Sirfm11

1375-1377

GIOVANNI dei BONSIGNORI, Ovidio Metamorphoseos vulgare, Lib. I, capp. XXXVI-XXXVII

(Testo tratto dall’edizione a stampa del 1497)

Ed. critica a cura di Ardissimo E., Bologna 2001, p. 130

 

Come Giove mandò Mercurio a togliere la vacca ad Argo. Capitulo XXXVI

Giove chiamò Mercurio, nato de Maia, figliuola d’Attalante e disseli: «Figliuolo mio, va ed uccidi Argo e vedi modo che tu li tolli quella bella vacca che guarda». Allora Mercurio scese in terrà  e trasformòse in forma de pastore, e tolse la zampogna ed andò fine ad Argo, e comenzò a sonare; Argo lo chiamò e pregòlo che li sonasse più da presso. Mercurio s’apressò  e cominciò a sonare tanto dolcemente che ad Argo ne venìa sonno; ma intanto li disse ad Argo: «O giovane, io te prego che tu me dichi come fu trovata cotesta sì bella melodia». Allora Mercurio rispondendo in tal forma, lì incominciò a parlare.

 

Fabula de Siringa convertita in canne gricole. Capitulo XXXVII

Mercurio alla risposta così incominciò: «Una donna fu, la quale chiamata fo Siringa e fu figliuola de Limodoro, lo quale diventò fiume, e Siringa se partì uno dì dal fiume ed uno, ch’avea nome Pean, vedendola così bella sì la seguitò, ma ella incominciò a fuggire e tornare verso el fiume. E come fu alle ripe del padre, fece sua orazione e, vedendo de non potere più oltra andare, se racommandò alli dii che ella agiutassero e defendesserola da Pean, allora li dii la converti ero in canne griecola. Pean andò ed abracciò le ditte canne e, nello abracciare che lui fece, ansiò sopra d’esse, onde le canne fecero suono, e così poi, cogliendo de quelle canne, io fe’ questo così dolce stromento sì come tu vedi».