01: Apollo e Coronide

Titolo dell’opera: Apollo e Coronide

Autore:

Datazione: 1380-1390

Collocazione: Città del Vaticano, manoscritto dell'Ovide Moralisé e Ovidius moralizatus, Reg. lat. 1480, f. 290, B.A.V.

Committenza:

Tipologia: miniatura

Tecnica: tempera

Soggetto principale: Apollo discute con il corvo

Soggetto secondario:

Personaggi: Apollo, corvo

Attributi: arco, frecce, lira (Apollo)

Contesto: scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://www.italica.rai.it/rinascimento/iconografia/prot_1304.htm

Bibliografia: Seznec J., La sopravvivenza degli antichi dei, Bollati Boringhieri, Torino 1981, p. 144

Annotazioni redazionali: L'Ovide moralisé, un poema francese scritto fra il 1316 e il 1328, e l’Ovidius moralizatus, ossia Metamorphosis Ovidiana moraliter explanata, sono i due testi principali con i quali l’opera di Ovidio viene trasmessa durante il XIV secolo  in chiave cristiano-allegorica. La miniatura in esame raffigura il momento in cui Apollo ha appena colpito a morte Coronide uccidendola e, pentitosi, punisce il corvo che gli aveva rivelato il tradimento della donna amata. L’animale, infatti, è qui rappresentato con le piume nere, dopo essere stato colpito dalla punizione divina. La fabula di Apollo e Coronide contiene il mito eziologico del corvo: viene infatti narrata la vicenda che porta il corvo ad avere il suo aspetto, nonché il motivo per cui vengono solitamente associati al voltatile significati di cattivo presagio ed esagerata loquacità. In origine, infatti, il corvo aveva il piumaggio bianco ed era un uccello caro e al servizio di Apollo, ma a causa della solerzia da parte del corvo nel rivelargli il tradimento di Coronide, Apollo lo punisce trasformando le sue penne da bianche in nere e trasformandolo così nell’animale la cui comparsa presagisce mali. Il mostro raffigurato ai piedi di Apollo è di difficile interpretazione. Seznec, nel suo testo La sopravvivenza degli antichi dei, per cercare di spiegare le tre teste di animali del famoso quadro di Tiziano “Tre età della vita”, fa ricorso a Macrobio e ai suoi Saturnali, in cui descrive una statua di Serapide con accanto un essere mostruoso “che è a un tempo leone, lupo e cane: soltanto le sue tre teste sono visibili, mentre i corpi confusi sono stretti nelle spire di un serpente”, i tre animali sono le tre forme del tempo. Possiamo ipotizzare che il mostro associato al dio Serapide, nell’antico culto orientale sia confluito, poi, in quello occidentale, magari associato ad Apollo e allegorizzato dai testi medievali.

Agnese Altana