58: Deucalione e Pirra

Titolo dell’opera: Deucalione e Pirra

Autore: Giovanni Benedetto Castiglione detto Grechetto (1609-1664)

Datazione: 1655

Collocazione: Berlino, Bode Museum

Committenza:

Tipologia: Dipinto

Tecnica: Olio su tela

Soggetto principale: Deucalione e Pirra gettano le pietre

Soggetto secondario: Trasformazione delle pietre

Personaggi: Deucalione, Pirra, figure maschili e femminili nate dalle pietre

Attributi: Pietre, esseri umani creati (Deucalione, Pirra)

Contesto: Scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: www.wga.hu/index1.html

Bibliografia: Giovanni Benedetto Castiglione Master Draughtsman of the Italian Baroque, Percy A. (a cura di), Philadelphia Museum of Art September 17 to November 28 1971, foreword by Blunt A., Philadelphia Museum of Art,1971, fig. 21; Dempsey C., Castiglione at Philadelphia, in The Burlington Magazine 1972, 114, pp. 117-120; Standring T., Giovanni Benedetto Castiglione il Grechetto, in La pittura a Genova e in Liguria. Dal Seicento al primo Novecento, Sagep Editrice, Genova 1987, pp.151-181; Newcome M., Castiglione dopo il 1650, in “Antichità viva”, Edam Editrice, Firenze 1988, XXVII, n. 3-4, pp. 26-30; AA.VV., La Pittura in Italia, Il Seicento, Electa, Milano 1989, vol. II, pp. 680-81; Standring T., La vita e l’opera di Giovanni Benedetto Castiglione, in catalogo della mostra: Il genio di Giovanni Benedetto Castiglione: il Grechetto, AA.VV, Sagep Editrice, Genova 1990, pp.13-28;

Annotazioni redazionali: L’opera fa parte della fase prevalentemente barocca dell’arte del Grechetto, più evidente fra il 1650 e il 1665 in una serie di opere realizzate probabilmente  per committenti genovesi, di cui fa parte anche Deucalione e Pirra, pur avendo stretti rapporti con la corte del duca di Mantova (Standring, 1990). Le figure di Deucalione e Pirra dominano la scena con la loro presenza fisica e con la teatralità dei gesti, entrambi sono colti nell’atto di gettare le pietre come l’oracolo di Temi aveva loro consigliato. Alle spalle dei due protagonisti sta avvenendo la metamorfosi e le figure, che letteralmente escono fuori dalle pietre, sono ammassate l’una sull’altra e per lo più sono visibili solo le teste, una delle quali fissa lo spettatore ed ha vicino una mano di cui non si capisce bene l’appartenenza. L’opera presenta delle particolarità rispetto alla tradizione: la statua sulla sinistra, che dovrebbe rappresentare Temi, in realtà appare come una statua maschile più che femminile. Inoltre una delle figure, appena trasformata dalla pietra, fissa lo spettatore ed è la stessa che ha vicino a se la mano che apparentemente non sembrerebbe la sua. Per terra sono visibili degli uccelli morti forse quelli che non avendo nessun luogo dove fermarsi, durante il diluvio, sono precipitati nelle acque: << e dopo aver cercato a lungo una terra su cui posarsi, con le ali stremate, smarriti gli uccelli precipitano in mare>> (Ovidio, Met., v. 306). Una delle teste, appena spuntate dalla pietra, è schiacciata dalla figura maschile che la sovrasta, anch’essa in fase di trasformazione: la nuova genesi del genere umano per Grechetto non è qualcosa che avviene senza una certa sofferenza e quasi come una lotta. Visibile a terra c’è uno strumento musicale, dettaglio mai apparso precedentemente nelle raffigurazioni di questo mito, ma anch’esso può essere una sorta di ricordo dell’appena passato diluvio, poiché per far si che le acque si ritirino, così come le aveva scatenate con il suo tridente, Nettuno ordina, poi, a Tritone di richiamarle suonando nella sua buccina (Ovidio, Met.), così come riporta Ovidio. Nelle trasposizioni rinascimentali del mito, da degli Agostini a Dolce e Anguillara, lo strumento di Tritone si trasforma in una trombetta che forse può ricollegarsi a quello visibile per terra nel quadro di Grechetto.

 

Fà, che 'l trombetta suo Triton dà fiato

À la cava, sonora, e torta conca.

Al suono altier da tal tromba spirato

Non può risponder concavo, ò spelonca

(Giovanni Andrea Dell’Anguillara, Delle Metamorfosi d’Ovidio, libro I)

 

Basandosi sul disegno che Grechetto ha realizzato sullo stesso tema (Cfr. scheda opera 59), Dempsey fa notare come dalle pietre nascano diverse tipologie umane ben caratterizzate (musicisti, soldati, amanti). Sulla scia di quegli autori che cominciano a dare maggiore risalto alla caratterizzazione delle figure nate dalle pietre, come Rubens (Cfr. scheda opera 54) o Raffaellino (Cfr. scheda opera 53), anche Grechetto, in questo quadro, che rispetto al disegno riduce le figure dalle pietre e ce le mostra soltanto semi trasformate, cerda di tipizzare e caratterizzare il nuovo genere umano. Le raffigurazioni di questo particolare momento del mito si concentrano maggiormente sulle figure scaturite dalle pietre e sulla loro personalità, laddove prima apparivano piuttosto simili fra loro e senza particolari caratterizzazioni.

Agnese Altana