10: Prometeo

Titolo dell'opera:   

Autore:  

Datazione: 159-137 a.C. o 88-84 a.C.

Collocazione:  Berlino, Staatliche Museen (proveniente da Pergamo, stoà Nord del santuario di Atena)

Committenza: Attalo II o Mitridate VI Eupator

Tipologia: scultura

Tecnica: tutto tondo

Soggetto principale: Prometeo è liberato da Eracle

Soggetto secondario: 

Personaggi: Prometeo, Eracle, Caucaso

Attributi: nudità (Prometeo); pelle del leone nemeo (Eracle)

Contesto:  

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Becatti G., L’età classica, Sansoni, Firenze 1965, p. 266; Paribeni E., ad vocem Prometeo, in Enciclopedia dell’arte antica classica e orientale, 1965, vol. VI, p. 486; Bieber M., The sculpture of the Hellenistic Age, Columbia University Press, New York 1967, p. 122;  Smith R.R.R., Hellenistic Sculpture, Thames and Hudson, London 1991, p. 155; Moreno P., Scultura ellenistica, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, Roma 1994, pp. 598-601; Gisler J. R., ad vocem Prometheus, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Artemis Verlag, Zurich-München, 1994, vol. VII, pp. 550-551

Annotazioni redazionali: Il gruppo scultoreo appartiene alla stoà Nord del santuario di Atena, a Pergamo, ma non c’è concordanza nella letteratura critica per quanto riguarda la sua datazione e, di conseguenza, la committenza; infatti è stata proposta una datazione al 159-137 a.C., sotto il re Attalo II, oppure all’88-84 a.C., con Mitridate VI Eupator. Doveva essere inserito, secondo le ricostruzioni, all’interno di una nicchia, e forse era parte del corredo decorativo di una fontana, come ha suggerito la cavità che si trova alla base della personaggio alla sinistra di Eracle che, se interpretato come personificazione fluviale, ricoprirebbe anche a livello simbolico il ruolo di dispensatore dell’acqua (Moreno, 1994). La scena rappresentata è quella della liberazione di Prometeo di cui il gruppo costituisce un riferimento iconografico imprescindibile all’interno della tradizione rappresentativa. Il Titano, nudo secondo la consuetudine, trasmette la sensazione del suo essere avvinto ad una roccia attraverso la posizione contratta degli arti (nonostante la statua sia pervenuta mutila), in particolare del ginocchio destro piegato, sul quale presumibilmente doveva poggiarsi l’aquila, come si trova anche nello scarabeo conservato al British Museum (Cfr. scheda opera 03). La presenza di una roccia alla quale il Titano è stretto da vincoli si ricollega al Prometeo incatenato di Eschilo (Promfc04) che rinnovò la versione più antica, quella esiodea (Promfc02), che invece prevedeva una colonna (Cfr. scheda opera 02). L’episodio è chiarito dalla presenza di Eracle, nudo, ma rivestito della pelle del leone nemeo, colto nell’atto di scagliare la freccia che ucciderà l’aquila; il volto dell’eroe inoltre potrebbe avere i tratti di un re pergameno, Attalo II o Mitridate VI Eupator. Accanto, un personaggio sdraiato e panneggiato, la cui interpretazione è controversa: potrebbe trattarsi della personificazione del Caucaso, luogo del supplizio del Titano, come anche nel pannello a rilievo proveniente dal Sebasteion (Cfr. scheda opera 09), oppure di quella del fiume Fasi che scorre a sud del Caucaso, rappresentato in questo caso dallo sperone roccioso, oggi perduto, alle spalle di Prometeo. Il riconoscimento di un re pergameno sotto le spoglie di Eracle, sia esso Attalo II o Mitridate VI Eupator, si inserisce all’interno di un chiaro programma politico che mirava a presentare il sovrano come liberatore dei Greci. Se si tratta di Attalo II, alla liberazione di Prometeo corrisponderebbe nella realtà storica la conquistata autonomia delle colonie greche affacciate sul Ponto Eusino, ottenuta dal liberatore Eracle-Attalo II, fino ai confini leggendari d’Europa segnati proprio dal monte Caucaso e dal fiume Fasi (Moreno, 1994). Se invece fosse Mitridate VI Eupator (Becatti, 1965; Bieber, 1967 verifica) il riferimento sarebbe all’azione di liberazione delle città greche d’Asia nei confronti dall’impero romano intrapresa dal sovrano con le guerre mitridatiche. Di Mitridate si conosce un ritratto come Eracle conservato al Louvre in cui alcuni dettagli ricorderebbero la statua raffigurante Eracle del gruppo pergameno, come la presenza del diadema tra l’attaccatura dei capelli e la testa del leone nemeo, mentre il profilo ricorderebbe quello che si trova sul verso delle monete del sovrano.

Silvia Trisciuzzi