09: Via Lattea

Titolo dell'opera: Pallade persuade Giunone ad allattare Ercole

Autore: Giulio Bonasone (1510-1576)

Datazione: 1560

Collocazione: Londra, British Museum Department of Prints and Drawings

Committenza:

Tipologia: incisione

Tecnica: acquaforte e bulino, 135x103

Soggetto principale: A destra: Giunone allatta Ercole sotto lo sguardo di Atena e di un'anziana donna con il capo coperto (forse Lucina)

Soggetto secondario:

Personaggi: Giunone, Ercole bambino, Atena, Lucina

Attributi: elmo, lancia, scudo (Atena); velo (Lucina)

Contesto: interno

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Massari S., Giulio Bonasone, Quasar, Roma 1983, vol. I, fig. 209; Cirillo Archer M., The Illustrated Bartsch, Abaris Books, London 1995, pp. 319-320

Annotazioni redazionali: In alto sulla cornice il nome dell'incisore: I. Bonasone / inventor; al centro in basso la seguente scritta: "Persuade Giunon Pallade a dar / Il proprio latte al gran figliuolo di Giove / Perché spassa di qui, più che d'altrove / si suol l'altrui figliuol, ch'l proprio amar". In basso nell'angolo destro il timbro Petrassani; a sinistra a matita la lettera: P. Bonasone incide Ercole allattato da Giunone, normalmente il mito è stato trattato come la rappresentazione dell'inganno di Giove, che porta Ercole bambino sul petto di Giunone perché lo allatti e renda l'immortalità al bambino nato da una mortale, così racconta Igino. Nell'incisione di Bonasone Giunone volontariamente è d'accordo nell'allattare il piccolo Ercole e i versi interpretano la scena come simbolo di educazione. Il tema iconografico è inusuale in ambito rinascimentale, a ciò si aggiunge l'interpretazione moralizzante dei versi che accompagnano l'immagine. In essi troviamo commenti riferibili all'obbedienza, all'autorità religiosa e all'inadeguatezza dell'uomo ad interpretare la verità divina. La linea ambigua che divide in queste immagini la pura descrizione mitologica e i riferimenti alle tematiche contemporanee riflette l'incerto ruolo della mitologia dopo il Concilio di Trento. Per quanto riguarda la possibilità che sia stato Bonasone l'autore dei versi, bisogna dire che egli era in contatto con gli umanisti bolognesi. La studiosa Massari ha messo in evidenza che la creazione della serie di Giunone potrebbe avere essa stessa connessioni con l'accademia del Bocchi, il frontespizio della serie mostra Atena e Mercurio gli stessi dei, che come simboli dell'accademia adornano Palazzo Bocchi nell'incisione della facciata. Come mostra il frontespizio il titolo della serie sono gli amori, le vendette e le gelosie di Giunone. La scelta di Giunone è essa stessa iconograficamente rara se non unica nel Rinascimento. Giunone non era una dea popolare nel repertorio degli artisti rinascimentali, ci sono infatti pochi riferimenti visivi. L'impressionepopolare spesso è quella di una dea vendicativa e gelosa, che punisce le scappatelle del marito. Bonasone ha evitato le storie in cui c'era una trasformazione di una mortale, potrebbe aver guardato per le storie classiche anche alle associazioni cristiane o neoplatoniche. Con l'eccezione del frontespizio ogni incisione contiene pochi versi, composti in italiano che spiegano l'immagine. Attraverso questi versi e la scelta dell'immagine è chiaro l'intento educativo della serie. Ci sono diversi temi principali che emergono dalla lettura dei versi. Uno di questi è il destino di coloro che sfidano l'autorità religiosa. La prima incisione nella serie mostra esplicitamente questo, in essa è rappresentata la Punizione di Giunone,i versi che la accompagnano:Giunon nell'aria sospesa/ Da Giove irato e chiaro esempio a noi/Quanto debba temersi Dio, da poi/Che fin nel ciel si vendica l'offesa. Ci sono anche altre scene con lo stesso tema di fondo come la rappresentazione della cospirazione degli dei contro Giove. "Non è difficile" , afferma la Archer, "vedervi l'allusione al Papa attaccato dai teologi e vescovi protestanti". Un secondo tema è quello che promuove il concetto della gloria del paradiso e l'inabilità dell'uomo a comprendere il ragionamento di Dio. Questi ammonimenti sui limiti della ragione umana alludono all'importanza della funzione Chiesa come interprete delle Sacre Scritture e come mediatrice presso Dio per la salvezza dell'uomo. Un terzo tema è dato dalla funzione di educatrice o intermediatrice attribuita a Giunone, qualità materne e protettive applicabili anche alla Vergine. Le incisioni con Giunone e Cupido, Giunone che allatta Ercole, un donna incinta che implora l'aiuto di Lucina e Giunone che chiede grazia a Giove. L'ultima incisione potrebbe essere una diretta allusione alla tradizione mariologica. Nei versi si legge che Giunone riferisce delle punizioni e dei lamenti che ha visto nel regno dei morti. Nell'antica tradizione bizantina la Vergine domandava all'arcangelo Michele di mostrarle i tormenti dei dannati mentre attraversavano il Purgatorio. Ella pensò che le punizioni erano eccessive e chiese a Michele di riunire tutti gli angeli per chiedere la grazia a Dio. Quando essi si rifiutarono Ella lo chiese lei stessa. Comunque nella serie l'associazione di Giunone con Maria o la chiesa non è mai esplicito, come non lo è l'identificazione di Giove con Cristo e il Papa. Sempre secondo la Archer dalla lettura dei versi le tre tematiche in cui si divide la serie corrono parallele alle storie della vita di Cristo. In questo modo si collocano all'interno della tradizione dell'Ovidè Morali. I riferimenti allegorici sono comunque ambigui. Nell'incisione con Giove e Memnosine, Bonasone sembra alludere alla sofferenza di Cristo, i versi dicono "Giove lascia il suo tempio eterno per amore di una ninfa che si disfa di lui e lo distrugge, e trasformandolo in un umile pastore ci dà l'esempio di come ogni cosa diventi sotto il dominio". L'interpretazione moralizzante dei miti classici risale al medioevo. I miti erano letti come parabole o allegorie delle tematiche cristiane. Questa tradizione culmina nell'Ovidus Moralizatus di Berchorius (prima metà del XIV secolo) e nel più popolare Ovidè Moralisè. Durante il Rinascimento artisti e scrittori hanno continuato a far uso di questa tradizione, sviluppando complesse associazioni simboliche tra le figure e le storie mitologiche e le idee morali e filosofiche. Comunque nel corso della metà del XIV secolo la mitologia si comincia a dividere dalle interpretazioni medievali, ma non la elimina del tutto. La Riforma critica severamente questo mescolamento di sacro e profano. La chiesa controriformata , non condannò lo studio e l'uso dei testi antichi, ma si oppose severamente alla tradizione medievale della "riconciliazione". Nell'Index librorum prohibitorum del 1564, promulgato da Pio IV, non si proibisce la lettura di Ovidio ma della sua moralizzazione. Comunque bisogna tener presente che questo divieto era solo in linea di principio. I libri di Emblemata pubblicati nel XVI e XVII secolo contenevano immagini e spiegazioni che davano esplicitamente letture morali alle immagini e ai simboli derivate dalla mitologia antica. A questa tradizione la serie di Bonasone appartiene, anche se quelle dell'artista non sono veri e propri emblemi. La serie non è oscura e non vuole esserlo come bene è esemplato dalla scelta della lingua dei versi: l'italiano. Forse Bonasone si rivolgeva ad un pubblico più ampio e meno educato di quello degli Emblemata. I versi rispondono alla esigenza di chiarezza richiesta dalla chiesa post-conciliare.

                                                                                 Giovanna La Padula