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III-IV sec. d.C.

ACHILLE TAZIO, Gli amori di Leucippe e Clitofonte, VIII, 6

Traduzione tratta da: Achille Tazio, Leucippe e Clitofonte, a cura di Vox O., inCanfora L. (a cura di), Storie d’amore antiche, Dedalo, Bari 1987, pp. 179-181

 

6. “Tu vedi questo bosco alle spalle del tempio. Qua c’è una grotta, interdetta alle donne, ma non alle vergini, che vi entrino pure; e subito dentro la porta della grotta è appesa una siringa. Se questo strumento è diffuso anche presso di voi, a Bisanzio, sapete di che parlo; ma, nel caso che qualcuno di voi abbia minore dimestichezza con questo tipo di musica, ecco, vi dirò di che si tratta e racconterò anche tutto il mito di Pan che vi è connesso. La siringa è formata da molti flauti, e ciascuno dei flauti è una canna; le canne tutt’insieme danno un suono come di un unico flauto. Sono accostate in fila l’ula all’altra a formare un’unità; il davanti e il didietro sono uguali. E tutte le canne sono via via un po’ più corte, con la successiva più grande rispetto alla precedente, e con la prima tanto più corta della seconda, di quanto la terza è più lunga rispetto alla seconda, e nella stessa proporzione il gruppo restante delle canne: ciascuna ha lo stesso incremento rispetto alla precedente; e così quella più interna è la mediana per via del totale dispari.

Motivo di una simile disposizione è la distribuzione dell’armonia. Perché, come la prima canna in alto ha il tono più acuto, così la prima in basso ha quello più grave, e le due estremità dello strumento hanno i due vertici tonali; quanto agli intervalli tonali interni fra le due estremità, ciascuna delle canne intermedie abbassa il tono acuto nel passaggio alla successiva, fino a congiungersi col tono basso alla fine. Tutti i toni che il flauto di Atena produce al suo interno, quello di Pan li fa scaturire nelle sue bocche. Ma là sono le dita a governare i suoni, qua invece è la bocca dell’artista a imitare le dita; e mentre là il flautista chiude tutti gli altri buchi e ne lascia aperto uno solo, attraverso il quale defluisce il fiato, qua lascia libere tutte le altre canne e applica le labbra solo a quella che, nelle sue intenzioni, non deve rimanere muta, e salta da una canna all’altra, dovunque l’armonia melodica risulti bella; e così la sua bocca esegue una danza sui flauti.

La siringa in origine non era né un flauto né una canna, bensì una vergine, così bella da suscitare desiderio. Ora Pan la inseguiva in una corsa appassionata, ma un fitto bosco la accolse nella sua fuga. Pan, alle sue calcagna, dette un balzo in avanti e protendeva la mano verso di lei. E credeva già di averla catturata e di tenerla per i capelli, ma la sua mano stringeva un pugno di canne: perché, si racconta, lei era sprofondata sotto terra, e la terra al suo posto aveva prodotto le canne. Pan, in preda all’ira, recise le canne perché credeva che nascondessero la sua amata. Ma, dato che anche così non riuscì a trovarla, pensò che la fanciulla si fosse dissolta nelle canne e piangeva sul taglio inferto, credendo di aver tagliato la sua amata. Raccolse perciò le canne recise, come se fossero membra del suo corpo, le compose in un solo corpo e le teneva fra le mani, baciando i punti tagliati delle canne come se fossero ferite della fanciulla; e applicandovi la bocca, sospirava d’amore, e nel baciarle soffiava dall’alto nelle canne: il fiato, scorrendo giù attraverso le strettoie delle canne, produceva dei suoni flautati, e la siringa ebbe una voce.

Ebbene, raccontano che Pan abbia appeso qua questa siringa, l’abbia chiusa in una grotta, e che venga spesso qui e abbia l’abitudine di suonare la siringa. Più tardi fece dono del luogo ad Artemide, dopo aver concluso con lei il patto che nessuna donna vi possa penetrare. Così, quando una donna è accusata di non essere più vergine, il popolo l’accompagna in corteo fino alla porta della grotta, e la siringa giudica il caso. La ragazza entra dentro adorna dell’abbigliamento prescritto, e le si chiude dietro la porta della grotta. E se è vergine, si sente una melodia armoniosa e divina, o che il luogo contenga un soffio musicale, riservato per far suonare la siringa, o forse anche perché a suonarla è lo stesso Pan. Dopo poco la porta della grotta si apre da sola e appare la vergine con una ghirlanda di rami di pino intorno alla testa. Se invece ha mentito affermando di essere vergine, la siringa tace, e invece della musica dalla grotta si sente un lamento, e subito il popolo si allontana e lascia la donna nella grotta. Tre giorni dopo la vergine sacerdotessa del luogo entra nella grotta e trova la siringa per terra, e della donna non c’è più traccia.

A questo riguardo preparatevi e riflettete in quale situazione vi verrete a trovare. Perché se è vergine, come mi auguro, andateci con gioia: troverete la siringa ben disposta; non darebbe mai un falso verdetto. Altrimentio – sapete da voi quello che lei, trovandosi in così grandi intrighi, anche contro la sua volontà, è possibile che…”.