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160 d.C.

LUCIANO di SAMOSATA, Dialoghi Marini, Noto e Zefiro

Traduzione tratta da: Luciano di Samosata, Dialoghi, Introduzione di Ruggero Guarini, Traduzioni di Giovanni Caccia e Ugo Montanari, Grandi Tascabili Newton, Roma 1995

Noto: Zefiro, questa che Ermes conduce in Egitto attraverso il mare, è la giovenca che Zeus, preso d’amore per lei, ha violato?

Zefiro: Sì, Noto: allora non era giovenca, ma la figlia del fiume Inaco.

Adesso però Era l’ha resa tale per gelosia, perché vedeva che Zeus ne era proprio innamorato.

Noto: E adesso è ancora innamorato della vacca?

Zefiro: E come, e per questo l’ha mandata in Egitto e ci ha ordinato di non agitare il mare finché non l’avrà passato a nuoto, perché partorisca laggiù -è già incinta- e diventi una divinità, lei e suo figlio.

Noto: La giovenca una dea?

Zefiro: Proprio così, Noto: e avrà potere, come Ermes ha detto, sui naviganti e sarà nostra signora, colla facoltà di inviare o di impedire che soffi chiunque voglia di noi.

Noto: Per Zeus, allora è da venerare, Zefiro, se è nostra signora: così sarà più benigna.

Zefiro: Ma ormai ha passato il mare ed è riuscita sulla terra. Vedi come non cammina più a quattro zampe, ma Ermes l’ha raddrizzata rendendola di nuovo una donna bellissima?

Noto: Sono cose straordinarie queste, Zefiro: non più corna, né coda o zampe con le unghie fesse, ma un’amabile fanciulla. Ma Ermes perché si è trasformato e invece di un giovane è diventato un muso di cane?

Zefiro: Non intromettiamoci, poiché lui sa meglio di noi il da farsi.