29: Callisto

Titolo dell'opera: 

Autore: Bernard Salomon

Datazione: 1557

Collocazione:  Bernard Salomon, La Metamorphose d'Ovide figurée, Lione 1557

Committenza: 

Tipologia: incisione

Tecnica:  xilografia

Soggetto principale: Giunone punisce Callisto

Soggetto secondario: 

Personaggi: Callisto, Giunone, Orsa

Attributi:  corona, scettro (Giunone); Orsa (Callisto)

Contesto:  scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Guthmuller B., Mito, poesia, arte. Saggi sulla tradizione ovidiana nel Rinascimento, Bulzoni, Roma 1997, pp. 213-216

Annotazioni redazionali: Le incisioni di Bernard Salomon ad illustrazione de La Métamorphose d’Ovide figurée, pubblicata per la prima volta a Lione nel 1557, costituirono il modello per le illustrazioni ovidiane successive. Guthmuller (1997) evidenzia come il titolo stesso dell’opera rimandi alla Picta Poesis di Barthélemy Aneau (1552), testo di emblemi che unisce poesia e pittura. L’opera di Salomon presenta infatti la tipica tripartizione degli emblemi in inscriptio (breve descrizione del soggetto), pictura e subscriptio (epigramma a commento). In ogni pagina queste tre parti sono racchiuse ed evidenziate da una ricca cornice ornamentale.  In ogni caso la Métamorphose figurée non può dirsi un libro di emblemi perché non fornisce una lettura allegorica del mito pur avendo un fine pedagogico. La consonanza con la letteratura emblematica è segno di un progressivo affermarsi dell’immagine sul testo che si conclude con l’opera di Tempesta (cfr. scheda opera 45) e Goltzius (Cfr. scheda opera 37). L’incisione raffigura Giunone mentre punisce Callisto afferrandola per i capelli e gettandola a terra supina. In questo particolare si discosta dal testo ovidiano che descrive la ninfa gettata bocconi. Solamente le incisioni che illustrano la Picta Poesis di Aneau e l’edizione delle Metamorfosi di Micyllus (Leipzig, 1582) seguono in questo il testo. La dea inoltre brandisce in aria il suo scettro, particolare ripreso nelle illustrazioni posteriori. A sinistra un’orsa, Callisto, guarda la scena. Ovidio sottolinea infatti come la ninfa tramutata non perda la capacità di pensare e di dolersi del proprio stato.

                                                             Silvia Trisciuzzi