
Titolo dell'opera:
Autore: Francesco Mazzola, detto Parmigianino
Datazione: 1524-1527
Collocazione: New York, The Pierpont Morgan Library
Committenza:
Tipologia: disegno
Tecnica: penna ed inchiostro bruno
Soggetto principale: Prometeo anima il primo uomo
Soggetto secondario:
Personaggi: Prometeo, Apollo
Attributi: nudità, barba lunga, torcia accesa, uomo (Prometeo); carro del Sole (Apollo)
Contesto:
Precedenti:
Derivazioni:
Immagini:
Bibliografia: Raggio O., The Myth of Prometheus. Its survival and metamorphoses up to the eighteenth century, in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, 21, 1958, p. 57; Popham A. E., Catalogue of the drawings of Parmigianino, vol I,The Pierpont Morgan Library, New Haven-London, 1971, pp. 124-125, n. 320
Annotazioni redazionali: Il disegno di Parmigianino, datato intorno al 1524-1527, rappresenta l’animazione del primo uomo ad opera di Prometeo secondo un’iconografia che condensa i momenti fondamentali dell’agire prometeico. Al centro della scena, il Titano barbuto, con il torso nudo e le gambe coperte da un drappo – iconografia che si ritrova sulla fronte di alcuni sarcofagi romani; Cfr. scheda opera 13, scheda opera 14 e scheda opera 15 -, è raffigurato con le braccia distese in un atteggiamento che unisce concettualmente il carro del Sole sulla sinistra e l’uomo nudo, seduto sulla destra, che trattiene con la mano ad indicare l’unitarietà di intenzioni nel suo agire. Dopo aver plasmato l’uomo con la terra, infatti, Prometeo ruba il fuoco divino dalle ruote del carro del Sole per poterlo animare, secondo una tradizione che ha inizio con Servio (Promfc44) e Fulgenzio (Promfm01) e perdura per tutto il Medio Evo fino a giungere a Boccaccio (Promfm14) che segna il passaggio dall’interpretazione medievale a quella rinascimentale del mito. È proprio questa fonte, secondo la lettura della Raggio (1958), ad informare il disegno di Parmigianino che singolarmente scinde i due momenti della creazione e dell’animazione dell’uomo, pur mantenendone la profonda connessione reciproca, così come Boccaccio aveva introdotto un duplice Prometeo che dà vita ad un uomo dalla duplice natura. Il primo Prometeo è quello che plasma l’uomo naturale dalla terra, chiara metafora della creazione del Dio biblico; il secondo realizza l’uomo nella sua espressione più alta, la civiltà, liberandolo dalla sua condizione di brutalità originaria, secondo un’interpretazione del Titano come benefattore dell’umanità introdotta da Eschilo (Promfc04). Prometeo diviene dunque il sapiente che porta la civiltà agli altri uomini, uno stimolo per il saggio ad intraprendere quel cammino di meditazione che conduce alla verità di Dio, metaforicamente allusa dal fuoco del carro del Sole, e un emblema della celebrazione della cultura e delle capacità razionali dell’uomo.
Silvia Trisciuzzi
