Iofm06

1316-1328

Ovide Moralisè, I, vv. 3408-3796; 3796-4030; 4099-4150

 

Dal verso 3408 al 3796 il testo equivale a quello delle Metamorfosi di Ovidio (libro I, vv. 568-747);

vv. 3796-4030

Chi vuol conoscere questa favola può ricondursi a vedere i significati in diverse versioni. Inaco fu un fiume: vedremo ovunque secondo la favola fontane o acqua eterna o un fiume che scorre continuamente senza tregua, queste acque sono chiamate dei o dee perché non si esauriscono e perché gli dei non possono morire, e coloro che possedevano le acque le chiamavano dei o dee. Presso Inaco c’era una bella prateria per nutrire le vacche e bei boschi. Argo, che vede con i suoi cento occhi, ha un castello presso di sé. Questo castello aveva cento torri: questi torrioni sono molto belli. Argo ci stava bene: il suo castello era presso la prateria, presso i boschi, presso il fiume, su un monte. Argo possedeva la prateria; signore era del gregge, ma il monte meravigliò molto Mercurio figlio di Giove, mi sembra, che lo uccise e lo accecò e del castello lo privò e così fece delle vacche.

Inaco, primo re dei Greci, aveva un figlio chiamato Phoroneus, (il quale inventò i processi, da qui la parola Forum), e una figlia di nome Io, che Giove, re di Creta e sovrano degli dei celesti, sedusse, amò e poi abbandonò. Io divenne una prostituta e suo padre la cercò e la trovò in un bordello, povera, nuda, vile e prigioniera”. Inaco tentò di riportarla sulla retta via, ma non fu possibile. Quando Io “invecchiò e non poté più vendere il suo corpo mise la sua cura verso le altre, fu una vecchia di grande conoscenza, maliziosa, piena d’esperienza. E per il grande senso (dell’esperienza) che aveva era come una sacerdotessa e sapeva molte cose. Gli egiziani l’amarono e la ritenevano una dea, così divenne per loro dama e regina, e fu quella che portò dalla Grecia all’Egitto l’istruzione e la cultura scritta.

Io visse santamente come conviene ad una ragazza semplice e saggia e dedicò a Dio la sua purezza. Donando l’anima a Dio per amore, si comporta come chi ha un’anima pura come compagna, poiché Dio abita in lei.In seguito essa aveva cessato di fare del bene e qualcuno la spinge a fare follie e a peccare di modo che il suo modo di comportarsi cambia completamente, ed è muta al richiamo di un buon sentimento e del buon sentimento che aveva nessuno se ne ricorda, poiché essa fu una ragazza semplice e saggia, quando divenne una bella donna, s’inorgoglì e si umiliò e assaporò le delizie del mondo e le dono al mondo che la abbandonò. Argo la ebbe in suo potere. Argo rappresenta il mondo del peccato. Questo mondo attrae tanto la sciocca (Io) al quale si abbandonò, tanto da condurre una vita dissipata. Io rimase attaccata a questo mondo e non ascoltò nessuno che la volesse riportare alla ragione e che le volesse far fare qualcosa che non corrispondesse alla sua volontà. Percorse il mondo in tutti i sensi come una mucca che va cercando il toro e le mosche che la pungono, poiché i suoi pensieri la inorgogliscono e la portano in diverse direzioni, come un animale impazzito al fine di ottenere i piaceri carnali dal vino dal cibo e dal letto. Soffrì tante miserie sempre come soffrono queste donne che percorrono questa strada: spesso ridono e spesso piangono; spesso sono vestite malamente e sono mal pagate... Nessuno può condurre a lungo questa vita dolorosa, il quale poi divenne santo e saggio, nessuno si allontana da una vita folle e passa ad una vita di penitenza; tanto pianse e tanto gemette, tanto pregò il suo primo amico, cioè Dio, che per primo l’ha amata e a cui lei affidò la sua castità. Con tanto amore si rivolse verso Dio rinnegando la vita dissipata che aveva condotto. Dio con la sua Misericordia, la ricevette di buon cuore, e perdonò le sue malefatte e diede a lei grazia e virtù da annullare la sua follia. Mercurio che rappresenta l’eloquenza, che ha ascoltato la peccatrice, che ha scoperto la sua follia e che allontana i mostri che l’affascinano, l’allontana dalla perdizione, in modo tale che essa cominciò a comportarsi bene e riscattò tutto il mal fare con opere di penitenza e pentimento. Dalla sua prima iniquità divenne tanto santa e buona se Dio le diede la corona che dà ai santi in paradiso.

Così avvenne un tempo a Maria, quella d’Egitto, che, secondo la leggenda scritta, fu peccatrice e folle per il mondo e male impiegò gran parte della sua età, facendo follia e vita da prostituta, come folle peccatrice che visse, poi si convertì, mi sembra, attraverso la confessione e il pentimento, purgando con umile penitenza la sua coscienza sporca e vile, se divenne santa e piena di bontà, e tanto fece per la sua buona vita che essa è onorata e servita da tutto il mondo nell’ambito della Chiesa, richiesta da mani peccatrici che con la sua preghiera intercede presso Dio pieno di Misericordia.

 

vv. 4099-4150

Morto è Argo e così il suo occhio. Giunone fu triste per la sua morte; prende i suoi occhi e li nasconde nel suo uccello. Per questo motivo è la coda del pavone tutta decorata e ornata di lucenti occhi. Giunone gli occhi del suo pastore che tanto amò e che da cui tanto è stata amata, mise nella coda del pavone, che è il suo uccello. Ora deduciamo l’allusione di questa favola. Giunone è dea e regina della ricchezza e delle signorie, e tutti i mondi si sottomettono a lei e tutti si danno da fare per acquisire averi e signorie: sono queste i desideri più richiesti. Gli occhi simboleggiano i peccati mondani di cui il pavone si inorgoglisce. Il pavone simboleggia l’uomo pieno d’orgoglio e di superbia. Uomo orgoglioso nel suo desiderio ardente che fa bella mostra di sé: è il pavone che fa la ruota con la sua coda e se ne insuperbisce. Orgoglioso mette tutta la sua cura nell’ottenere i piaceri mondani di abiti e lini e di ricchezza e di onore, di essere chiamato maestro e signore, di ornarsi e d’inorgoglirsi, se vuole sottomettere gli umili e martirizzare i poveri: è il pavone che si rimira e vede la sua coda circolante e il suo bel corpo che si orna di queste piccole vanità, e tanto pensa alle sue meschinità che non si ricorda dei suoi peccati, è la sua fine, e quando capita che la morte gli sopravviene, trova la morte la sua anima sporca e nuda, che si è dedicata alla vergogna e al dolore, e che il suo corpo di cui è stata prigioniera, a causa della sua follia che il suo corpo ha amato e che ha messo in grande disagio. Poi si pente, per quanto è possibile, ma è troppo tardi. Tanto non dovette avere la sua coda tanto sollevata a tal punto che ne ebbe l’anima peccatrice: folle è colui che esalta il corpo mettendo in dannazione l’anima.