
Titolo dell'opera:
Autore:
Datazione: 300 d.C.
Collocazione: Roma, Musei Capitolini
Committenza:
Tipologia: scultura
Tecnica: fianco di sarcofago in rilievo scolpito
Soggetto principale: Vulcano nella fucina con i Ciclopi
Soggetto secondario:
Personaggi: Vulcano, Ciclopi, Adamo (?), Eva (?)
Attributi: fucina, martello, incudine (Vulcano); albero della vita, nudità (Adamo, Eva)
Contesto:
Precedenti:
Derivazioni:
Immagini:
Bibliografia: Cumont F., Recherches sur le symbolisme funéraire des romains, Librairie orientaliste P. Geuthner, Paris 1942, pp. 324-325; Raggio O., The Myth of Prometheus. Its survival and metamorphoses up to the eighteenth century, in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, 21, 1958, p. 47, pl. 5b; Turcan R., Note sur le sarcophage “au Promethée”, in “Latomus”, XXVII, 1968, p. 632; Calza R.-Bonnanno M.-Messineo G.-Plama B.-Pensabene P., a cura di, Antichità di Villa Doria Pamphili, De Luca Editori d’arte, Roma 1977; Turcan R., Messages d’outre-tombe. L’iconographie des sarcophages romains, De Boccard, Paris 1999, p. 140
Annotazioni redazionali: Il fianco sinistro del sarcofago conservato ai Musei Capitolini, datato al III sec. d. C., raffigura Vulcano al lavoro all’interno della proprio fucina, aiutato dai Ciclopi – la stessa scena si trova sulla fronte di un sarcofago conservato al Louvre; Cfr. scheda opera 13; l’importanza della scena è data dalla presenza di un fuoco vivo che ricorda il furto di Prometeo, uno dei momenti più antichi del mito tramandato dalle fonti più antiche, come Esiodo (Promfc02) ed Eschilo (Promfc04), sebbene l’ambientazione all’interno della fucina sia stata introdotta da Platone nel Protagora (Promfc09). Vulcano, vestito di una sorta di perizoma, occupa lo spigolo del sarcofago ed è colto nell’atto di lavorare il metallo con il martello, probabilmente di realizzare le catene necessarie al supplizio del Titano; intorno a lui, i Ciclopi lo aiutano con il martello o alimentando il fuoco acceso. La centralità del fuoco però non è connesso solamente alla racconto mitico, ma presenta delle profonde implicazioni filosofiche in stretta connessione con la scena raffigurata sulla fronte: secondo la dottrina stoica, il fuoco rappresenta la scintilla divina che risiede nell’uomo sotto forma dell’anima, ma è anche lo spirito vivificante, lo pneuma, che anima l’universo (Cumont, 1942). Sulla sinistra del rilievo, si trovano, accanto ad un albero, un uomo ed una donna, le mani a coprirsi il ventre: potrebbe trattarsi della prima coppia creata da Prometeo oppure di Adamo ed Eva – il gesto delle mani connesso con il peccato originale a seguito del quale i progenitori percepirono la propria nudità - la cui presenza è segno della progressiva cristianizzazione del mito, tanto che Turcan (1999) la legge in analogia con il mito di Prometeo: il fuoco rubato serve infatti a rendere gli uomini simili agli dèi, proprio come il frutto dell’Albero della Vita sulla sinistra. Questo riconoscimento non è però unanime e alcuni critici hanno cercato una risposta all’interno del mito prometeico stesso: è stata proposto infatti l’episodio della trasmissione del fuoco, ma non vi è alcun attributo tradizionale della scena, come una torcia accesa accostata ad un’altra spenta; oppure un riferimento al mito di Deucalione e Pirra, figli rispettivamente di Prometeo ed Epimeteo, legati alla rinascita del genere umano a seguito del diluvio universale (Messineo, 1977).
Silvia Trisciuzzi
