
Titolo dell'opera:
Autore:
Datazione: III sec. a.C.
Collocazione: Parigi, Gabinetto dei Medici
Committenza:
Tipologia: gemma
Tecnica: intaglio in cornalina
Soggetto principale: Prometeo crea il primo uomo
Soggetto secondario:
Personaggi: Prometeo
Attributi: nudità, barba lunga, uomo (Prometeo)
Contesto:
Precedenti:
Derivazioni:
Immagini:
Bibliografia: Babelon M. E., Guide illustré au Cabinet des Médailles et antiques de la Bibliothèque Nationale, Leroux, Paris 900, p. 49, n. 1710; Chabouillet M., Catalogue général et raisonné des camées et pierres gravées de la Biliothèque National, Paris, s. a., p. 232, n 1710 ; Richter M. A. G., The engraved gems of the Greeks, Etruscan and Romans, London 1968, p. 14; Gisler J. R., ad vocem Prometheus, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Artemis Verlag, Zurich-München, 1994, vol. VII, p. 552.
Annotazioni redazionali: La cornalina, conservata a Parigi nel Gabinetto dei Medici e databile al III sec. a. C., appartiene al numeroso gruppo di gemme italiche ed etrusche che rappresentano Prometeo nell’atto di plasmare il busto del primo uomo. Il ruolo di creatore dell’umanità non è assegnato al Titano sin dalle fonti più antiche, ma si attesta dalla tarda antichità fino a giungere al periodo romano, in cui ha goduto di grande fortuna. Nella gemma, Prometeo, barbuto e nudo, con una clamide a coprirgli la sola schiena, è in piedi, ma non in posizione perfettamente eretta, e sembra misurare con una corda la lunghezza delle braccia del torso, anch’esso barbuto, che ha appena realizzato. L’iconografia della rappresentazione, così come l’abbigliamento e l’atteggiamento stesso di Prometeo, segue uno schema etrusco arcaico come a sottolineare il carattere leggendario e al di fuori del tempo, o per meglio dire all’origine del tempo, della rappresentazione. Il riconoscimento del soggetto come Prometeo però non è unanime in quanto lo stesso schema iconografico era utilizzato in ambito etrusco anche per la rappresentazione di un particolare culto italico (Richter, 1968), forse il prodigium, per le scene di smembramento del corpo di un nemico (maschalismos) e per quelle di Mercurio psicopompo (Gisler, 1994).
Silvia Trisciuzzi
