24: Deucalione e Pirra

Titolo dell’opera: Deucalione e Pirra davanti al tempio di Temi

Autore: Lelio Orsi

Datazione: 1547-1554

Collocazione:Modena, Galleria Estense, già Rocca di Novellara

Committenza: Costanza da Correggio

Tipologia: Dipinto

Tecnica: Affresco

Soggetto principale: Deucalione e Pirra, afflitti, davanti al tempio della dea Temi.

Soggetto secondario:

Personaggi: Deucalione, Pirra

Attributi: Tempio di Temi, barca (Deucalione, Pirra)

Contesto: Scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: Bonsanti G., Restauri fra Modena e Reggio, Editore Artioli, Modena 1978

Bibliografia: Bonsanti G, Restauri fra Modena e Reggio, Editore Artioli, Modena 1978, pp. 93-100; Monducci E. – Pirondini M., Lelio Orsi, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (Milano) 1987, pp. 94-95; Bonsanti G, Lelio Orsi per Novellara: linee di ricerca su affreschi e medaglie in  Lelio Orsi e la cultura del suo tempo, Bentini J. (a cura di), Atti del Convegno Internazionale di studi, Reggio Emilia – Novellara, 28-29 Gennaio 1988, Nuova Alfa Editoriale, Bologna 1990, pp. 113-122; Miarelli Mariani I., Novellara Rocca in Cieri Via C., L’arte delle Metamorfosi. Decorazioni mitologiche nel Cinquecento, Lithos, Roma 2003, pp. 242-243.

Annotazioni redazionali: Quest’opera fa parte di una serie affreschi con storie tratte dalle Metamorfosi di Ovidio che decoravano alcuni camerini della Rocca di Novellara, ad opera di Lelio Orsi. L’artista, fuggito da Reggio Emilia per un accusa di omicidio, trovò, nel 1546, la protezione presso i conti Gonzaga di Novellara e nello specifico grazie all’aiuto di Costanza di Correggio, reggente della contea in vece dei figli Francesco II, Camillo e Alfonso. Tornato, quindi, a Novellara, di cui era originario, Lelio Orsi si dedicò alla decorazione mitologica della Rocca i cui affreschi verranno staccati nel 1773 per ordine del Duca Franceso III e trasportati a Modena. Il ciclo era composto da 2 Putti, 3 riquadri con Storie di Diluvio (Cfr. scheda opera 26, scheda opera 27, scheda opera 28) e 4 ovati che trattavano i seguenti temi: Giove trasforma Licaone in lupo, Deucalione e Pirra davanti al tempio di Themis, Deucalione e Pirra lanciano le pietre (Cfr. scheda opera 25) e Apollo uccide il serpente. La datazione delle opere resta incerta, anche se i critici indicano come periodo gli anni successivi al primo viaggio romano dell’Orsi, avvenuto nel 1546-1547, di cui si vedono gli influssi artistici negli affreschi, soprattutto ispirati da Giulio Romano e Michelangelo. Gli affreschi potrebbero provenire da un complesso decorativo con grottesche come suggerirebbe il formato diverso delle opere (Monducci – Pirondini, 1987). Il tema del Diluvio (Cfr. scheda opera 30) e del mito di Deucalione e Pirra (Cfr. scheda opera 31) è un soggetto caro all’Orsi che fa da base per una serie di affreschi monocromi sempre per la Rocca di Novellara, di cui si conserva anche un disegno preparatorio oggi al British Museum (Cfr. scheda opera 29).

In questo affresco, come fa notare Bonsanti, è difficile riconoscere il soggetto trattato. Legando l’ovato alle scene di diluvio precedenti e alla successiva in cui Deucalione e Pirra gettano le pietre, possiamo interpretare questo affresco come il momento in cui i due superstiti,appena scampati al diluvio sulla loro barca, preoccupati e afflitti dalla loro solitudine, decidono di rivolgersi a Temi per ripopolare la terra:

Il mondo era tornato come prima. E Deucalione,

quando lo vide deserto, con i profondi silenzi

che regnavano sulle distese desolate, così parlò

a Pirra, con gli occhi inumiditi di lacrime:

«Sorella mia, moglie mia, unica donna superstite,

a cui mi hanno unito dapprima la comunanza di stirpe e

il fatto che siamo cugini, poi mi hanno unito le nozze e adesso

mi unisce il pericolo stesso, di tutte le terre che si stendono

da levante a ponente noi due siamo tutta la popolazione:

il resto se l’è preso il mare.

....

Così disse, e piangevano. Decisero di pregare la potenza

celeste e di chiedere aiuto al sacro oracolo.

(Ovidio, Met., I, vv. 348-355 e vv. 367-368)

Anche se le vesti dei personaggi differiscono da quelle della scena successiva, come accenna Bonsanti, questo non è un valido motivo per non ricollegare le due opere allo stesso mito. Il tempio che incombe sui due anticipa i momenti successivi della vicenda, in cui i due protagonisti si dirigeranno nel tempio di Temi per pregare e farsi aiutare dalla dea; inoltre crea un’atmosfera sospesa che sottolinea lo smarrimento provato dai due coniugi. Il modello del tempio riproduce il progetto per la cupola di S. Pietro del 1568 di Antonio da Sangallo, un altro dettaglio chiarificatore della grande influenza delle opere romane sull’Orsi. La scelta di rappresentare questo momento è assolutamente inedita e non ricollegabile a nessun precedente.

Agnese Altana