06: Prometeo

Titolo dell'opera:   

Autore: Pittore di Konnakis

Datazione: 360-350 a.C.

Collocazione: Malibu, Paul Getty Museum

Committenza: 

Tipologia: cratere a campana apulo

Tecnica: ceramica di Gnathia

Soggetto principale: il supplizio di Prometeo

Soggetto secondario: 

Personaggi: Prometeo

Attributi: nudità, vincoli, ferita al fegato (Prometeo)

Contesto: scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Frel F.C., Prometheus parodied: A Gnathia Hilarotragedy, in “Festschrift für Leo Mildenberg”, Wetteren 1984,  pp. 51-55; Green J. R., Some Gnathia Pottery in the Paul Getty Museum, in Frel J.-Knudsen MorganS., Greek Vases in The Paul Getty Museum, the J. Paul Getty Museum, Malibu vol. 3, 1986, pp. 137-138; Gisler J. R., ad vocem Prometheus, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Artemis Verlag, Zurich-München, 1994, vol. VII, p. 549.

Annotazioni redazionali: Il vaso, un cratere a campana apulo conservato al Paul Getty Museum di Malibu, è un testimone unico della grande ricezione del mito prometeico di cui fornisce una singolarissima versione parodica. Al centro della scena, si trova Prometeo, nudo e con il sesso smisurato, i capelli e la barba bianchi ad indicare l’estrema durata del supplizio - varianti delle tradizionali capigliatura e barba lunghe -, un mantello a coprirgli le sole spalle; il Titano è in piedi con le braccia avvinte in forma di croce, secondo un’iconografia che si ritrova anche in un altro cratere apulo conservato allo Staatliche Museen di Berlino (Cfr. scheda opera 07) e che è tipica delle scene raffiguranti Andromeda incatenata. Ai suoi piedi, un corvo è posato sul terreno con le ali chiuse e il becco rivolto verso di lui che ne ricambia lo sguardo con espressione quasi supplichevole. Nonostante una sorta di sospensione del dramma, il significato della scena è chiarito dalla ferita sull’addome di Prometeo da cui  fuoriesce del sangue ad indicare un supplizio certamente cruento. Frel (1984) pone l’attenzione sul volto dell’anziano Titano che presenta delle analogie con le maschere tradizionali della commedia per la resa dei lineamenti, seppure in una sorta di assunzione del genere della caricatura. Potrebbe trattarsi infatti di un resa parodica del Prometeo liberato di Eschilo (di cui ci sono pervenuti però solamente alcuni frammenti, Promfc05), anche attraverso la mediazione di un testo oggi andato perduto, il Prometheus di Epicarmo o un altro del tutto sconosciuto, oppure di una parodia di una rappresentazione tragica andata in scena. A confermare una tale interpretazione concorrerebbero sia l’attribuzione della paternità al pittore di Konnakis, la cui opera trae piena ispirazione dal mondo teatrale, sia dalla presenza di un insolito corvo a sostituire la tradizionale aquila; il corvo infatti, dotato di grandi doti mimiche e capace di realizzare divertenti trucchi, costituirebbe un rovesciamento comico di un mito profondamente tragico e significativo per la cultura classica. Green (1986), accogliendo in parte le indicazioni di Frel, sottolinea come i tratti marcati di Prometeo, tra cui la pancia rigonfia, i genitali smisurati e gli arti eccessivamente magri, richiamino i sintomi di una malattia molto diffusa in Egitto, ma non in Apulia: la schistosomiasi. Il riferimento ad un contesto straniero e per giunta legato ad una deformità fisica doveva implicare per un osservatore greco un ulteriore risvolto comico nella rappresentazione.

Silvia Trisciuzzi