58: Prometeo

Titolo dell'opera:   

Autore: Jacopo Zucchi

Datazione: 1586-1592

Collocazione: Roma, Palazzo Rucellai-Ruspoli, Galleria, volta

Committenza: Orazio Rucellai

Tipologia: dipinto murale

Tecnica: affresco

Soggetto principale: Minerva

Soggetto secondario: 

Personaggi: Minerva, Prometeo, Vulcano

Attributi: elmo, lancia, scudo con protome di gorgone, olivo, tempio, attributi delle arti (Minerva); uomo, torcia accesa (Prometeo); martello (Vulcano)

Contesto:  

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Pietrangeli C., a cura di, Palazzo Ruspoli, Editalia, Roma 1992; Strinati C., Jacopo Zucchi e la Galleria Rucellai, in Pietrangeli C., a cura di, Palazzo Ruspoli, Editalia, Roma 1992, pp. 185-216; Sica C., La “Genealogia delli Dei”, in Pietrangeli C., a cura di, Palazzo Ruspoli, Editalia, Roma 1992, pp. 217-220; Miarelli Mariani I., Roma – Palazzo Rucellai – Ruspoli, Galleria, in Cieri Via C., L’arte delle metamorfosi. Decorazioni mitologiche nel Cinquecento, Lithos, Roma 2003, pp. 288-289; Saxl F., La fede negli astri. Dall’antichità al Rinascimento, Bollati Boringhieri, Torino 2007 (I ed. 1985), pp. 421-448

Annotazioni redazionali: Jacopo Zucchi realizzò il ciclo di affreschi della Galleria di Palazzo Rucellai-Ruspoli su committenza di Orazio Rucellai in un periodo intorno al 1586-1592, datazione proposta sulla base del confronto stilistico con opere dello stesso periodo, come l’Amore e Psiche, firmata e datata al 1589 (Miarelli Mariani, 2003). Il complesso ciclo è stato ideato dallo stesso Zucchi e ne siamo a conoscenza per volontà dello stesso artista che lo descrisse accuratamente in un testo, pubblicato postumo dal fratello Francesco nel 1602, intitolato Discorso sopra li dei de’ gentili e loro imprese. Il testo è espressione della cultura dello Zucchi che scelse la tematica mitologica ed astrologica per decorare la volta del palazzo, ma ormai non attribuiva alcun valore significante alle raffigurazioni; il suo infatti è un approccio antiallegorico che privilegia la rappresentazione della figura singola, secondo un modello che ricorda l’Iconologia di Cesare Ripa (Strinati, 1992), rispetto all’impianto narrativo basato sulle diverse storie. La volta è suddivisa in riquadri che accolgono le figurazioni delle diverse divinità; al centro, in riquadri di dimensioni maggiori, si trovano infatti le divinità planetarie con i rispettivi carri: Giove, Marte, Apollo, Venere e Mercurio. Ciascuno è accompagnato dalle rispettive case diurne e notturne, in basso, ed i segni zodiacali nei quali transitano, in alto; gli ultimi due pianeti, Luna e Saturno si trovano invece nelle lunette laterali delle pareti brevi della sala. Intorno ai carri planetari, si susseguono dodici riquadri contenenti le divinità dell’Olimpo greco, ciascuna caratterizzata da numerosi attributi e da festoni con strumenti proprio della divinità che variano da figura a figura; tra ogni riquadro si trovano i segni zodiacali all’interno di medaglioni dipinti a monocromo. Completano la decorazione, le lunette dipinte alla base della volta, alternate a tondi a monocromo con le costellazioni minori. La suddivisione in riquadri permane anche nella decorazione delle pareti in cui si alternano episodi storici ed allegorici riferiti alla storia romana e figure singole di eroi ed eroine; nelle pareti brevi infine un omaggio alla figura del committente è reso dalle personificazioni delle città di Roma e Firenze. Tra le divinità, si trova la dea Minerva, riconoscibile dall’elmo, la lancia e dallo scudo con la gorgone, ai piedi gli strumenti delle diverse arti; ulteriori riferimenti alla dea sono dati dall’olivo e dal tempio, allusivi alla città di Atene di cui la dea è protettrice. Ai suoi lati infine sono rappresentati Vulcano, a sinistra, e Prometeo, a destra. Quest’ultimo, connotato dalla tradizionale barba lunga, tiene in una mano una torcia accesa e nell’altra una statuina di forme umane; questi attributi, peculiari del Titano, collegano strettamente le due figure in quanto è proprio Minerva che, vista la bellezza dell’uomo creato da Prometeo, condusse il Titano sull’Olimpo per prendere il fuoco celeste necessario all’animazione della creatura. 

Silvia Trisciuzzi