31: Prometeo

Titolo dell'opera:   

Autore: Benvenuto Tisi, detto il Garofalo

Datazione: 1519

Collocazione: Ferrara, Seminario Arcivescovile, soffitto

Committenza: Girolamo Sacrati

Tipologia: pittura murale

Tecnica: affresco

Soggetto principale: il supplizio di Prometeo

Soggetto secondario: 

Personaggi: Prometeo, Oceano, Giove

Attributi: nudità, aquila (Prometeo); tridente (Oceano)

Contesto: paesaggio marino

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Raggio O., The Myth of Prometheus. Its survival and metamorphoses up to the eighteenth century, in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, 21, 1958, p. 57; Menzio P., Prometeo, sofferenza e partecipazione, Bologna, Patron 1992; Fioravanti Baraldi A. M., Il Garofalo. Benvenuto Tisi, pittore (c. 1476-1559), Luisè Editore, Rimini 1993, pp. 138-142, n. 70

Annotazioni redazionali: Benvenuto Tisi, detto il Garofalo, realizzò la decorazione del soffitto di una sala al pianterreno del Palazzo del Seminario di Ferrara su committenza del proprietario dell’epoca, Girolamo Sacrati. Il palazzo, donato da Leonello d’Este a Folco di Villafuora nel 1444, ha infatti avuto numerosi proprietari, tra cui appunto i Sacrati dal 1501 al 1540 ca., fino a divenire sede del Seminario nel 1721 per volontà del Cardinale Tommaso Ruffo (Fioravanti Baraldi, 1993). Gli affreschi, datati al 1519 grazie ad una data apposta in uno dei riquadri poligonali di soggetto mitologico, sono caratterizzati da una ricca decorazione composta da grottesche, cammei, fregi con putti, medaglioni. La volta è scandita in sei vele a monocromo da costoloni dipinti che poggiano su mensole e che si raccordano al centro aprendosi in un oculo di forma esagonale che richiama quello mantegnesco della Camera degli Sposi, dal quale riprende l’espediente illusionistico della balaustra dalla quale si affacciano dei personaggi. Intorno si spiegano quattro poligoni raffiguranti soggetti mitologici, tra i quali si trova il supplizio di Prometeo, ciascuno circondato da 3 medaglioni contenenti busti maschili o femminili rappresentativi delle 3 età dell’uomo; lungo la direttrice dell’esagono centrale due medaglioni di dimensioni maggiori contengono scene bibliche: Mosè e i carboni ardenti e Il giudizio di Salomone, così come le lunette, che non conservano intatta la decorazione originaria. Il riquadro con il mito di Prometeo raffigura il Titano nudo e disteso al suolo in una posa che esprime il grande dolore a cui è sottoposto dall’aquila, che per la verità ricorda una sorta di gru per la forma del becco. La testa di Prometeo è reclinata all’indietro ed una mano stringe un lembo del drappo che gli copre una gamba. L’iconografia della scena può essere considerata un unicum nel panorama figurativo del mito: ad assistere al supplizio infatti sopraggiunge dalle acque Oceano, con in mano il tridente, in un evidente riferimento ad una delle fonti classiche più antiche, il Prometeo incatenato di Eschilo (Promfc04). Oceano infatti occupa un posto significativo all’interno della tragedia eschilea (Menzio, 1992): il dio infatti si reca da Prometeo, avvinto sul monte Caucaso, per consigliargli di assoggettarsi al nuovo dominio di Zeus, mostrandosi umile e sottomesso. Il Titano però rifiuta strenuamente di riconoscere un qualunque errore nel proprio comportamento e non si piega nemmeno di fronte alla proposta di Oceano di intercedere per lui presso il re degli dèi. Il continuo confronto tra la grandezza di Prometeo e la crudeltà di Zeus che informa la tragedia, pur non mostrando mai un contatto diretto tra i due personaggi, è riproposto in un certo senso anche nel dipinto del Garofalo; in alto a sinistra infatti si vede il volto di Zeus che emerge da una nuvola per osservare la scena sottostante, senza intervenire per mitigare la punizione del Titano.

Silvia Trisciuzzi