14: Prometeo

Titolo dell'opera:   

Autore:  

Datazione: 240 d. C.

Collocazione: Parigi, Louvre (Da Alyscamps, Arles)

Committenza: 

Tipologia: scultura

Tecnica: fronte di sarcofago scolpito in rilievo

Soggetto principale: Prometeo crea il primo uomo

Soggetto secondario: 

Personaggi: Minerva, Prometeo, uomo, Elios (?), Psiche, Mercurio, Eros, Psiche, Cloto, Lachesi, Atropo, Dioscuri, Poseidone, Nereide o Selene (?), Anima (?), Gea, Poliido, Glauco, Olimpo (?), ninfa.

Attributi: lancia, elmo, egida, crisalide di farfalla (Minerva); nudità, barba lunga, uomo, canestro pieno di argilla (Prometeo); testa raggiata (Elios); ali di farfalla (Psiche); caduceo, petaso (Mercurio); globo (Lachesi); conocchia (Cloto); rotolo (Atropo); tridente (Poseidone); capo velato (Anima); serpente, ramo (Poliido)

Contesto:  

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Cumont F., Recherches sur le symbolisme funéraire des romains, Librairie orientaliste P. Geuthner, Paris 1942, pp. 318-324; Raggio O., The Myth of Prometheus. Its survival and metamorphoses up to the eighteenth century, in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, 21,  1958, p. 47, pl. 4f;  Baratte F.-Metzger C., Catalogue des sarcophages en pierre d’époques romaine et paléochrétienne, Éditions de la Réunion des musées nationaux, Paris 1985, pp.115-118, n. 47; Turcan R., Messages d’outre-tombe. L’iconographie des sarcophages romains,  De Boccard, Paris 1999, pp. 136-140; Caubet A.- Pouysségur P.-L.- Prat A., a cura di, L’Empire du Temps. Mythes et créations, catalogo della mostra (Paris, musée du Louvre, 10 avril-10 juillet 2000), Réunion des Musées Nationaux, Paris 2000, p. 117 n. 100

Annotazioni redazionali: Il sarcofago, rinvenuto nel XVI secolo, ad Alyscamps, ad Arles, nella cripta della chiesa di Saint-Honorat dove serviva da sepoltura per il vescovo Ilario, morto nel 449, è datato al 240 d.C. e appartiene ad un gruppo di sarcofagi (Cfr. scheda opera 13 e scheda opera 15), per la maggior parte databili al III sec., raffiguranti la creazione del primo uomo da parte di Prometeo. Come gli altri, la fronte è popolata di numerosi personaggi che concorrono ad esprimere una profonda riflessione sul destino e sul senso della vita, tematica comune a questi monumenti e appropriata alla loro destinazione funebre. Vicino per datazione all’altro sarcofago di soggetto analogo conservato al Louvre (Cfr. scheda opera 13), ne riprende anche molti aspetti iconografici. Innanzitutto la scena della creazione dell’uomo, sulla sinistra, mostra un Prometeo caratterizzato dagli attributi tradizionali come la barba e i lunghi capelli ricci: molto vicini l’abbigliamento  con un drappo a coprire le sole gambe ed il fatto che il Titano sia seduto mentre scolpisce una statua di forma umana maschile di piccole dimensioni, posta su di un alto piedistallo ornato da una decorazione a losanghe; a differenza dell’altro sarcofago  è qui presente un’altra statuetta umana. A terra, un canestro pieno di argilla, elemento tradizionale di questa rappresentazione, indica la materia d’origine dei corpi appena realizzati. Alle spalle del Titano la dea Minerva, appoggiata sulla propria lancia e con il capo coperto dal consueto elmo, vestita di un chitone su cui è posata l’egida, assiste a quest’opera creatrice con benevolenza, come dimostra la mano destra appoggiata sulla spalla di Prometeo (per la figura di Minerva in relazione alla creazione del primo uomo, Cfr. scheda opera 13). Accanto alla dea, si scorge un uomo con la testa coronata di raggi, molto probabilmente si tratta di Elios  - una raffigurazione è presente anche nel sarcofago conservato ai Musei Capitolini, Cfr. scheda opera 15 - mentre più oltre si trova un giovane con in mano una torcia il cui riconoscimento è incerto, interpretato  da Robert come Phaenon, una delle creature create da Prometeo ed in seguito trasformata in pianeta(Baratte-Metzger, 1985). Procedendo verso il centro, si trova Mercurio, il corpo nudo, ma con la clamide fermata sulla spalla destra, il capo coperto dal petaso e il caduceo nella mano sinistra, trattiene una piccola Psiche con ali di farfalla il cui braccio sinistro è levato nel tradizionale gesto di repulsione. Il centro del rilievo è occupato da due delle Parche, ciascuna caratterizzata dal proprio attributo: Lachesi una sfera celeste su cui è segnato il corso degli astri che la dea indica con una bacchetta, Cloto una doppia conocchia priva di contrappeso con cui filare il corso della vita dell’uomo; entrambe hanno in capelli raccolti in uno chignon e una piuma ad ornare la fronte. Alle loro spalle, in secondo piano, compaiono in bassorilievo due teste maschili con un copricapo conico che sono state interpretate come i due Dioscuri. Atropo invece è seduta sulla destra e spiega il rotolo contente il destino umano, accanto a lei un calamaio posato su di un piedistallo; il braccio destro è teso come a sottolineare l’ineluttabilità delle sue parole ed è rivolto verso Poseidone che tiene il tradizionale tridente. In secondo piano una figura femminile, il cui riconoscimento è incerto, per la quale si è parlato di una nereide per la particolare acconciatura dei capelli che ha fatto pensare alle chele di un crostaceo, o di Selene per la mezzaluna che presenta sulla fronte. Accanto un’altra figura femminile tocca la spalla destra di una donna velata che volge il volto verso di lei; tra le loro teste, sullo sfondo, si trova una stella. Quest’ultimo personaggio è spesso presente nei rilievi di sarcofago di soggetto prometeico, ma il suo significato è controverso: si è infatti pensato che rappresentasse Anima, ma anche Morte per il carattere particolarmente mesto del suo atteggiamento. Inoltre è stata notata una consonanza con le raffigurazioni di Alcesti e per questo motivo è stata letta come un riferimento all’immortalità dell’anima. Questo gruppo di figure è particolarmente controverso poiché se la donna seduta presenta il tradizionale rotolo del destino ed un abbigliamento simile a quello di Cloto, è però il personaggio che poggia la mano sulla spalla di Anima ad avere sulla fronte delle piume come le altre due Parche, e per questo motivo la prima è stato interpretata non solo come Atropo, ma come una rappresentazione della defunta stessa, mentre la seconda è per alcuni una Musa (Baratte-Metzger, 1985). All’estrema destra, in primo piano, una figura femminile semidistesa, vestita di un chitone di cui trattiene un lembo a conca come per raccogliere dei frutti, è stata identificata come Gea - personaggio presente anche nel sarcofago dei Musei Capitolini e nel mosaico proveniente da Philippopolis; (Cfr. scheda opera 15 e scheda opera 18) - ma anche questo riconoscimento è incerto poiché nella mano sinistra stringe un ramo di pino e non la tradizionale cornucopia. Sullo sfondo una figura maschile barbuta, anch’essa distesa, il torso nudo e le gambe coperte da un drappo, nella mano destra probabilmente un ramo di pino,  si appoggia con il braccio sinistro ad un’anfora rovesciata, come la ninfa coronata di foglie che si trova accanto; potrebbero essere entrambe divinità marine oppure l’uomo una personificazione dell’Olimpo, mentre la ninfa che lo accompagna delle acque che scorrono in montagna. In primo piano, lungo tutto il sarcofago, si trovano figure umane nude di piccole dimensioni; sotto Mercurio due figure abbracciate, interpretate come Eros e Psiche, mentre ai piedi delle Parche sono presenti due personaggi, uno disteso, con in mano un oggetto di cui rimane solamente il punto di ancoraggio, forse una ghirlanda, l’altro che si avvicina tenendo in mano una torcia, e poco più in là altri due ricevono da un serpente una pianta. Fulcro concettuale della rappresentazione è la plasmazione dell’uomo ad opera di Prometeo a cui sovrintende la dea Minerva e in questo caso anche Elios; le due divinità potrebbero alludere al dono dell’intelligenza, caratteristica peculiare dell’uomo in opposizione agli animali, nelle sue forme: il nous da parte di Elios, la phronesis da Minerva. Turcan (1999) poi sottolinea come la presenza di Elios con la testa raggiata indichi una relazione tra l’animazione del primo uomo e la concezione secondo la quale il nous deriva dal fuoco solare. Accanto, il gruppo di Mercurio e Psiche è stato interpretato alla luce della tematica della morte: il dio psicopompo estrae l’anima dal corpo del defunto che però in questo caso non è presente. Le tre Parche, sovrintendenti al destino umano, sono state lette da Cumont (1942) in chiave cosmica, in stretta connessione con la presenza dei due Dioscuri. Secondo lo studioso, le Parche, per altro presenti anche nell’altro sarcofago di soggetto prometeico conservato al Louvre (Cfr. scheda opera 13), presentano gli attributi delle Muse, divinità che presiedono ai movimenti delle sfere celesti: Lachesi infatti è accostata ad Urania con cui condivide l’attributo della sfera, mentre Cloto e Atropo sono vestite come tradizionalmente Talia e Melpomene; ma l’elemento più significativo è costituito dalle piume nei capelli, attributo che le Muse vinsero alle sirene in una contesa di canto. Questa assimilazione, basata sul mito di Er di cui parla Platone nella Repubblica (libro X), porta ad integrare la concezione di destino dell’uomo, associato alle Parche, con l’idea che il moto degli astri ne segni l’esistenza dalla nascita proprio attraverso la sovrapposizione con le Muse (Cumont, 1942; Baratte-Metzger, 1985); una simile raffigurazione si trova nell’altro sarcofago prometeico conservato al Louvre (Cfr. scheda opera 13). In questo contesto Lachesi rappresenta la sfera delle stelle fisse, Cloto i pianeti e Atropo la zona sublunare. I Dioscuri poi, di cui si vede la sola testa coperta da un particolare copricapo con in cima una stella, alludono alle due calotte celesti e quindi anche al ciclico alternarsi del giorno e della notte. Infine la presenza di Poseidone insieme a Gea indica che  l’influsso del destino non ha importanza solamente in relazione alla caduca esperienza umana, ma anche al mondo con i suoi cicli naturali ed al cosmo intero. Un aspetto peculiare del rilievo è dato poi dai tre gruppi di personaggi, di dimensioni minori, posti in primo piano. La loro interpretazione è controversa, ma probabilmente alludono ai momenti significativi della vita umana: la nascita, la vita, la morte e la rinascita (Baratte-Metzger, 1985). Quest’ultima è rappresentata dal gruppo dei due giovani con il serpente che è interpretato come il mito di  Glauco, figlio di Minosse, resuscitato da Poliido per mezzo di un’erba con proprietà curative portata da un serpente, animale quest’ultimo spesso presente nei miti legati alla mortalità dell’uomo, basti pensare all’epopea di Gilgamesh o, nel caso del mito prometeico, allo scolio di  Nicandro secondo il quale l’uomo perse l’immortalità acquisita per aver denunciato il furto di Prometeo proprio a favore di un serpente (Promfc13). Se il riconoscimento del racconto di Glauco è corretto, è evidente che si tratta di un mito dal chiaro contenuto resurrezionale, consono alla destinazione funebre del rilievo che lo ospita, da connettere con diversi aspetti iconografici, ma anche letterari, del mito prometeico. Innanzitutto lo stretto rapporto che lega questa scena con quella di Eros e Psiche abbracciati: il superamento dell’esperienza terrena avviene sotto il segno di Amore poiché solamente dopo la morte l’anima può ricongiungersi ad esso. Turcan (1999) richiama a questo proposito alcuni versi delle Metamorfosi di Apuleio in relazione al matrimonio tra Amore e Psiche, VI, 23, 4-5:  “E subito [Giove] ordinò a Mercurio di andare a prendere Psiche e di portarla in cielo”. Cumont (1942) interpreta Eros e Psiche abbracciati come un’allegoria, di matrice neo-pitagorica, dell’amore divino che spinge l’anima umana ad elevarsi, mentre Festugière (1957) come l’amore da cui nasce la vita. Inoltre il tema dell’immortalità è strettamente connesso con il mito prometeico; secondo alcune fonti, le Argonautiche di Apollonio Rodio (Promfc12) e quelle di Valerio Flacco (Promfc26), a seguito del supplizio di Prometeo nacque una particolare erba dalle proprietà magiche, tra cui la più importante era proprio l’immortalità. Turcan (1999) accosta l’elemento vegetale del mito di Poliido e Glauco con un dettaglio di un frammento di sarcofago conservato nella Sala dei Busti al Museo Pio Clementino in cui al di sotto delle creature plasmate da Prometeo, una stante e la consueta distesa al suolo, si trovano delle piante con l’iscrizione SERYS. Quest’ultima è una pianta che ha la caratteristica di rinverdire a contatto con l’acqua, chiara allusione al carattere immortale dell’anima.

Silvia Trisciuzzi