02: Prometeo

Titolo dell'opera:   

Autore:  

Datazione: 560-550 a.C.

Collocazione: Berlino, Staatliche Museen (proveniente da Chiusi)

Committenza: 

Tipologia: cratere a colonnette attico

Tecnica: pittura a figure nere

Soggetto principale: Prometeo è liberato da Eracle

Soggetto secondario: 

Personaggi: Prometeo, Eracle

Attributi: nudità, vincoli, aquila, barba lunga (Prometeo); arco, frecce, pelle del leone nemeo (Eracle)

Contesto:  

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Beazley J.D., Attic black-figure vase painters, Clarendon press, Oxford 1956, p. 104, n. 124;  Paribeni E., ad vocem Prometeo, in Enciclopedia dell’arte antica classica e orientale, 1965, vol. VI, p. 486; Beazley J. D., Paralipomena. Additions to Attic Black-figure, vase-painters and to attic red-figure, The Clarendon, Oxford 1971, p. 39; Gisler  J. R., ad vocem Prometheus, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Artemis Verlag, Zurich-München, 1994, vol. VII, p. 550

Annotazioni redazionali: Il cratere, conservato allo Staatliche Museen di Berlino e databile intorno al 560-550 a.C., appartiene al cosiddetto “gruppo tirrenico” realizzato in Attica, ma per un destinatario etrusco, sebbene la scelta dell’episodio del supplizio sia singolare data la rarità di documenti figurativi propriamente etruschi su questo tema (Gisler, 1994).  La scena che si svolge lungo la pancia del vaso è quella della liberazione di Prometeo ad opera di Eracle. Il Titano, nudo e barbuto, ad indicare l’estrema lunghezza del supplizio, con la testa cinta di una fascia, è raffigurato legato ad una sorta di palo, o forse addirittura impalato, in una posizione quasi accucciata, tipica delle scene del suo castigo. Alle sue spalle, Eracle è colto nell’atto di scoccare una freccia contro l’aquila che, già ferita ma ancora con le ali spiegate, si trova oltre Prometeo che tende le braccia verso di lei, quasi in un gesto di supplica. Dietro il rapace, un altro personaggio maschile panneggiato, con in mano un bastone, di difficile identificazione; potrebbe trattarsi di Zeus, anche se il re degli dèi, evidentemente pertinente alla rappresentazione, non è quasi mai raffigurato e anche laddove potrebbe essere identificato non c’è certezza nel riconoscimento. L’iconografia della scena è caratteristica per quanto riguarda Prometeo che, pur presentando elementi tradizionali come la nudità e la barba lunga, ha la peculiarità di sembrare quasi impalato. Questo particolare potrebbe derivare da una errata lettura di un passo della Teogonia di Esiodo (Promfc02) in cui si legge che Zeus legò Prometeo dai molti espedienti con lacci indissolubili, in dure catene, sospendendolo a mezzo di una colonna” (vv. 521-522) che viene interpretato da alcuni come “infilzandolo in una colonna”,dando così origine a questa singolare raffigurazione che si distanzia dalla tradizione (Cfr. scheda opera 01). Il momento della liberazione di Prometeo è tra i più antichi all’interno della tradizione figurativa e vede le prime attestazioni a partire dalla fine del VII secolo a.C., poco tempo dopo le raffigurazioni più arcaiche della scena del supplizio. Il cosiddetto “gruppo tirrenico”, al quale il cratere appartiene, fornisce diversi esempi di questo tema, caratterizzati da una certa varietà nella composizione della scena e nella postura dei soggetti principali, Prometeo ed Eracle, e dall’inserimento di ulteriori  personaggi che assistono alla scena; ciò è in un certo senso singolare considerata la scarsa fortuna dell’episodio nelle opere figurative propriamente etrusche.

Silvia Trisciuzzi