
Titolo dell'opera: Prometeo. Le età del mondo
Autore:
Datazione: 1501
Collocazione: Giovanni Bonsignori, Ovidio Methamorphoseos vulgare, Venezia 1501, f. 2r.
Committenza:
Tipologia: illustrazione
Tecnica: incisione xilografica
Soggetto principale: Prometeo anima il primo uomo
Soggetto secondario: Le età del mondo
Personaggi: Prometeo, uomini
Attributi: barba, torcia accesa (Prometeo); armi, nave, aratro (uomini)
Contesto: scena all’aperto
Precedenti:
Derivazioni:
Immagini:
Bibliografia: Raggio O., The Myth of Prometheus. Its survival and metamorphoses up to the eighteenth century, in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, 21, 1958, p. 49; Guthmüller B., Mito, poesia, arte. Saggi sulla tradizione ovidiana nel Rinascimento, Bulzoni, Roma 1997, pp. 237-2250
Annotazioni redazionali: La xilografia illustra l’Ovidio Methamorphoseos vulgare di Giovanni Bonsignori (Promfm15), stampato a Venezia nel 1497, ma composto tra il 1375 ed il 1377. Si tratta della prima traduzione in volgare delle Metamorfosi ovidiane in Italia, sebbene il rapporto con la fonte latina antica non sia diretto, ma mediato attraverso l’Expositio di Giovanni del Virgilio (Guthmüller, 1997). L’edizione del 1497 è corredata da cinquantadue incisioni molto importanti per la diffusione delle diverse iconografie dei miti ovidiani, nonostante il pesante intervento di censura attuato, proprio nel 1497, dal Patriarca di Venezia Tommaso Donà a causa della rappresentazione classicheggiante dei corpi umani la cui nudità era considerata immorale. È per consentire la pubblicazione che le incisioni in cui erano presenti corpi nudi sia maschili che femminili vengono censurate con pesante inchiostro scuro a coprire le nudità. Per lo stesso motivo nella successiva ristampa del 1501, alla quale appartiene l’incisione in questione, vengono ritoccate le matrici stesse per rendere meno scandalose le nudità. L’incisione presenta l’animazione dell’uomo da parte di Prometeo, sulla sinistra della scena. Un uomo, rappresentato in una nudità proporzionata, è adagiato su di un masso in una posa estremamente rigida che, insieme agli occhi ancora chiusi, sta ad indicare il suo essere ancora un corpo inanimato. Accanto a lui Prometeo, barbuto e panneggiato, è rappresentato come un saggio, secondo una caratterizzazione già presente nelle raffigurazioni classiche, ma che richiama anche l’iconografia di Dio Padre, ed è sottolineata dal testo stesso del Bonsignori (Promfm15): “ancora se espone Promoteo per uno sommo filosofo, a dare ad intendere che l'uomo fu creato dalla summa ed infinita scienza e bontà de Dio” con una evidente cristianizzazione del mito classico che è considerato come una prefigurazione delle verità di fede cristiane. Il Titano è colto nell’atto di accostare all’uomo una torcia accesa con il fuoco divino, rubato dall’Olimpo, per donargli l’anima immortale, ma anche quella facoltà razionale che lo rende la prima fra le creature. Al di sopra della scena dell’animazione, si vede una nuvoletta da cui si affacciano due teste di puttini, di cui uno ha in mano una torcia accesa uguale a quella di Prometeo, ad indicare la provenienza divina del fuoco animatore. Alla positività della creazione dell’uomo segue però la crudezza della sua vita; Ovidio infatti racconta la successione delle tre età del mondo fino all’attuale, quella del ferro, la meno felice, anche a causa della scoperta del metallo dal quale prende il nome, per la presenza delle guerre, della necessità di rifugiarsi nelle case, di separare le proprietà e di coltivare la terra, della pericolosità della navigazione - sebbene nel testo ovidiano (Met., I, 116-124) le case e l’agricoltura vedano la luce già nell’età dell’argento a seguito dell’iintroduzione delle stagioni. Quindi la vita a cui Prometeo ha dato inizio è segnata dalla grandezza, ma anche dalla sofferenza, dalla limitatezza e dalla crudeltà, come mostra il particolare raccapricciante della testa decapitata in basso a destra. La composizione della scena, con l’accostamento del mito di Prometeo con quello delle età del mondo, accostamento che ricalca la successione degli episodi del testo ovidiano, si trova anche nell’incisione che correda il commento alle Metamorfosi di Raffaello Regio (Cfr. scheda opera 28) e verrà ripreso in quella di Giovanni Antonio Rusconi che illustra le Trasformationi di Lodovico Dolce (Cfr. scheda opera 45).
Silvia Trisciuzzi
