano destra si aggrappi ancora al corno come vuole Ovidio (Eurfc07), non v’è più traccia in lei della paura descritta dalle fonti, in particolare dallo stesso Ovidio, o da Giovanni dè Bonsignori (Eurfm13) e da alcune figurazioni classiche. L’abito è contemporaneo all’epoca della stampa, di fattura semplice senza alcun ornamento è simbolo esso stesso dell’anima che si spoglia da ogni orpello terreno per andare incontro alla beatitudine celeste; perfino le ancelle sul lido, da spaventate che avrebbero dovuto essere, paiono quasi pregare, l’una inginocchiata e l’altra in piedi con le mani giunte. Sull’estrema destra una terza ancella tiene un toro per le corna: forse una velata allusione all’originario carico erotico del mito, in tal modo neutralizzato dalla giovane in questione che “trattiene” fisicamente l’animale simbolo della passione in modo che l’anima di Europa possa dirigersi verso la vera salvezza. Alla luce di queste osservazioni, risulta chiaro quanto il cambiamento del registro della figurazione medievale dei miti ovidiani risenta molto delle versioni moralizzate delle Metamorfosi, in particolare dell’Ovide Moralisé (Eurfm09; Cfr. scheda opera 22) e di Petrus Berchorius (Eurfm10). La lettura cristianizzata della vicenda classica, vuole infatti che Giove-toro si trasformi in Cristo salvatore che conduce l’anima del fedele (Europa) verso la redenzione e la grazia.

Nadia De Flaviis