27: Prometeo

Titolo dell'opera:   

Autore:  

Datazione: 1510

Collocazione: Cicerone, Tusculanae Disputationes, Venezia 1510

Committenza: 

Tipologia: illustrazione

Tecnica: incisione xilografica

Soggetto principale: il supplizio di Prometeo

Soggetto secondario: 

Personaggi: Prometeo

Attributi: vincoli, aquila, barba lunga (Prometeo)

Contesto: paesaggio montuoso

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Raggio O., The Myth of Prometheus. Its survival and metamorphoses up to the eighteenth century, in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, 21, 1958, p. 53

Annotazioni redazionali: La xilografia, appartenente ad un codice contenente le Tusculanae Disputationes di Cicerone (Promfc17), rappresenta il supplizio di Prometeo torturato da un’aquila che gli divora il fegato. La scena è caratterizzata da un paesaggio essenziale in cui risalta lo sperone roccioso al quale il Titano è incatenato per le braccia, secondo un’iconografia di origine classica resa celebre, tra gli altri monumenti, dal gruppo scultoreo pergameno (Cfr. scheda opera 10) e basata sul Prometeo incatenato di Eschilo (Promfc04); Esiodo (Promfc02) infatti parla di una colonna. La figura di Prometeo presenta dei tratti marcatamente medioevali, come l’abbigliamento - elemento in sé distante dalla nudità che caratterizza le rappresentazioni classiche - che lo connota come magister scholae e la postura eretta, quasi riposata, con le gambe distese. Gli unici elementi che denunciano la drammaticità del momento sono gli occhi socchiusi in un’espressione dolorosa e la barba lunga, attributo che caratterizza questo episodio sin dagli esempi dell’età classica per sottolineare l’estrema durata del castigo, ma soprattutto l’aquila che con le ali spiegate si avventa verso il suo torso, sostenendosi con gli artigli all’abito, in una composizione che si distanzia anche in questo dai modelli classici che generalmente mostrano il rapace appollaiato su una gamba piegata. La ferma sopportazione del supplizio da parte di Prometeo mostrata nella xilografia deriva dall’interpretazione moraleggiante che Cicerone dà del mito prometeico in un passo delle Tusculanae Quaestiones (secondo alcuni, forse la traduzione di alcuni versi della perduta tragedia di Eschilo, il Prometeo liberato (Promfc05), oppure una citazione del Prometheus di Accio (Promfc14), anch’essa perduta): il Titano è considerato dallo scrittore latino un emblema di sopportazione eroica della sofferenza. Allo stesso tempo il singolare abbigliamento può essere letto alla luce della tradizione medioevale di allegorizzazione delle Metamorfosi ovidiane; già nel primo Mitografo Vaticano (Promfm05) infatti Prometeo è connotato come “vir prudentissimus” ed il suo castigo è in realtà un ritiro sul monte Caucaso necessario per studiare il moto degli astri, indice della centralità della sapienza in relazione al personaggio del Titano. Questo processo raggiunge l’apice con Giovanni del Virgilio (Promfm11)  che ritiene che sotto le spoglie mitiche del Titano si celi il primo filosofo che indagò sulla natura dell’uomo in un riferimento alla figura classica del sapiente, a cui allude anche la spiegazione dell’etimologia del nome Prometeo come “divine mentis provisio” (De Petris, 2003), che verrà pienamente sviluppata in epoca rinascimentale.

Silvia Trisciuzzi