
Titolo dell'opera:
Autore:
Datazione: 1513
Collocazione: Raffaello Regio, P. Ovidii Nasonis, Metamorphoseo vulgare, 1513
Committenza:
Tipologia: illustrazione
Tecnica: incisione xilografica
Soggetto principale: Prometeo anima il primo uomo
Soggetto secondario: Le età del mondo
Personaggi: Prometeo, uomini
Attributi: barba, torcia accesa, uomo (Prometeo); armi, aratro, nave (uomini)
Contesto: scena all’aperto
Precedenti:
Derivazioni:
Immagini:
Bibliografia: Moss A., Ovid in renaissance France, a survey of the Latin editions of Ovid and commentaries printed in France before 1600, The Warburg institute university, London 1982, pp. 28-31; Guthmüller B., Mito, poesia, arte. Saggi sulla tradizione ovidiana nel Rinascimento, Bulzoni, Roma 1997, pp. 61-63
Annotazioni redazionali: L’incisione appartiene al corredo illustrativo dell’Ovidius Metamorphoseos, cum commento familiari con il commento di Raffaello Regio (Promfr04), stampata per la prima volta a Venezia nel 1497. L’immagine condensa in un’unica scena due miti diversi delle Metamorfosi ovidiane connessi concettualmente per il loro collocarsi all’origine della condizione umana: la creazione dell’uomo ad opera di Prometeo e le età del mondo, in una composizione che caratterizza anche l’illustrazione dell’Ovidio Methamorphoseos vulgare di Giovanni Bonsignori (Cfr. scheda opera 26) e che verrà ripresa da Giovanni Antonio Rusconi nella sua immagine a corredo delle Trasformationi di Lodovico Dolce (Cfr. scheda opera 45). Sulla sinistra si vede Prometeo, barbuto e panneggiato a ricordare un filosofo saggio, connotazione che si trova già nell’arte classica, mentre avvicina una torcia accesa al primo uomo appena plasmato, come indica la postura rigida del corpo anatomicamente definito e gli occhi ancora chiusi. Il momento rappresentato non è tanto quello della creazione, bensì quello dell’animazione dell’uomo, secondo un’iconografia di derivazione medioevale che si trova in diverse miniature che illustrano l’Ovide moralisé in cui Prometeo è inserito in un più ampio contesto di creazione biblica ed è interpretato come una prefigurazione pagana delle verità di fede cristiane (Cfr. scheda opera 19 e scheda opera 20). Nel suo commento Raffaello Regio si sofferma sul tema della plasmazione dell’uomo, momento narrato dalla fonte ovidiana (Promfc21), ma anche sull’animazione per mezzo del fuoco e sul conseguente invio agli uomini di diversi mali da parte di Giove come punizione per l’affronto subito. La derivazione celeste del fuoco rubato da Prometeo è sottolineato da un particolare posto in alto a sinistra nell’immagine: al di sopra di una nuvola si vedono due puttini di cui uno tiene in mano una fiaccola accesa simile a quella del Titano, particolare che si ritrova anche nell’illustrazione che correda il testo di Bonsignori (Cfr. scheda opera 26). Sulla destra della scena sono rappresentati degli uomini armati di spade e scudi che combattono ferocemente: essi costituiscono l’aspetto caratterizzante della più dura età del mondo, quella del ferro, che vide proprio la nascita dei conflitti e delle guerre a seguito della scoperta del metallo con cui forgiare le armi. In una successione negativa infatti il mondo attraversò l’età dell’oro in cui la terra era rigogliosa e produceva i suoi frutti senza bisogno del lavoro umano, ma già con l’età dell’argento l’introduzione delle stagioni costrinse l’uomo a costruirsi un riparo e a lavorare la terra, momenti rappresentati al centro della scena, ma che caratterizzano anche l’età del bronzo durante la quale le navi iniziarono a solcare i mari, come si vede sullo sfondo.
Silvia Trisciuzzi
