27: Giove e Europa

Titolo: Ratto di Europa

Autore: Liberale da Verona (1445-1527/1529)

Datazione: 1470 ca.

Collocazione: Parigi, Museo del Louvre

Committenza:

Tipologia: Dipinto

Tecnica: Tempera su tavola(?) (39X118cm)

Soggetto principale: Europa viene rapita da Giove sotto forma di toro

Soggetto secondario: Europa giunge sulla riva del mare con le sue ancelle (dx), si allontana da esse per raggiungere il toro (centro) e dopo essere stata rapita passeggia in compagnia di Giove (sin.).

Personaggi: Giove; Europa; ancelle

Attributi: toro (Giove); toro (Europa)

Contesto: paesaggio costiero

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://cartelen.louvre.fr/cartelen/visite?srv=car_not_frame&idNotice=1253

Bibliografia: Del Bravo C., Liberale da Verona, Il Fiorentino, Firenze 1967, p. CIV; Guthmüller B., Mito poesia arte, Bulzoni, Roma 1997, p. 314; Hughes G., Renaissance cassoni masterpieces of early italian art: painted marriage chests 1400-1550, Art books International, Londra 1997, pp. 132-133, 148, 151; Acidini Luchinat C. (a cura di), Il mito di Europa da fanciulla rapita a continente, catalogo della mostra (Firenze 2002), Giunti, Firenze 2002, p. 57

Annotazioni redazionali: Il mito di Europa in questo caso è raffigurato sul pannello centrale di un cassone nuziale, una sorta di baule che conteneva la dote della sposa, particolarmente in voga nel XV e XVI sec., tanto che i principali artisti del Rinascimento si cimentarono nella realizzazione di tali oggetti di uso pratico. In un’ambientazione cortese il racconto prende forma in cinque momenti differenti, adattandosi alla struttura allungata del pannello. Sulla destra Europa sempre ben riconoscibile, quale principessa con la sua veste riccamente decorata, giunge sulla riva del mare in compagnia delle sue ancelle. Appena più in là, nella folta vegetazione boschiva animata da uccelli e cerbiatti, si scorge sempre Europa che con un gesto abbastanza eclatante si distacca dal gruppo delle amiche, per avvicinarsi a Giove trasformatosi in un candido toro bianco (Eurfc07). Esso docilmente seduto a terra aspetta che la fanciulla salga sulla sua groppa, ma quando anche le compagne si apprestano a salire, si alza improvvisamente e come si può vedere nella parte centrale del pannello, inizia a nuotare nel mare. Europa seduta di traverso tenendo con entrambe le mani una ghirlanda sulla testa del toro si volge con aria un po’ malinconica a guardare la riva che si allontana (Eurfc07), mentre i gesti e le espressioni delle amiche denunciano tutto il lo sgomento per quanto è appena accaduto sotto i loro occhi. Nella parte sinistra del cassone a conclusione del racconto, Giove che riacquisite le sembianze umane, ma sprovvisto dei consueti attributi, appare come un giovane vestito secondo la moda del tempo mentre incede tenendo sottobraccio Europa. La presenza del ratto di Europa a decorare un cassone nuziale come questo può essere spiegata dal fatto che Ovidio e Boccaccio costituiscono le principali fonti da cui sono tratte le storie che appaiono su questo tipo di manufatti. Si può fornire però una giustificazione più specifica, infatti da quanto osservato a partire dal mosaico di Aquileia (Cfr. scheda opera 14) tale tema veniva scelto per decorare anche le stanze da letto, ambienti privati e intimi, le cui pitture spesso così come per i cassoni dovevano fornire un esempio di virtù da emulare nella vita reale. Questo aspetto di Europa come donna virtuosa, che darà il nome ad una parte del mondo è presente in Orazio (Eurfc06, vv. 73-76) che sottolinea il suo ruolo di sposa di Giove dal grande destino, così come in Boccaccio (Eurfm12). Non tutti gli studiosi sono concordi nell’attribuire a Liberale da Verona un altro cassone rappresentante il Ratto di Elena(http://www.italica.rai.it/rinascimento/iconografia/prot_1329.htm), che secondo alcuni farebbe da pendant con quello di Europa. Se ciò fosse vero la fonte che mette in relazione i due rapimenti sarebbe Erotodo (Eurfc03), il quale parla di una sorta di vendetta messa in atto dai greci nel rapire prima Europa e poi Elena e Medea, dal momento che in precedenza i fenici avevano condotto ad Argo contro la sua volontà la greca Io figlia di Inaco.

Silvia Molinari