06: Callisto

Titolo dell’opera: Il mito di Callisto

Autore: Baldassarre Peruzzi

Datazione: 1510-11

Collocazione: Roma, Villa della Farnesina, volta della Loggia di Galatea

Committenza: Agostino Chigi

Tipologia: pittura murale

Tecnica: affresco

Soggetto principale: Callisto sul carro

Soggetto secondario:

Personaggi: Callisto, Amorini

Attributi:

Contesto: sfera celeste

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Saxl F., La fede astrologica di Agostino Chigi, interpretazione dei dipinti di Baldassarre Peruzzi nella sala di Galatea della Farnesina, Reale Accademia d'Italia, Roma 1934; D’Ancona P., Gli affreschi della Farnesina in Roma Ed. del Milione, Milano 1955, p. 86; Mori G., Baldassarre Peruzzi, Oroscopo di Agostino Chigi, Loggia di Galatea, in I luoghi di Raffaello a Roma, a cura di Cassanelli L. , Rossi S., Multigrafica editrice, Roma 1983, pp. 38-40; Lippincott K., Two astrological Ceilings Reconsidered: the “Sala di Galatea” in the Villa Farnesina and the “Sala del Mappamondo a Caprarola”, in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, 53, 1990, pp. 185-196; Gerlini E., La Villa de la farnésine à Rome, Itinéraires des muséès, galeries et monuments d’Italie, n. 2, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1990, p. 38; Quinlan-Mc Grath M., “The Villa Farnesina, time-telling conventions and reinaissance astrological practice” in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, 58, 1995, pp. 52-71; Cieri Via C., L’arte delle metamorfosi. Decorazioni mitologiche nel Cinquecento, Lithos, Roma 2003, pp. 298-301

Annotazioni redazionali: L’immagine di Callisto si trova in uno dei due ottagoni che ornano la volta della loggia di Galatea, nella villa della Farnesina a Roma. Fa parte di una serie di affreschi legati ad un programma incentrato sulla rappresentazione dell’oroscopo del committente Agostino Chigi, seguendo un’abitudine piuttosto consueta in Italia,  nei sec XV e XVI, di rappresentare i cicli astrologici. Peruzzi eseguì la decorazione del soffitto fra il 1510 e il 1511. La struttura dell’intera composizione a scomparti si sviluppa intorno ai tre ottagoni centrali, di cui due a forma allungata posti ai lati di quello in cui  probabilmente era effigiato lo stemma dei Chigi. Lo studio di Saxl del 1934 indica l’intero complesso come una carta del cielo, in cui sono raffigurati gli elementi astrali necessari per il calcolo di un oroscopo, come i pianeti e la loro posizione nelle costellazioni zodiacali. Negli scomparti esagonali sono rappresentati i sette Pianeti (compresi Sole e Luna) attraverso le immagini degli dei, divenuti divinità planetarie. Le costellazioni, invece, sonno raffigurate o con i simboli che le identificano o con i miti che ne spiegano la nascita. E’ questo il caso della costellazione dell’Orsa maggiore, identificata con il mito di Callisto. Peruzzi attua un processo di “mitologizzazione” dei corpi celesti, che trova la sua origine fin nei poemi omerici. Questo si codifica nel V sec. e quindi si completa successivamente con i cataloghi di Eudoxos di Cnido, con il poema di Arato del III sec. e con l’opera di Eratostene. Ogni costellazione è connessa con un eroe del mito, per cui si realizza una fusione fra astronomia e mitologia, di cui è un esempio Igino, poeta del II sec. d.C., che fu astronomo e mitografo, divenuto una delle fonti principali dei trattati medievali e rinascimentali. Per tutto questo ciclo, come del resto per la decorazione di tutte le sale, l’ispirazione deriva dalle Metamorfosi di Ovidio. In esse è presente l’idea di ciclicità, connessa alla concezione stessa di “metamorfosi”. In particolare nell’episodio di Callisto, si rappresenta il momento in cui la ninfa, che aveva  perso la sua natura umana ed era stata degradata ad una condizione animale dalla gelosia di Giunone, viene innalzata al cielo per volontà di Giove  e, resa immortale, trionfa trasformata in costellazione. Ella si trova su un carro d’oro, decorato con emblemi di guerra, come un carro trionfale romano, trainato da due tori nel cielo stellato. Elegantemente vestita tiene le briglie del carro, mentre il lungo velo dei suoi abiti fluttuanti si libra nel cielo. Tra le nuvole spuntano le teste di putti, simboleggianti i venti. Il cielo è stellato e tutta la composizione prende il simbolo dell’Orsa Maggiore che, con i “septentriones” – i sette tori – costituisce la costellazione del Carro, che appare tra Pegaso e il Leone. E’ questa una raffigurazione di Callisto colta in un momento diverso da quello che abitualmente si trova nelle immagini che mostrano il suo mito. Di solito queste tendono ad evidenziare, per lo più, il momento della sua umiliazione, della scoperta cioè da parte di Diana della segreta maternità della ninfa, o la metamorfosi di questa in orsa, quasi a suggellare la potenza della divinità di fronte all’offesa, anche se incolpevole, della ninfa. Nell’affresco di Peruzzi, invece, che è interessato allo studio delle costellazioni e alla loro identificazione con personaggi mitologici, Callisto è divenuta ormai eterna, per volere di Giove, commosso per la triste vicenda della donna da lui amata. Ella ci appare in tutta la sua sfavillante bellezza, in atteggiamento regale di dea, sicura e trionfante nella sua posizione celeste.

 Giulia Masone