40: Giove ed Io

Titolo dell’opera: Giove seduce Io

Autore: Jacopo Zucchi (1540 ca.-1596)

Datazione: 1572-1575

Collocazione: Roma, Villa Medici (Sala degli Elementi)

Committenza: Ferdinando Medici

Tipologia:

Tecnica:

Soggetto principale: Giove seduce Io

Soggetto secondario:

Personaggi: Giove e Io

Attributi: aquila e fulmini (Giove)

Contesto: paesaggio all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Freedberg S.J., La Pittura in Italia dal 1500 al 1600, Nuova Alfa Editoriale, Bologna 1988, pp. 787 e 788; Voss H., La Pittura nel Tardo Rinascimento a Roma e a Firenze, Donzelli Editore, Roma 1994, pp. 207-210; Cieri Via C., Il Palazzo del Duca e in Il cardinale Ferdinando a Villa Medici, in Le Favole Antiche, Produzione e Committenza a Roma nel ‘500, Bagatto Libri, Roma 1996, pp. 76, 78-86; Cresti C., Rendina C., Villa Medici, in Ville e Palazzi di Roma, Magnus Edizioni, Udine 1998, pp. 156-168; Hochmann M., La Passione del Cardinale, in “Art e Dossier”,  Dicembre 1999, Anno XIV/n. 151, pp. 25 e 30; Morel P., Jacopo Zucchi al Servizio di Ferdinando de’ Medici, in Villa Medici, Il Sogno di un Cardinale, Collezioni e Artisti di Ferdinando de’ Medici, a cura di Hochmann M., catalogo della mostra tenuta a Roma, De Luca, Roma 1999; Il Genio di Roma 1592-1623, a cura di Brown B.L., catalogo della mostra tenuta a Roma, Rizzoli, Milano 2001, pp. 183 e 184; Rebecchini G., Lo Studiolo un Microcosmo per l’Otium, in “Civiltà del Rinascimento”, Anno I/n. 4, Maggio 2001, pp. 100-103; Vannucci M., I Medici, Una Famiglia al Potere, Newton Compton Editori, Roma 2001, p. 341; Volpi C., Roma e le sue Ville Rinascimentali, in “Civiltà del Rinascimento”, Maggio 2001, Anno I/n. 4, pp. 40-43; Collezionismo Mediceo e Storia Artistica, Da Cosimo I a Cosimo III 1540-1621, a cura di Barocchi P., Studio per Edizioni Scelte, Firenze 2002, pp. 101 e 104; Di Domenico C., Lippi D., I Medici, Una Dinastia a Raggi X, Nuova Immagine Editoriale, Siena 2005, pp. 115-122; Maria de’ Medici (1573-1642), Una Principessa Fiorentina sul Trono di Francia, a cura di Caneva C., Solinas F., catalogo della mostra tenuta a Firenze, Sillabe, Livorno 2005, p. 33

Annotazioni redazionali: Jacopo Zucchi, collaboratore di Vasari a Firenze durante la decorazione dello Studiolo di Francesco I Medici, si trasferisce presto a Roma con il suo maestro, dove verrà incaricato da Ferdinando (fratello di Francesco) di dipingere le pareti della villa da lui acquistata negli anni settanta del Cinquecento. All’interno della Sala degli Elementi compaiono quattro episodi del mito con la storia d’amore tra il padre degli dei e la ninfa Io: Giove e Io; Giunone consegna ad Argo Io trasformata in giovenca; Mercurio uccide Argo e libera Io e Giunone mette gli occhi di Argo sulle piume del pavone. In Giove e Io la ninfa è seduta su una roccia sulla sponda di un fiume (Inaco?), con il capo rivolto verso la figura del dio; con una mano sorregge un volatile. La presenza dell’uccello ha fatto pensare che, in questo caso, il riferimento letterario non fosse Ovidio, ma un’altra tradizione classica secondo la quale Zeus si innamora di Io per effetto dell’incantesimo fattogli da Iunge, figlia di Pan e di Eco. Giunone, adirata con Iunge, la punisce trasformandola in uccello; l’animale sulla mano di Io sarebbe quindi un riferimento a questa metamorfosi. Il programma iconografico all’interno della villa fu suggerito da Pietro Angeli, poeta, astrologo, filosofo e storico al servizio del cardinale Ferdinando ed è probabile che Zucchi, per l’esecuzione del ciclo, si sia ispirato allo Studiolo fiorentino di Francesco I. Nella villa romana, dal caos primordiale vengono divisi i quattro elementi, personificati dalle divinità, in cui Giove rappresenta il fuoco, Giunone l’aria, Plutone la terra e Nettuno l’acqua. Legate agli elementi sono le storie dei miti scelti dipinti sulle pareti. La decisione da parte del committente e dell’artista di includere il mito di Io all’interno di una sala dedicata ai quattro elementi è stata determinata dal fatto che i vari personaggi possono essere tutti relazionati ad essi, come descrive Ovidio nel XV libro delle Metamorfosi: “Chè ‘l fuoco aria diviene addensandosi - Giove per nascondere l’adulterio a Giunone si trasforma in nube, rappresentando il calore dell’aria che continuamente solleva i vapori della terra; l’aria trapassa nell’acqua, l’acqua s’agglomera e indura e di nuovo trasformasi in terra” – Io simboleggia l’Acqua perché è nata dal fiume Inaco e diviene raffigurazione della Terra; ritorna poi emblema dell’Acqua perché prima di approdare in Egitto Io/giovenca si getta nel Mar Ionio dandogli il suo nome; infine, gli occhi di Argo attaccati da Giunone sulle piume del pavone vengono visti come stelle che danno origine all’unione del Fuoco (Giove) con l’Aria (Giunone).

Maddalena Bertolini