54: Deucalione e Pirra

Titolo dell’opera: Deucalione e Pirra

Autore: Peter Paul Rubens (1577 – 1640) 

Datazione: 1636-37

Collocazione: Madrid, Museo del Prado

Committenza: Cardinal infante Ferdinando d’Asburgo (intermediario per Filippo IV di Spagna)

Tipologia: Dipinto (bozzetto)

Tecnica: Olio su pannello

Soggetto principale: Deucalione e Pirra gettano le pietre che assumono fattezze umane

Soggetto secondario: Un uomo e una donna appena creati

Personaggi: Deucalione, Pirra, uomini e donne appena creati

Attributi: Pietre (Deucalione, Pirra)

Contesto: Scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni: Jan Cossiers, Deucalione e Pirra, 1636-37, (andato perduto); Juan Bautista del Mazo, Deucalione e Pirra, Barcellona, Ayuntamiento.

Immagini: www.museodelprado.es/en/the-collection/online-gallery/on-line-gallery/zoom/2/obra/deucalion-and-pyrrha/oimg/0/

Bibliografia: Alpers S., The decoration of the Torre de la Parada, in “Corpus Rubenianum Ludwig Burchard”, vol. IX, Arcade Press, Bruxelles 1971; Bodart D., Rubens, Mondadori, Milano 1985; Jaffé M., Rubens: catalogo completo, Rizzoli, Milano 1989; Vergara A., Rubens and his Spanish Patrons, Cambridge University Press, Usa,1999, pp. 124-130.

Annotazioni redazionali: Questo schizzo preparatorio doveva servire alla realizzazione di un dipinto per la decorazione della Torre della Parada nei pressi di Madrid. La Torre, il cui scopo inizialmente era di controllo, fu costruita per ordine del giovane Filippo II di Spagna con il permesso di suo padre Carlo V. Successivamente, negli anni ’30 del 1600, Filippo IV decise di aggiungervi dei locali in cui poter soggiornare occasionalmente, trasformandola in una sorta di padiglione di caccia, anche se non è ben chiaro se il sovrano abbia fatto costruire una nuova torre nello stesso luogo della precedente, o abbia solamente aggiunto delle stanze alla prima costruzione (Alpers, 1971). Il primo documento ufficiale sulla commissione del ciclo a Rubens si ha con una lettera del Cardinal-Infante Ferdinando a suo fratello Filippo IV, del Novembre del 1636, in cui è riportato come all’artista sia stato chiesto di realizzare dei dipinti per decorare la Torre della Parada e come abbia già iniziato alcuni lavori. L’organizzazione del progetto prevedeva una metà delle opere realizzate direttamente da Rubens e dai suoi collaboratori e l’altra metà probabilmente da Frans Snyders. La decorazione della Torre si concluse nel 1639 e Rubens si occupò di dipingere tutti i bozzetti delle opere, mentre le versioni definitive furono realizzate oltre che da lui anche dai suoi collaboratori. La Alpers nel suo studio dedicato alla Torre, evidenzia la presenza delle firme dei vari artisti che si occuparono dei dipinti. Probabilmente Rubens non poté ritoccare le pitture già complete e decise di farle firmare dai suoi collaboratori proprio perché non intervenne su di esse e anche per la qualità non sempre all’altezza dei bozzetti preparatori da lui forniti. Il numero totale delle opere è incerto, anche se esiste un inventario della torre del 1701-1703 che indica 63 dipinti a soggetto mitologico di Rubens e i dei suoi assistenti. Se le opere definitive sono variamente attribuibili ai diversi assistenti, gli schizzi ad olio preparatori sono tutti di Rubens e rappresentavano una chiara e puntuale indicazione per i pannelli finali. Un documento del 1800 prova come 46 bozzetti siano stati conservati nella casa del Duca Infantado e siano rimasti legati a questa famiglia fino al 1841 quando saranno divisi fra il Duca di Osuna e il Duca di Pastrana finendo, con il tempo, in musei e collezioni private.

Nello specifico il bozzetto di Deucalione e Pirra fu donato al Museo del Prado nel 1889 dalla Duchessa di Pastrana. Il testo che maggiormente ispirò questi bozzetti e le opere successive fedeli ad essi, è le Metamorfosi di Ovidio: dei 63 dipinti 41 ne prendono spunto direttamente. Inoltre il suo punto di riferimento di Rubens fu la tradizione di illustrazioni e le incisioni sul testo di Ovidio e in particolare quella del 1557 di Bernard Salomon (Cfr. scheda opera 36) e dalle incisioni di Tempesta (Cfr. scheda opera 52). La scelta di Rubens è di concentrarsi sul momento del lancio delle pietre, ma non soffermandosi molto sulla trasformazione in sé, piuttosto sulla relazione fra le figure, sulla loro espressività e il pathos del momento. L’uomo e la donna appena creati si guardano con sorpresa mentre Deucalione e Pirra a capo coperto, come gli aveva indicato di fare Temi, sono piegati nell’atto di raccogliere e gettare le pietre. Dietro di loro oltre le due figure già perfettamente formate, ce ne sono altre per terra, quasi completamente trasformate. Rubens decide di lasciare in secondo piano il tempio, di cui si vede solo metà della costruzione, accennando così al momento antecedente del mito, in cui Deucalione e Pirra si erano rivolti a Temi in preghiera. Possiamo notare una somiglianza dello schizzo con l’affresco di Peruzzi alla Farnesina (Cfr. scheda opera 12): anche in quel caso i due protagonisti sono piegati nell'atto di raccogliere e lanciare pietre, anche se le posizioni sono invertite rispetto allo spettatore, il tempio è posto sullo sfondo, ma più visibile e le figure appena trasformate sono più numerose.

Agnese Altana