03: Giove e Europa

Titolo dell'opera: Europa sul toro

Autore:

Datazione: 580–550 a.C.

Collocazione: Palermo, Museo Archeologico “Antonio Salinas” (proveniente da Selinunte, tempio Y)

Committenza:

Tipologia: scultura in tufo

Tecnica: bassorilievo

Soggetto principale: Europa è rapita da Giove trasformato in toro

Soggetto secondario:

Personaggi: Europa, Giove (sotto forma di toro)

Attributi: toro (Europa); toro (Giove)

Contesto:

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Tusa V., La scultura in pietra di Selinunte, Sellerio, Palermo 1983, p. 113; Guimond L., ad vocem Europa, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Verlag, Zurigo-Monaco 1988, IV, 1, p. 81, n. 78; Passerini L., Il mito d' Europa: radici antiche per nuovi simboli, Giunti, Firenze 2002, p. 67

Annotazioni redazionali: Si tratta della più antica raffigurazione prodotta in Occidente del mito di Europa finora pervenuta. Databile tra gli inizi e la metà del VI secolo a.C., fu rinvenuta il 10 febbraio del 1892 da Antonio Salinas insieme ad altre tre metope, nei pressi della torre semicircolare all'estremità settentrionale della cinta muraria dell'acropoli di Selinunte. Originariamente doveva essere policroma, poiché nella fila superiore della cornice a dentelli di questa metopa sono state ritrovate tracce di colore azzurro. Scolpita in tufo, presenta un bassorilievo caratterizzato da una certa semplicità nell'esecuzione grafica, nel quale Europa mostra il volto di profilo; le sue mani sono la sinistra su una delle due piccole corna, la destra poggia direttamente sul dorso del toro, le gambe sono entrambe sul lato destro. È vestita con un lungo chitone che lascia scoperti i soli piedi, e i lunghi capelli sono sparsi a ciocche sulle spalle e sul petto. Il toro ha il muso rivolto frontalmente verso lo spettatore, il pelo sulla fronte è ben curato come lo sono i capelli di Europa, le zampe anteriori, arcuate, contribuiscono a dare l'idea del movimento in acqua verso destra; e i due delfini sotto le zampe del toro stanno proprio a rappresentare il mare in cui i due s'inoltrano per arrivare a Creta, elemento fondamentale del mito, citato a partire da Esiodo (Eurfc01). Successivamente, in Mosco (Eurfc04) e poi in Luciano (Eurfc13), entrambe fonti successive alla metopa in analisi, “il paesaggio marino compare come motivo che consente la celebrazione delle divinità marine” (Passerini, 2002).

Andrea Rossetti